Nel mondo dei videogiochi, c’è una maledizione che aleggia da sempre sui titoli su licenza: spesso visti di cattivo occhio, considerati come semplici operazioni commerciali. Eppure, con frusta alla mano e cappello in testa, Indiana Jones è riuscito a spezzare questo scetticismo, con Bethesda e MachineGames che hanno tirato fuori dal cilindro, o meglio dal cappello, un vero e proprio capolavoro. Ma oggi non siamo qui per giudicare l’avventura in sé, l’abbiamo già analizzata a fondo in passato (sia su PS5, Xbox e con il DLC). Oggi siamo qui per rispondere alla domanda: l’archeologo più famoso del cinema riesce a sopravvivere all’hardware di casa Nintendo, oppure Switch 2 è un nuovo “serpente” per Indy?
Indossiamo il cappello
Ambientato nel 1937, esattamente tra gli eventi de I predatori dell’arca perduta e L’ultima crociata, il gioco ci rimette nei panni di un Indiana Jones nel pieno della sua forma. Il gioco inizia con un misterioso furto al Marshall College, dove a sparire non è un tesoro prezioso ma un reperto all’apparenza inutile, incuriosito da questa stranezza, Indy decide di mettersi subito sulle tracce del ladro per svelare il mistero.
Le indagini lo portano ben presto a scoprire l’esistenza del misterioso “Antico Cerchio”, un allineamento perfetto che traccia una linea intorno al globo collegando alcuni dei luoghi più sacri e spirituali della Terra. Naturalmente, Indy non è l’unico a cercare queste risposte: le classiche forze naziste sono già all’opera, guidate dal diabolico Emmerich Voss, un brillante scienziato ossessionato dalla manipolazione psicologica il cui oscuro obiettivo è sfruttare il potere millenario legato a questi siti per piegare e controllare le menti delle masse a livello globale.

In questa disperata corsa contro il tempo, Indiana Jones non agirà da solo, al suo fianco troveremo Gina Lombardi (interpretata dalla nostra Alessandra Mastronardi), una caparbia giornalista investigativa italiana, le cui indagini personali per ritrovare la sorella scomparsa si intrecceranno inevitabilmente con i misteri del Cerchio. Insieme daranno vita a un’avventura dal sapore cinematografico, fatta di rovine da esplorare, antichi enigmi da decifrare e le immancabili scazzottate contro i nazisti per salvare il mondo dall’ennesima minaccia sovrannaturale.
Non cambia nei contenuti e purtroppo pure nei difetti
Pad alla mano, il gioco si rivela solido e decisamente divertente, strutturato su un’alternanza ben calibrata di quattro fasi principali: esplorazione, enigmi, stealth e azione pura. La visuale in prima persona si sposa perfettamente con l’anima del protagonista, rendendo la ricerca dei segreti e la risoluzione degli enigmi ambientali, supportate dall’uso costante del taccuino e della macchina fotografica, momenti di grande soddisfazione e reale immersione nell’avventura.
Sebbene il gioco incentivi l’approccio furtivo quando la situazione lo richiede, è proprio in questi frangenti che emerge l’unico oggettivo difetto dell’intera produzione, ovvero un’intelligenza artificiale un po’ troppo ingenua le cui goffe routine comportamentali finiscono per menomare in parte la tensione generale, con guardie che a tratti ignorano stimoli evidenti o faticano a reagire in modo coerente alle azioni del giocatore.

Fortunatamente, la situazione si ribalta quando la copertura salta e il confronto diretto diventa inevitabile, tramutandosi in fasi action che, tutt’altro che secondarie, restituiscono una dose inaspettata di adrenalina in cui la grande aggressività dei nemici compensa perfettamente il fatto che Indy rimane pur sempre un accademico e non un soldato provetto. Soprattutto nelle fasi più avanzate e intense dell’avventura, la vera “cattiveria” degli avversari non lascia respiro, costringendo il giocatore a improvvisare, a muoversi costantemente e a dar fondo a ogni risorsa per sopravvivere. Questo ritmo serrato trasforma le sparatorie e le classiche scazzottate in momenti caotici, vibranti e decisamente appaganti, bilanciando le incertezze dello stealth.
Scendere a compromessi
Arriviamo alla questione cruciale: come si comporta un’avventura di questa portata sull’hardware? Portare l’Antico Cerchio su Switch 2 ha richiesto inevitabilmente dei sacrifici, restituendo un’esperienza che a tratti appare “menomata”. Il gioco punta a un framerate massimo cappato a 30 fps e, fortunatamente, per circa il 80% del tempo riesce a mantenerli, rendendo godibile il titolo. I veri problemi emergono a seconda delle ambientazioni e di ciò che accade a schermo.
Nelle aree più dense e ricche di dettagli, come le affollate strade del Vaticano, il framerate diventa decisamente ballerino: qualora si decida di mettere ulteriormente sotto stress il motore grafico, iniziando a correre, innescando risse caotiche o sollevando un gran polverone, i cali prestazionali si fanno sentire in modo prepotente, palesando l’affanno della console nel tenere il passo dell’azione. Proprio a causa di queste sezioni così concitate, risulta onestamente difficile promuovere a pieni voti il lavoro di conversione, un giudizio su cui pesano anche i frequenti stutter e micro-freeze che si verificano in concomitanza dei salvataggi automatici.
Le cutscene cinematografiche non saranno visivamente perfette, ma godono di una qualità grafica sensibilmente maggiore rispetto al resto dell’avventura, mantenendo comunque l’impostazione di una produzione di alto livello. Passando al giocato, però, lo scarto è evidente: i volti perdono di precisione, l’immagine generale risulta visibilmente più sgranata e le animazioni si semplificano, al punto che è possibile notare come già a qualche decina di metri di distanza gli NPC si muovano a pochissimi frame. Ad appesantire il colpo d’occhio contribuiscono inoltre un effetto pop-up ben presente e leggermente fastidioso, unito a qualche problema di troppo nella resa dei giochi di luce. Ciononostante, considerata l’imponenza della mappa e l’ambizione del titolo, si tratta di un compromesso visivo più che accettabile, addolcito ulteriormente da caricamenti che si confermano sempre rapidissimi.

Infine, è doveroso fare una precisazione sull’utilizzo ibrido della console, poiché in modalità portatile l’abbassamento della risoluzione gioca in realtà a favore dell’esperienza, facendo in modo che sullo schermo più piccolo le imperfezioni grafiche e la sgranatura generale si notino molto meno. Inoltre, proprio in virtù di questa risoluzione inferiore, il motore grafico risente leggermente meno dei fastidiosi cali di frame, rendendo l’azione nel complesso un po’ più digeribile e permettendo di godersi in maniera più o meno fluida la propria partita per l’intera durata della batteria, che si attesta sulle due ore o tre ore. I veri grattacapi si presentano invece giocando con la Switch 2 inserita nel Dock: collegando la console al televisore, infatti, i compromessi visivi vengono a galla, e soprattutto i pesanti cali di framerate nelle zone più caotiche diventano decisamente più marcati ed evidenti, esponendo senza filtri i reali limiti di questo porting.
Risolvere questo enigma
In conclusione, Indiana Jones e l’Antico Cerchio rimane un’avventura affascinante che cattura l’anima dei film, frenata pad alla mano solo da un’IA non all’altezza, sebbene il porting per Switch 2 mostri il fianco a compromessi tecnici evidenti, specialmente in modalità Dock dove i cali di frame e le rinunce grafiche pesano parecchio. Il verdetto per l’acquisto è quindi molto semplice: se avete in casa un PC o una console rivale, puntate senza dubbio su quelle piattaforme per godervi il gioco al massimo del suo splendore. Se invece la Switch 2 è la vostra unica console, allora vale assolutamente la pena stringere i denti e accettare qualche balbetto tecnico pur di non perdersi una grande avventura che incarna perfettamente l’anima di Indiana Jones.

Riassunto
Riassunto
L'arrivo di Indiana Jones e l'Antico Cerchio su Switch 2 porta con sé tutta la magia e l'avventura dell'opera originale targata MachineGames, ma a un caro prezzo. Se da un lato l'alternanza tra esplorazione, enigmi e azione si conferma solidissima e perfettamente in linea con lo spirito dei film, dall'altro la conversione sconta compromessi tecnici notevoli. Tra cali di framerate, pop-up ed evidenti rinunce visive, il titolo fatica a mantenere la stabilità, specialmente nelle fasi più caotiche e giocando in modalità Dock. Al netto di un'IA stealth non sempre brillante, rimane una grande avventura, ma l'acquisto è consigliato unicamente se l'ecosistema Nintendo è la vostra unica piattaforma da gioco, in caso contrario, rivolgetevi altrove per godervi il titolo al massimo del suo splendore.
Pro
Il gioco è pur sempre eccellenteContro
Switch 2 non è il miglior modo per vivere l'avventura- Giudizio Complessivo7.2
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