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Pirati dei Caraibi: la saga dei film Disney dal peggiore al migliore

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Pirati dei Caraibi. Quando nel 2003 la Disney decise di scommettere su un genere considerato ormai vetusto, quello dei pirati, nessuno avrebbe potuto prevedere che il Capitano Jack Sparrow di Johnny Depp sarebbe diventato l’icona culturale definitiva del nuovo millennio. Non si tratta solo di blockbuster, ma di un’epopea che ha saputo mescolare il folklore marinaresco, l’orrore gotico e un’ironia travolgente.

Abbiamo navigato tra maledizioni azteche, divinità imprigionate in corpi umani e navi capaci di solcare i fondali marini, guidati dalla colonna sonora leggendaria di Hans Zimmer. E ora che la Disney ha rimesso Pirati dei Caraibi al centro delle proprie idee, è tornata la voglia di parlare di questa indimenticabile serie.

In questa classifica, esploreremo la rotta tracciata dai cinque film, analizzando come la saga si sia evoluta, trasformata e, a volte, scontrata con i propri stessi miti. Mi raccomando, nessun litigio: la classifica è personale, e ognuno ha i suoi gusti – se ben spiegati. E ricordate: parlay.

5. Pirati dei Caraibi: La vendetta di Salazar

pirates of the caribbean

Il quinto capitolo della saga si presenta come un tentativo di tornare alle origini, cercando di replicare quella formula magica che aveva reso iconico il primo film – persino con il ritorno di alcuni storici protagonisti. Tuttavia, il risultato è un’opera che vive di alti e bassi vertiginosi.

Il punto di forza risiede nell’antagonista: il Capitano Salazar, interpretato da un Javier Bardem spettrale e magnetico, è capace di trasmettere forza e paura, diventa in poco tempo una minaccia tangibile ogni volta che la sua ciurma fantasma cammina sulle acque. Bello il flashback che ci mostra un giovane Jack Sparrow alle prese con il suo primo comando. Il problema è che, nel suo insieme, La vendetta di Salazar è decisamente debole.

Il Jack Sparrow che incontriamo qui sembra l’ombra di se stesso, una macchietta eccessivamente ubriaca e maldestra che ha perso quella scintilla di genio tattico che lo rendeva imprevedibile. La trama, inoltre, forza alcuni elementi della mitologia della saga, creando incongruenze narrative che i fan più attenti non hanno potuto ignorare. Ci sono alcuni momenti molto riusciti e toccanti, dando il giusto addio a personaggi che abbiamo imparato ad amare come fossero parte della nostra famiglia, ma è un film che non è riuscito a svecchiare il franchise in alcun modo, neppure con i nuovi volti. La parte migliore, a dire il vero, è sentire nuovamente i temi del grande Hans Zimmer – la colonna sonora è stata comunque curata da Geoff Zanelli.

4. Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare

Dobbiamo ammetterlo: siamo stati tutti un po’ troppo cattivi nei confronti di Pirati dei Caraibi: Oltre i confini del mare quando uscì. Non è un capolavoro, ma non è neppure quel pattume che molti denunciavano all’epoca della sua uscita al cinema. Vero, il carisma di Jack, Will ed Elizabeth creava una chimica che la saga non è riuscita a replicare, ma il film con Penelope Cruz e Ian McShane nei panni di Barbanera ha delle trovate molto intelligenti.

Questo quarto capitolo doveva sperimentare. Occorreva tagliare i ponti col passato, con le storie già chiuse, ed esplorare una narrazione più focalizzata su Jack Sparrow come grande protagonista affiancato da nuovi comprimari. Barbanera è colui che ne esce meglio: l’atmosfera si fa più cupa, quasi da “horror d’avventura”, con la sequenza delle sirene che rimane una delle vette estetiche della saga. Il rapporto tra Jack e Angelica aggiunge inoltre una dinamica inedita di sfida e seduzione continue interessante.

Il resto del cast, salvo il sempre ottimo Geoffrey Rush nei panni di Barbossa, è però lasciato allo sbando. La chimica tra nuovi personaggi secondari come il missionario Philip e la sirena Serena si sviluppa perché sì: non c’è un dialogo interessante, non c’è un vero e proprio rapporto. Alcune cose accadono perché devono accadere. Tutto questo è davvero un peccato, perché le sequenza da buddy movie tra Jack e Barbossa sono esilaranti, e anche rinunciando all’epicità de Ai confini del mondo nasce una caccia al tesoro più classica e rude, ma piacevolissima da vedere. Peccato, però, per il potenziale sprecato.

3. Pirati dei Caraibi: Ai confini del mondo

Il terzo capitolo della saga cinematografica è un’opera mastodontica, un’epopea che cerca di chiudere ogni sottotrama con una scala di grandezza senza precedenti per Pirati dei Caraibi. Un film che puntava all’ambizione, in tutti i sensi: per i personaggi, per la storia, per la sua stessa realizzazione. Il mondo della pirateria immaginato da Gore Verbinski si ampliava sempre di più tra le maledizioni di Davy Jones, Singapore e la Baia dei Relitti, ma il momento più epico è senza dubbio la battaglia finale nel Maelstrom: un mix di azione e adrenalina continui, con tanto di iconico matrimonio tra Will ed Elizabeth celebrato tra i fendenti di spada sotto una pioggia torrenziale.

Tuttavia, per quanto la grandiosità possa essere vista come un punto di forza, in realtà c’è anche una spiccata debolezza su questo fronte. La trama è un groviglio di tradimenti, doppiogiochismo e alleanze momentanee che può risultare stancante e difficile da seguire a una prima visione – il solo Jack sembra cambiare i suoi piani in tante occasioni, almeno all’apparenza. Il film richiede un’attenzione costante per non perdere il filo delle motivazioni di ogni personaggio, che cambiano schieramento con la velocità del vento.

Eppure, nonostante la durata importante e i passaggi a volte troppo densi, Ai confini del mondo trasuda un’anima epica che oggi è rara nei blockbuster, concedendosi uno dei migliori terzi atti di sempre per un blockbuster di tale portata con scene passate alla storia del cinema – il sacrificio di Will o la sconfitta di Becket, solo per citarne alcuni, sono ancora impressi nella nostra memoria. In questo terzo film, inoltre, la colonna sonora di Zimmer raggiunge vette incredibili: ogni tanto fa sempre bene all’anima riascoltare brani come “Drink Up Me Hearties”

2. Pirati dei Caraibi: La maledizione della Prima Luna

Tutto iniziò da qui, da quell’enigmatico ma carismatico Capitan Jack Sparrow che entrava in scena su una bagnarola che affonda proprio a pochi centimetri dal molo di Port Royale. Il primo film, La maledizione della Prima Luna, nasce quasi per caso, prendendo spunto da un’attrazione di Disneyland, e invece diventa un cult in tempo zero, proponendo un capolavoro di equilibrio narrativo.

La sceneggiatura è perfetta, con dialoghi brillanti e un’introduzione dei personaggi che dovrebbe essere studiata nelle scuole di cinema. L’alchimia tra Johnny Depp, Orlando Bloom e Keira Knightley è elettrica, supportata da un Geoffrey Rush nei panni di Barbossa che incarna perfettamente il pirata maledetto, tanto spaventoso quanto carismatico. Da semplice villain, come ben sappiamo, il ruolo di Barbossa si trasformerà nel tempo a presenza fissa.

Se vogliamo trovare un “difetto”, è solo nel confronto con la grandiosità visiva dei seguiti, poiché qui gli effetti speciali, pur ottimi per l’epoca, sono più contenuti. Ma è una debolezza che svanisce davanti alla solidità di una storia che mescola perfettamente commedia, azione e sovrannaturale. È il film della scoperta di questi personaggi e questo mondo, del brivido per la prima volta che vediamo la Perla Nera emergere dalla nebbia. È intrattenimento puro.

1. Pirati dei Caraibi: La maledizione del forziere fantasma

La maledizione del forziere fantasma è un film tremendamente eccezionale. Questo sequel, che parte da piccole ma essenziali briciole lasciate dagli sviluppatori nel primo film, prende tutto ciò che gli spettatori avevano amato e lo eleva a una potenza straordinaria di narrativa, effetti speciali e dialoghi.

Il Davy Jones di Bill Nighy, realizzato con una motion capture che ancora oggi dà filo da torcere alle produzioni moderne, è uno dei cattivi più complessi e tragici mai apparsi sul grande schermo. Il design della sua ciurma, la mitologia del Kraken e il debito di sangue di Jack rendono la posta in gioco incredibilmente alta. Le sequenze d’azione sono geniali, dalla ruota del mulino che rotola per l’isola alla fuga dai cannibali, mostrando una creatività registica che non ha eguali nella saga.

Difficile trovare veri punti di debolezza nel film. Persino il suo cliffhanger finale e brutale lasciato in sospeso (Pirati dei Caraibi 2 e 3 sono stati girati come un’unica pellicola), apre le porte e un colpo di scena devastante con il ritorno di Barbossa dall’aldilà, cosa che lasciò a bocca aperta non solo gli spettatori ma persino gli attori stessi sul set – un piccolo aneddoto: Gore Verbinski tenne segreto il ritorno di Rush a tutti.

In questo film, Jack Sparrow è al suo apice di ambiguità e fascino; non è solo una macchietta, ma un uomo disperato che cerca di sfuggire al suo destino. La maledizione del forziere fantasma riesce a essere più cupo, più epico e più divertente del predecessore, espandendo l’universo in modo organico e mozzafiato. È il cuore pulsante della saga – termine non casuale, ovviamente.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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