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Finalmente PS5 Pro somiglia alla console che ci era stata promessa

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Ci sono aggiornamenti che correggono, e poi ci sono update che, all’improvviso, riscrivono il senso stesso di una macchina.

L’arrivo di PSSR2 su PS5 Pro sembra appartenere alla seconda categoria. Non perché trasformi magicamente l’hardware in qualcosa di diverso da ciò che è, ma perché per la prima volta dà l’impressione concreta che la console di Sony stia cominciando a parlare con la voce che aveva promesso al lancio e che, fino a oggi, si era sentita soltanto a metà.

Per mesi, PS5 Pro è rimasta intrappolata in una zona scomoda, ossia quella delle piattaforme tecnologicamente ambiziose ma concettualmente incompiute. Sulla carta doveva essere la macchina della pulizia d’immagine, della maggiore stabilità, del salto percettibile. Nella pratica, invece, più di un titolo aveva restituito una sensazione opposta: immagini incerte, definizione discontinua, miglioramenti non sempre allineati alle aspettative. Non bastava essere più potente, bisognava dimostrarlo nel modo più evidente possibile…sullo schermo.

Ed è esattamente qui che PSSR2 entra in scena.

L’aggiornamento è arrivato poche ore fa con lo stesso meccanismo di tantissimi altri installati in precedenza per la console ammiraglia nipponica, aggiungendo un semplice un interruttore che, tuttavia, ha cambiato per sempre il senso di esistere di un hardware. Da questo piccolo gesto infatti,  diversi giochi, soprattutto quelli che avevano esposto con più brutalità i limiti iniziali di PS5 Pro, hanno cominciato finalmente a mostrare un’altra faccia.

Final Fantasy VII Rebirth è forse il simbolo più chiaro di questa inversione. Là dove prima si percepiva una resa controversa, adesso emerge un’immagine più nitida, più composta, più credibile. Non è soltanto una questione di pulizia tecnica, è una questione di coerenza visiva. Il titolo, ora, appare più vicino all’idea che il giocatore aveva costruito nella propria testa quando aveva sentito parlare di “versione Pro”. E questo conta moltissimo, perché il rapporto con una console premium si fonda soprattutto su una promessa psicologica, cioè quella di vedere meglio, subito, senza dover cercare giustificazioni.

Lo stesso discorso vale, forse ancora di più, per Rise of the Ronin. Dove prima c’era delusione, ora compare finalmente una resa che non costringe a fare sconti mentali, e quando un gioco smette di sembrare un compromesso tecnico e comincia invece a sembrare semplicemente il posto migliore in cui giocarlo, allora un aggiornamento ha già vinto metà della sua battaglia.

Con Dragon Age: The Veilguard e Dragon’s Dogma 2, PSSR2 sembra fare qualcosa di ancora più importante, cioè restituire fiducia. Fiducia nel dettaglio, nella distanza, nella tenuta delle scene più complesse. Fiducia nell’idea che PS5 Pro possa finalmente offrire una qualità d’immagine percepita all’altezza del suo posizionamento commerciale. Non tutto è perfetto, non tutto è definitivo, ma per la prima volta il cambiamento viene percepito, non suggerito da un effetto placebo.

E poi c’è Alan Wake 2, che è quasi il test più spietato possibile per una tecnologia di ricostruzione dell’immagine. Ambienti densi, luci difficili, elementi sottili, superfici complesse. Eppure anche lì, nonostante qualche piccola difficoltà residua, il risultato sembra finalmente convincente. L’immagine ha profondità e piena consistenza, e soprattutto non sembra più chiedere “comprensione”.

Questo è il punto cruciale: PSSR2 non migliora soltanto la resa di alcuni giochi. Migliora la credibilità di PS5 Pro.

Che poi è il vero terreno su cui Sony si stava giocando la partita. Perché una console come questa non può limitarsi a essere “un po’ meglio”. Deve imporsi come l’hardware che rende immediatamente evidente la differenza. Deve creare quella sensazione quasi brutale per cui, una volta visto il risultato, tornare indietro appare difficile. Fino all’altro ieri, PS5 Pro quella sensazione la evocava soltanto a tratti. Oggi, con questo aggiornamento, comincia finalmente a trasmetterla con continuità.

È presto per parlare di redenzione totale. Servono test approfonditi, confronti seri, verifiche meno istintive. Ma a livello percettivo — e nel mercato console la percezione conta quasi quanto la scheda tecnica — il salto sembra reale. Ed è un salto che pesa perché arriva nel punto più delicato, ossia quello in cui un prodotto smette di chiedere pazienza e comincia finalmente a offrire certezze.

In fondo, la questione è tutta qui: PS5 Pro non aveva bisogno soltanto di essere più potente. Aveva bisogno di sembrare, senza più ambiguità, la console migliore possibile per giocare certi titoli. Con PSSR2, per la prima volta, sembra davvero esserci riuscita.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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