Avete presente quella sensazione di euforia che provate quando viene annunciato un nuovo capitolo della vostra saga preferita? Il cuore batte forte, le aspettative volano e non vedete l’ora di rimettere le mani su quel mondo che tanto amate. Ecco… oggi non parleremo di questo.
Nel mondo dei videogiochi, lo spin-off è una lama a doppio taglio. Può essere l’occasione per esplorare nuovi generi, approfondire personaggi secondari o sperimentare meccaniche rivoluzionarie. Ma a volte, qualcosa va terribilmente storto. Grandi colossi del settore, da Konami a Square Enix, passando per Nintendo e Capcom, hanno tentato la sorte con esperimenti che definire discutibili sarebbe un complimento.
In questi giorni, spinti all’idea grazie a un recentissimo spin-off davvero di bassa lega, abbiamo scavato tra le macerie della storia del gaming per riportare alla luce 8 titoli che hanno segnato picchi negativi dei loro rispettivi franchise. Vedremo come un’icona come Mario sia finita a fare l’insegnante di geografia in modo discutibile, o come il nome di Metal Gear sia stato trascinato in una dimensione parallela senza il suo creatore. Non sono solo brutti giochi; sono lezioni su come un marchio leggendario possa sgretolarsi sotto il peso di una gestione sbagliata.
Preparatevi, perché stiamo per intraprendere un viaggio tra controlli legnosi, quiz fuori luogo e server deserti.
Metal Gear Survive

- Anno di uscita: 2018
- Sviluppatore: Konami
- Piattaforme: PS4, Xbox One, PC
Nato sotto una cattiva stella, Metal Gear Survive è stato il primo capitolo della saga dopo il traumatico divorzio tra Konami e Hideo Kojima. Comunque, era al limite della sufficienza. Più che un gioco di spionaggio, ci siamo trovati davanti a un survival cooperativo in cui il protagonista viene risucchiato in un wormhole verso una dimensione parallela piena di zombie di cristallo.
Il gioco è diventato il simbolo della rabbia dei fan: l’uso eccessivo di microtransazioni (persino per pagare un secondo slot di salvataggio, una follia!) e la necessità di una connessione perenne a internet lo hanno affossato. La ripetitività estrema e la gestione frustrante della fame e della sete lo hanno reso un’esperienza punitiva e senz’anima, che probabilmente è stata una dei motivi legati al divorzio con Kojima. Con un punteggio Metacritic intorno al 54, ha segnato il congelamento della serie Metal Gear, lasciando un’eredità di diffidenza verso ogni mossa futura di Konami.
Mario is Missing!

- Anno di uscita: 1992 (MS-DOS), 1993 (SNES/NES)
- Sviluppatore: The Software Toolworks
- Piattaforme: MS-DOS, SNES, NES, Macintosh
Immaginate di essere un bambino nei primi anni ’90: comprate un gioco con Mario e Luigi e vi aspettate salti acrobatici e gusci di tartaruga. Invece, vi ritrovate a rispondere a quiz sulla geografia mondiale.
Mario is Missing! è il primo gioco che vede Luigi come protagonista assoluto, ma parliamo di una produzione davvero molto particolare. Il titolo è un “edutainment” (gioco educativo) lento e noioso, dove Bowser rapisce Mario e si trasferisce in Antartide per sciogliere i ghiacciai. Luigi deve viaggiare per città reali, recuperare manufatti rubati e restituirli dopo aver risposto a domande didattiche. La critica lo stroncò per l’assenza totale di sfida e per la grafica discutibile.
Resident Evil: Umbrella Corps

- Anno di uscita: 2016
- Sviluppatore: Capcom
- Piattaforme: PS4, PC
Un videogioco terribile. In un periodo in cui la serie principale stava cercando di ritrovare se stessa, Capcom decise di lanciare Umbrella Corps, uno sparatutto tattico online ambientato nell’universo di Resident Evil. Sulla carta, l’idea di squadre di mercenari che combattono tra orde di zombie poteva funzionare; all’atto pratico, fu un disastro totale.
Il gioco soffriva di controlli legnosi, una visuale in terza persona così ravvicinata da risultare claustrofobica e un bilanciamento delle armi imbarazzante. Tutto, in Umbrella Corps, era sbagliato. La critica lo demolì (il voto medio è di ben 38/100), descrivendolo come un prodotto generico e privo dell’identità horror della saga. L’impatto fu talmente negativo che i server si svuotarono in poche settimane, spingendo Capcom a tornare alle origini con il monumentale Resident Evil 7.
Pokémon Channel

- Anno di uscita: 2003
- Sviluppatore: Ambrella
- Piattaforme: GameCube
Se pensate che guardare la TV sia un’attività passiva, non avevate ancora provato a farlo dentro un videogioco. Pokémon Channel, lanciato su GameCube nel 2003, era l’erede spirituale di Hey You, Pikachu!, ma senza il microfono. L’intero gameplay, se così vogliamo chiamarlo, consiste nel sedersi in una stanza con un Pikachu e sintonizzarsi su vari canali televisivi fittizi gestiti da Pokémon.
Oltre a una breve serie animata esclusiva (Pichu Bros.), il gioco offriva ben poco: quiz elementari, canali di shopping e poco altro. La critica fu spietata, definendolo un’esperienza vuota e noiosa per chiunque avesse più di cinque anni, con punteggi che faticarono a superare il 55. L’unico motivo per cui molti lo acquistarono fu il bonus di Jirachi, un Pokémon leggendario ottenibile solo tramite questo titolo. Possiamo anche dire che fu il primo grande tonfo di Pokémon, dimostrando che il nome, da solo, non basta.
Legacy of Kain: Ascendance

- Anno di uscita: 2026
- Sviluppatore: Bit Bot Media
- Piattaforme: PS5, Xbox Series X|S, Switch, PC
È il gioco che ci ha spinto a realizzare questa classifica che state guardando: Legacy of Kain: Ascendance, lanciato solo pochissimi giorni fa, è una porcheria allucinante. Questo spin-off della leggendaria saga di Legacy of Kain, che negli ultimi anni sta facendo di tutto per provare a tornare di moda, è un platform action 2D poverissimo, banale, che non riesce mai, ma proprio mai, a divertire.
L’unico punto positivo dell’operazione è l’amore che gli sviluppatori hanno riversato nella lore della serie, recuperata e ampliata. Arrivare alla fine di questo brevissimo gioco, comunque, è un’impresa, ma non certo per la difficoltà. Se volete saperne di più, vi lasciamo alla lettura della nostra recensione.
Mortal Kombat: Special Forces

- Anno di uscita: 2000
- Sviluppatore: Midway
- Piattaforme: PlayStation
Prima del rilancio moderno, la serie Mortal Kombat attraversò un periodo oscuro, e Special Forces ne fu l’apice negativo. Questo action in terza persona dedicato a Jax fu piagato da uno sviluppo tormentato: il co-creatore John Tobias lasciò il team a metà opera, portando al taglio di metà dei contenuti, inclusa Sonya Blade come personaggio giocabile.
Il risultato fu un gioco con una telecamera pessima, livelli deserti e un sistema di combattimento legnoso che non aveva nulla della fluidità dei picchiaduro originali. Con un punteggio Metacritic di 28, è considerato uno dei peggiori giochi di sempre, e senza dubbio uno dei peggiori spin-off della storia. L’impatto fu quasi fatale per il franchise: Midway dovette cancellare diversi spin-off pianificati, e solo un miracolo riuscì a salvare Mortal Kombat dal baratro.
Kingdom Hearts: Dark Road

- Anno di uscita: 2020
- Sviluppatore: Square Enix
- Piattaforme: iOS, Android (all’interno dell’app Union χ)
Qui entriamo nel territorio della narrazione frammentata mista a pratiche di distribuzione ai limiti della comprensione umana. Dark Road doveva raccontare le origini di Xehanort, il cattivo principale della saga, ma è stato proposto come un “gioco” idle-RPG mobile di una povertà disarmante. Il gameplay si riduceva a lasciare il telefono acceso mentre il personaggio attaccava automaticamente ondate infinite di nemici per ore, solo per sbloccare pochi minuti di cutscene. Un grinding infinito che ha ucciso le batterie dei dispositivi di tutti coloro che hanno dato una chance a questa roba, almeno per i primi giorni.
La critica e i fan lo hanno bocciato non per la storia (che è, esattamente come quella di Union cross, affascinante), ma per l’assenza di interazione e l’eccessivo grind. Il gioco è durato pochissime settimane: gli update si sono interrotti, vennero lanciate tutte le cutscene in una volta sola e tanti saluti. Dopo la chiusura dei server, è diventato un’app solo per le cutscene, confermando che la scelta di relegare pezzi fondamentali della trama di Kingdom Hearts a esperimenti mobile a basso budget è una delle strategie più odiate della serie.
Final Fantasy: All the Bravest

- Anno di uscita: 2013
- Sviluppatore: Square Enix
- Piattaforme: iOS, Android
Chiudiamo con un altro gioco di Square Enix, che giustamente si prende tutti gli insulti possibili per l’essere riuscita a rovinare ogni cosa. Final Fantasy: All the Bravest era (è stato chiuso nel 2023) un titolo mobile che sfruttava la nostalgia dei capitoli a 16-bit, ma rimuove ogni elemento di strategia o RPG. Il giocatore deve solo strisciare il dito sullo schermo per far attaccare i personaggi. Fine. Nessuna profondità.
Il vero scandalo furono le microtransazioni: i personaggi iconici come Cloud o Squall venivano venduti a 0,89€ l’uno, ma l’acquisto era casuale, in stile gacha, costringendo i giocatori a spendere decine di euro per ottenere i propri preferiti. La stampa specializzata, tra cui IGN, diede voti come 2.5/10, definendolo un “tentativo spudorato di estorcere denaro”. Questo spin-off rimane una macchia indelebile nella storia di Square Enix, citato ancora oggi come l’esempio perfetto di come non gestire un franchise storico su mobile.
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