Sono onesto: la prima visione di Godzilla, diretto da Gareth Edwards, mi lasciò abbastanza freddo. I motivi erano principalmente due: il primo era che il leggendario mostro del cinema sembrava lasciato in disparte, una sorta di entità a metà tra leggenda e minaccia sullo sfondo, senza essere il vero focus della pellicola come lo fu per il blockbusterone, infedele ma spettacolare, di Roland Emmerich del 1998; in secondo luogo, la felicità nel vedere Bryan Cranston presentato come protagonista durante la campagna marketing si esaurì quando il suo personaggio abbandona le vicende dopo pochi minuti.
Eppure, il mio giudizio su Godzilla di Edwards è col tempo cambiato, rivalutando maggiormente in positivo il primo tassello di quel MonsterVerse di Legendary e Warner Bros. che negli anni ha saputo costruire una mitologia titanica e affascinante.
Non è sempre stato tutto rose e fiori. Kong: Skull Island è uno spettacolare survival movie, con una squadra di sopravvissuti finita nel posto sbagliato al momento giusto. Godzilla II: King of the Monsters è stato l’esaltazione della potenza e delle immagini: la rabbia di Ghidorah tra i ghiacci del polo, il primo volo di Rodan, la speranza nel battito d’ali di Mothra. Oh, non si parla certo di cinema d’autore, ma il MonsterVerse ha saputo regalare gioia agli occhi di chi sognava scontri tra giganteschi mostri del cinema, al cinema. Quanto alle sottotrame degli umani, che avrebbero dovuto dosare tra la scala epica dei titani e il piccolo della quotidianità… Beh, meglio sorvolare.

L’unico a riuscire davvero a bilanciare questo ambito, a posteriori, è proprio il Godzilla del 2014. Non parliamo di un capolavoro di genere, non parliamo di un masterpiece del cinema sci-fi, ma sicuramente Edwards riuscì a catturare un’essenza che nessun altro film del MonsterVerse ha fatto, virando con gli anni (giustamente, a dirla tutta) sull’aspetto più mostruoso dell’universo condiviso culminato con Godzilla x Kong: The New Empire dove l’uomo è messo in secondo – o anche terzo piano.
Quella di Godzilla è una minaccia lontana, silenziosa. Più che una minaccia, è un dubbio che attanaglia le vite degli esseri umani: questo gigante, la cui coda potrebbe distruggere ogni cosa nel raggio di centinaia di metri, è una forza distruttiva della natura o c’è qualcosa di più? E i MUTO, uno dei grandi e controversi aspetti iniziali del film (si tratta di mostri del tutto inediti, mai apparsi prima nei film giapponesi di Godzilla), da che parte si schiereranno?
La bravura di Edwards, che ho rivalutato col tempo, è stata quella di riuscire a mostrare tutto questo dalla prospettiva della vita quotidiana di uomini, donne e bambini. Persone comuni, che si ritrovano nel bel mezzo di una guerra tra leggende viventi, mostri atomici e apocalissi imminenti. L’incertezza dell’oscurità (anche troppa, in molte scene) e della vita in pericolo sono i cardini della narrazione di Godzilla, quasi come a far capire che il titano vuole nascondersi per lasciare all’uomo il suo spazio, prima di essere costretto a far sentire il proprio grido. Bryan Cranston e Aaron Taylor-Johnson, qui padre e figlio, fanno una staffetta significativa che evolve il film nel corso del tempo: dalle domande, i dubbi e i complotti, si passa all’azione. All’attacco. Alla paura di essere impotenti di fronte a qualcosa che nessuno può spiegare.

È un film tecnicamente molto valido, con un’estetica spenta e desaturata ma in piena linea con la confusione che vuole trasmettere. Certo, è sempre un film di Godzilla dove Godzilla si vede per una decina di minuti, e questo nessuno lo mette in dubbio, ma è una scelta che Edwards ha sempre difeso: ogni apparizione del mostro, centellinata, è potente e decisa. È curioso però che circa dieci anni dopo, nell’acclamato Godzilla: Minus One del 2023, il minutaggio del gigantesco mostro sia più o meno lo stesso. Ah, quanto cambia il pensiero con gli anni…
La recensione del Blu Ray 4K
Dopo tanta attesa, a dicembre Warner Bros. Italia è finalmente riuscita a portare anche sul nostro territorio il Blu Ray 4K di Godzilla, consentendo a tutti i fan di godere della pellicola nella sua massima qualità home video. Un formato che esalta senza dubbio la fotografia e la potenza delle immagini, senza però riuscire a porre rimedio a una diffusa oscurità che contraddistingue l’intero film.
La visione a 2160p con HDR della Warner Bros. è una presentazione davvero nitida di un film che riesce a far esaltare i colori, ma non abbastanza da poter essere definito un’esperienza indimenticabile a livello visivo. Edwards e il suo team, come è spesso accaduto in altre pellicole (forse le uniche parziali eccezioni sono Rogue One e Jurassic World: Rinascita, nei quali comunque si percepisce la sua mano), hanno appesantito la visione: colori spenti, si gioca sulle ombre e sulla tensione. Anche troppo.

L’ottimo upscale verso il 4K, se non altro, esalta davvero ogni elemento del film in positivo. Fuoco, esplosioni e occhi luminosi risaltano molto più audacemente sugli sfondi più scuri, che sono fortunatamente un po’ più facili da vedere grazie al migliore dettaglio delle ombre e ai livelli di nero più raffinati di questo disco 4K. La scena dell’attacco al treno su cui si trova Aaron Taylor-Johnson, così come l’arrivo di Godzilla nel mezzo di Chinatown, sono sempre stati un momento critico durante le visioni. Qui, per l’appunto, la qualità è tale da migliorare sensibilmente la visione.
Nel frattempo, le inquadrature d’ambientazione nelle Filippine, a Tokyo, alla centrale nucleare di Janjira, a San Francisco e in altre location rivelano un livello maggiore di dettaglio e profondità dell’immagine. Il 4K non trasforma però in perfezione uno spettacolo visivo che ha però difetti macroscopici. L’eccessiva oscurità, come detto, è ancora un malus in molte scene, così come l’eccessiva confusione nelle scene più concitate e girate non al meglio – il MonsterVerse, in questo, ha imparato molto. Ma nel complesso, questo disco 4K rappresenta comunque un miglioramento considerevole rispetto alle altre versioni.
Lato audio, invece, Godzilla è sempre stato un’esperienza emozionante, e la traccia Dolby Atmos rincara la dose di positività: l’atmosfera è perfetta, dai sorvoli degli elicotteri alle apparizioni del gigante e dei MUTO durante i quali i canali di altezza creano efficaci illusioni audio. Non sorprende che l’attività LFE sia abbondante nei momenti chiave, con colpi distinti per ogni passo, boato e impatto fragoroso prodotto da ogni edificio crollato. È una presentazione dinamica e degna, che trasuda un’atmosfera assolutamente immersiva.

Review Overview
Riassunto
La riedizione di Godzilla (2014) in Blu Ray 4K è il modo migliore per far risaltare un film sì ricco di difetti, ma che sembra migliorare col tempo. Forse, così come per altri suoi film, Gareth Edwards ci aveva visto lungo, anticipando mode e gusti più moderni. Fatto sta che Warner, con questa edizione in home video, offre finalmente il modo migliore per godere del Re dei mostri.
- Giudizio complessivo4
Scrivi un commento