La community videoludica discute animatamente della nuova iniziativa DRM — Digital Rights Management — introdotta da Sony per i giochi PlayStation, dopo che la misura è stata individuata nel corso del weekend. Alcuni utenti avevano ipotizzato che i giocatori sarebbero stati obbligati a collegare la console a internet ogni 30 giorni, pena la perdita dell’accesso ai propri titoli.
Ebbene, per la prima volta dall’inizio della vicenda, l’azienda ha rilasciato una dichiarazione ufficiale. E il contenuto, pur ridimensionando alcune preoccupazioni, lascia comunque spazio a interrogativi.
In una nota inviata a GameSpot, un portavoce di Sony Interactive Entertainment ha dichiarato:
I giocatori potranno continuare ad accedere ai giochi acquistati e a giocarli come di consueto. È richiesta una verifica online una tantum per confermare la licenza del gioco; dopodiché non saranno necessari ulteriori controlli.
Questo significa che, anche per chi non lo desidera, sarà comunque obbligatorio effettuare almeno una verifica online del gioco. Oggi è certamente raro che una console da gioco non sia collegata a internet, ma il punto sollevato da molti utenti riguarda soprattutto il principio: cosa potrebbe accadere in futuro se la community non dovesse opporsi a questo tipo di misure?
Il timore è che una verifica una tantum possa rappresentare il primo passo verso controlli più frequenti: ogni sei mesi, ogni 30 giorni o con altre cadenze imposte unilateralmente. Sony, del resto, in passato è già stata accusata di adottare politiche meno accomodanti nei momenti in cui si trovava in una posizione di forza sul mercato, come avvenne durante l’era PlayStation 3.
Con PS5 oggi nettamente avanti rispetto a Xbox Series X|S, la questione rischia quindi di diventare più ampia del singolo controllo online. La speranza è che questa misura non segni l’inizio di una deriva più restrittiva e che il dibattito resti concentrato sui diritti dei giocatori, al di là di qualsiasi forma di tifo cieco per un marchio.
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