[Speciale] Videogiochi e fiabe – Un connubio che funziona

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Di Andrea "Geo" Peroni
13 novembre 2016

Spesso siamo alla ricerca di epiche storie. Guerre in galassie lontane, scontri mitologici, avventure straordinarie alla ricerca di antichi tesori o di leggendari demoni che rischiano di sconvolgere la realtà. Eppure, sebbene queste storie siano tra le nostre preferite, c’è un grande gruppo di titoli nella storia videoludica che prende direttamente spunto dalle storie che tutti noi ascoltavamo da bambini: le fiabe. Racconti di regni incantati, principesse in pericolo, ma anche di incredibili avventure vissute dai protagonisti più disparati. Il mondo dei videogiochi da sempre ha proceduto tangenzialmente a quello delle fiabe, talvolta addirittura toccandolo e intrecciandosi per farne uscire grandi capolavori. L’imminente uscita di Little Briar Rose, indie tutto italiano sviluppato da Elf Games Works e prodotto da Mangatar, e che sarà una rivisitazione della fiaba La bella addormentata di Grimm, ci ricorda ancora una volta che i due mondi sono pronti a fondersi nuovamente. Quale migliore occasione, se non  questa, per rivivere 5 tra i migliori titoli mai ispirati ad una fiaba?

AMERICAN’S MCGEE ALICE

La mente “malata” di American James McGee ideò nel 2000 quello che ad oggi è considerato uno dei più stravaganti ma allo stesso tempo geniali videogiochi ispirati ad una fiaba. Come avrete potuto intuire dal titolo, il gioco è ovviamente una rivisitazione dei due libri scritti da Lewis Carrol Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie e Attraverso lo Specchio e quel che Alice vi trovò, pubblicati intorno alla metà del XIX secolo e che vedevano come protagonista la giovane Alice trascinata in un luogo di follia e pazzia quale, appunto, Wonderland. Proprio come fece Tim Burton con Alice in Wonderland nel 2010, American’s McGee Alice si pone come un ipotetico sequel delle vicende dei due romanzi di Carrol, in una chiave molto più oscura e a tratti macabra, vista anche la natura della piccola Alice, rappresentata come una depressa cronica rinchiusa in un istituto psichiatrico. Il Paese delle Meraviglie è infatti divenuto un luogo molto più pericolo di quanto già non fosse in precedenza, a causa della potente Regina di Cuori che ha esteso la sua ferocia su tutto il reame. Una situazione molto simile a quella che nuovamente Alice sarà costretta a sistemare in Alice Madness Returns, sequel del gioco del 2011.

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KINGDOM HEARTS

Perché parlare di una fiaba, quando puoi creare un vero e proprio universo che ne contiene decine, o forse centinaia? I tre artefici di questa splendida serie li conosciamo tutti: Square-Enix (che all’epoca del primo capitolo era ancora solamente Squaresoft), colosso dell’industria videoludica giapponese con un’esperienza decennale negli RPG; Disney, multinazionale dell’intrattenimento cinematografico e non, che al suo cospetto ha le licenze di praticamente tutte le fiabe esistenti sulla faccia della Terra; infine, Tetsuya Nomura, ideatore e capo del progetto Kingdom Hearts, che nasce come una fusione tra i due universi sopra citati. La presenza di un protagonista inedito, quale Sora, non snatura le storie che incroceremo nei vari Mondi, ognuno dei quali sarà tratto da una fiaba differente: Wonderland, nuovamente dal romanzo di Carrol; Agrabah, dalla fiaba Aladino e la lampada meravigliosa contenuta ne Le mille e una notte; Atlantica, da La sirenetta di Andersen. E così via, per tante, tante altre fiabe che già Walt Disney ebbe l’idea di trasporre al cinema e che qui vengono riproposte nello stesso stile. Personaggi e storie di queste favole non saranno propriamente parte della trama principale, ma Kingdom Hearts rappresenta un notevole intreccio narrativo per il mondo delle fiabe e un must per gli appassionati di videogiochi.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.