Speciale | Del perché Black Ops 4 potrebbe tranquillamente fare a meno della campagna

Di Andrea "Geo" Peroni
20 aprile 2018

Una notizia di non poco conto ha scosso, questa settimana, gli animi di molti fan della serie Call of Duty. Giunta al suo quattordicesimo capitolo principale grazie a Call of Duty: WWII lo scorso autunno, che ha riportato il franchise all’ambientazione storica della Seconda Guerra Mondiale, la serie a cadenza annuale farà ritorno, come sempre, anche quest’anno con un nuovo titolo. Per effetto della rotazione triennale, dopo Infinity Ward e Sledgehammer Games tocca a Treyarch tornare sul campo di battaglia, con il suo Black Ops 4 annunciato all’inizio del mese scorso e che verrà rivelato al mondo in un evento che si terrà a Los Angeles il 17 maggio. Poche le informazioni ufficiali che abbiamo oggi, per non dire nessuna. Gli unici indizi che Treyarch ha lasciato suggeriscono che il pubblico deve dimenticare quello che pensa di sapere della trilogia di Black Ops, e che il gioco uscirà il 12 ottobre (periodo insolito per Call of Duty, ma forse Activision teme l’effetto Red Dead Redemption 2 che potrebbe monopolizzare il mercato per qualche settimana).

Dicevamo, una recente notizia ha scosso gli animi di molti. Una non-notizia, al momento. Pure indiscrezioni del web, come ce ne sono migliaia al giorno d’oggi, così come quella secondo la quale il multiplayer di Call of Duty: Black Ops 4 sarà molto più simile a giochi come Overwatch e Lawbreakers. Eppure, anche i rumors fanno spesso parlare e discutere, e soprattutto animare dibattiti prima impensabili. Tema dell’indiscrezione bomba di questa settimana è infatti che il nuovo gioco Treyarch, per la prima volta nella storia del franchise (se consideriamo solo la serie principale), sarebbe privo di una tradizionale campagna single player. L’intenzione degli sviluppatori, stando alle voci di corridoio, sarebbe quella di concentrare il lavoro di tutto il team sulle due colonne portanti dell’esperienza a lungo termine del gioco. Parliamo naturalmente della modalità Zombies, che da sola riesce a macinare grandi vendite, e del comparto multiplayer, che potrebbe arricchirsi di una modalità Battle Royale come sembra farà anche il nuovo Battlefield.

L’isteria di massa si è subito fatta spazio nei cuori e nelle menti degli appassionati, con previsioni perlopiù pessimistiche. Tra chi si dice indifferente alla cosa e chi invece ne fa un motivo valido per non acquistare Black Ops 4 nonostante l’attaccamento alla serie, c’è anche chi, come me, cerca di valutare il quadro generale della questione e capire le cause e le conseguenze di questa (possibile) drastica decisione. Da amante delle storie e dei giochi single player, essendo nato e cresciuto con quelli, considero la campagna di Call of Duty un importante contenuto del quale godere sempre. Quando acquisto un videogioco, tendo ad approfondirne tutti gli aspetti, che nel caso appunto di uno degli FPS di casa Activision significa destreggiarsi tra le tre modalità ormai consuete. E questo con grandi risultati, spesso. Senza questa mia predisposizione, e voglia, a vivere anche le storie che gli sviluppatori con tanto impegno creano, non mi sarei ad esempio mai affezionato a icone di Call of Duty come Price, Soap, Mason e Ghost. L’intera trilogia di Modern Warfare è uno splendido esempio di come costruire una storia con un filo logico e un giusto crescendo che culmina poi nei fatti della Terza Guerra Mondiale, rappresentata su vastissima scala con scenari da urlo. La trama thriller del primo Black Ops, invece, mostrava come la serie potesse toccare sensazioni così differenti, tenendo incollato il giocatore allo schermo che rimaneva confuso di fronte a ciò che vedeva e voglioso di scoprire cosa stava accadendo.

Non nego però di essere rimasto più di volta deluso dalle campagne single player propinate dai vari Call of Duty. Restando in tema Treyarch, Black Ops 2 prima e Black Ops 3 soprattutto hanno avuto, a mio modesto avviso, un netto calo qualitativo, che ha raggiunto il picco proprio nel finale della storia del terzo capitolo che risulta confusa, inadatta, davvero poco incisiva. Per non parlare poi di Call of Duty: Infinite Warfare, che poteva vantare la presenza di un possibile interessante villain interpretato da Kit Harrington e che si è rivelata invece poi la peggior storia raccontata nei recenti titoli della serie, simbolo del tracollo che il gioco Infinity Ward rappresentò nel 2016 per le casse societarie. Raccontare una storia differente ogni anno, dovendo sempre basarsi su guerre e argomenti simili, non deve essere certamente facile, e difatti gli scivoloni sempre più frequenti col passare del tempo ne sono la prova. Anche Advanced Warfare, per come la vedo, venne salvato solamente dalla carismatica figura di Kevin Spacey, che seppe dare quel qualcosa in più ad una storia ben poco originale e raccontata con altrettanta tradizionalità.

Se poi pensiamo ai numeri effettivi che fa registrare la campagna di Call of Duty, il discorso assume una dimensione ancor maggiore. Non avendo dati provenienti dalle vare software house, prendiamo in considerazione le analisi che possiamo fare sugli affidabili Trofei di PlayStation, così come potremmo farlo anche sugli Achievements di Xbox e Steam. Scegliamo la console Sony solamente per un motivo di comodità, naturalmente. Il trofeo Fino all’ultimo, che richiede di completare la campagna single player di Call of Duty: WWII, è stato ottenuto dal 24.5% dei giocatori al momento in cui scrivo questo pezzo. Il trofeo Operazione Tempesta di Sangue, che si riferisce invece alla conclusione della campagna di Infinite Warfare, fa parte della bacheca del solo 16% dei giocatori. Numeri che decrescono ancor di più se guardiamo Black Ops III, la cui storia è stata terminata solamente dal 10.2% dei giocatori totali. Da qui, un’ulteriore riflessione, che è anche il mio punto di vista in questo Campagna-Gate di Treyarch: perché utilizzare preziose risorse, tempo e denaro per produrre una storia di 5/6 ore che non viene minimamente toccata dalla stragrande maggioranza del pubblico?

Certamente la cosa potrà far storcere il naso a qualcuno, specialmente a qualcuno che come me ama immergersi anche nel comparto single player. Ma si tratta, se ben ci pensate, di un pensiero che chiunque sano di mente può concepire. Sviluppare una campagna, della quale risulta difficoltoso scrivere una sceneggiatura originale, proporre nuovi modi per sorprendere e mantenere il solito tono da blockbuster di COD, è dannatamente difficile. E le energie vengono meno ossernando proprio gli impietosi numeri, che testimoniano come generalmente la fanbase della serie sia ben poco legata alla campagna, finendo col privilegiare, ovviamente, multiplayer e modalità terziaria. I motivi li abbiamo già detti: qualità in discesa, mancanza di stimoli, e un supporto che punta esclusivamente a portare i giocatori verso altri lidi del gioco, come è giusto che sia.

A proposito del supporto, vorrei approfittare dell’occasione per fare un ulteriore plauso a Sledgehammer Games per il trattamento riservato a WWII, come già ho fatto in occasione della recensione del DLC The War Machine. Anche il recente evento community Blitzkrieg dimostra come la SH si sia prodigata per dare a tutti gli utenti nuovi contenuti, nuovi stimoli per continuare (o tornare) a giocare a WWII, dimostrando come bisogna supportare oggi un titolo multiplayer a cadenza annuale che deve sempre tenere sull’attenti il pubblico. Se Treyarch ha davvero intenzione di non procedere ad una campagna single player per Black Ops 4, la preoccupazione sarà certamente mitigata nel caso di contenuti maggiori, di un considerevole supporto al multiplayer e di un titolo ben realizzato. E perché no, anche con una Battle Royale, per la quale il pubblico sembra indignato nonostante nessun dottore abbia mai obbligato nessuno ad usufruirne. Del gioco, però, fino al 17 maggio, non sapremo assolutamente nulla. La domanda che quindi ci attanaglia per ora è solo frutto di un’ipotesi, ma di nuovo: cosa accadrebbe se Call of Duty: Black Ops 4 fosse privo di una campagna? Nulla, per almeno l’80% dei giocatori. E per l’altro 20%, siamo sicuri che Treyarch abbia in serbo qualcos’altro. Insomma, guardiamoci in faccia: in quanti possono davvero affermare di acquistare Call of Duty per giocare ESCLUSIVAMENTE alla campagna, come ho avuto modo di leggere da alcuni appassionati commenti?



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.