Review in progress – Battlefield 1 – Parte II: Campagna

battlefield 1
Di Andrea "Geo" Peroni
31 ottobre 2016

Dopo aver approfonditamente parlato del multiplayer di Battlefield 1 nella prima parte di questa Recensione in due parti (che verrà unificata in un unico pezzo molto presto), è il momento di dedicarci al comparto single player. Di seguito troverete dunque tutte le nostre considerazioni sulla Campagna di Battlefield 1.

STORIE DI GUERRA

È innegabile il fatto che la modalità single player, o Campagna, stia acquisendo sempre meno importanza nel genere degli FPS. Di esempi ce ne sono tantissimi, anche in casa EA. Dal primo Titanfall che rinunciò ad una storia da raccontare per concentrarsi esclusivamente sul comparto multigiocatore (politica peraltro modificata radicalmente con il sequel uscito da pochi giorni), fino a Battlefield 4, protagonista di una narrativa certamente non esaltante e di una campagna che ha sì brillato per effetti speciali ma che non ha trovato alcuno spazio nel cuore degli appassionati. Come dimenticare poi l’ultima fatica di DICE nel 2015, Star Wars: Battlefront, che presentava una sorta di brevi e illustrative missioni da affrontare sui vari pianeti presenti nel gioco e che non ha avuto altra funzione se non quella di rappresentare un contentino per i fan. L’impressione, giocando la Campagna, se di Campagna si può parlare, di Battlefield 1, è che DICE abbia rielaborato ciò che era già stato espresso su Battlefront e che abbia deciso per una narrazione anticonvenzionale per gli standard della serie.

Il malinconico prologo che ci mette senza mezzi termini di fronte agli orrori della Prima Guerra Mondiale, con decine di vite di giovani soldati spezzate e spazzate via in pochi istanti, la gigantesca panoramica mondiale della Grande Guerra ci si para davanti. Attraverso la rappresentazione del pianeta Terra, nel quale sono allocati alcuni punti di interesse concentrati tra l’Europa Centrale e il Medio Oriente, è possibile una volta completato il suddetto prologo andare a compiere una delle 5 missioni che il gioco ci proporrà. Sembreranno poche, ai vostri occhi. E in effetti è proprio così. Le varie missioni che compongono la campagna potranno essere completate in tre stadi di difficoltà e anche al livello più alto vi porteranno via qualcosa come 5 o 6 ore di gioco, una durata davvero troppo contenuta se ci aggiungiamo il fatto che molte di queste piccole missioni includono tutorial su, ad esempio, come pilotare i biplani e sfruttare la loro potenza di fuoco.

GIOCARE = IMPARARE

In effetti, nonostante siamo rimasti davvero affascinati di fronte alla magnifica opera di rappresentazione di DICE e da sequenze cinematiche da urlo, l’impressione è che gli sviluppatori abbiano voluto utilizzare questo spazio non tanto per raccontare una storia, cosa che tutti credevano, quanto piuttosto per spiegare al giocatore tutto quello che avrebbe incontrato nel comparto multiplayer. I cieli della Gran Bretagna saranno infatti il campo di addestramento, come spiegato, per l’utilizzo dei biplani, molto semplice a dire il vero e ben lontano dalla difficoltà di utilizzo dei mezzi aerei dei vecchi titoli della serie. Il deserto di Sir Lawrence d’Arabia sarà invece la location perfetta per farvi sfruttare al meglio non solo il cavallo, del quale parleremo maggiormente nella sezione dedicata al multiplayer, ma anche alcune fondamentali componenti per il multigiocatore come gli strumenti per distruggere i mezzi corazzati e l’arrivo sul campo di battaglia di pesanti e imponenti corazzate come i treni che ritroveremo come elemento dinamico anche in diverse modalità online.

Le missioni andranno avanti senza intrecciarsi, raccontando porzioni della Grande Guerra e evitando di puntare a narrare una storia molto più grande, forse visto anche il complicato e delicato tema che il gioco sta trattando e che è ben lontano dalle sconfinate possibilità di sceneggiatura delle ipotetiche guerre future di Battlefield 3 e 4. Interessante però notare come DICE abbia cercato di essere anticonformista sotto certi aspetti della campagna, introducendo novità in termini di gameplay che si prestano particolarmente per alcuni degli scenari narrativi esplorati. Alcune missioni sono state infatti studiate appositamente per permettere al giocatore di procedere secondo due vie preferenziali: un’azione più diretta, a colpi di fuoco, dopo aver scovato le armi negli appositi punti di raccolta, oppure fasi stealth che hanno come obiettivo quello di procedere nel silenzio più totale e senza allertare i nemici. Vengono infatti introdotti anche gli ormai sempre più presenti, in tanti titoli, indicatori di sospetto. Atipici, certo, per la serie Battlefield, ma per una narrazione che cerca di essere sempre meno lineare si tratta di un’ottimo modo per variegare le situazioni.

La storia di questo mondo in forte cambiamento, per sempre, ci viene raccontata da più punti di vista, con storie differenti e che paiono distaccate le une dalle altre. Un’espediente sfruttato per coprire un conflitto su vasta scala e che ha visto così tante Nazioni e Imperi scontrarsi sul campo di battaglia, ma che non ha reso al meglio e che non offre una durata accettabile per un’esperienza di questo tipo. Come vedremo più avanti, risulta oltremodo chiaro che DICE ha concentrato tutti i suoi sforzi sul multiplayer, e a questo punto ci chiediamo se fosse davvero così necessario spendere energie extra per sviluppare una Campagna che non è certamente esaltante.

Alcune recriminazioni arrivano anche dal lato tecnico della campagna. L’utilizzo di un ottimo filtro antialiasing offre dei paesaggi senza imperfezioni, così come le texture di altissima qualità che devono però fare i conti con brutte situazioni altalenanti (senza mezzi termini, nella missione Monte Grappa ad un certo punto avrete a che fare con due tipi di rocce differenti, una delle quali avrà dei grossi difetti a livello proprio di texture). Il framerate rimane completamente fisso a 60fps, gli effetti particellari del fumo e delle esplosioni sono affascinanti, ma segnaliamo qualche bug e glitch che affliggono il gioco. Dopo aver aperto e chiuso il menù di pausa, ad esempio, spesso incapperete in alcuni piccoli scatti del personaggio che non dovrebbero essere presenti. Alcuni bug anche nel caso in cui dobbiate superare alcune barriere a stretto contatto con formazioni rocciose, che saranno sormontate da muri invisibili e che vi bloccheranno inesorabilmente costringendovi a ricorrere alla ricarica del checkpoint.

La Review in progress termina qui, appuntamento a domani per la recensione completa!



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.