Resident Evil Requiem è il nono capitolo del celebre nonché storico franchise Capcom che ha venduto più velocemente nella storia del brand: oltre 7 milioni di copie in meno di due mesi, superando persino le prestazioni di Resident Evil 4 Remake. Perché questa premessa? Per un paio di motivi: il primo è per ricordare quanto, nonostante gli anni e nonostante gli alti e bassi, il pubblico accolga sempre con grande entusiasmo una nuova iterazione della saga; il secondo, nonché ultimo, è per aiutarci a ragionare sul motivo dell’esistenza di questo DLC gratuito, rilasciato proprio da Capcom poche ore fa.
Parlo nello specifico di Leon Must Die Forever, una modalità roguelike piuttosto divertente, senza troppe pretese ma comunque ben studiata che, a qualche mese dall’uscita del gioco, stimola la community a riprendere in mano il pad – provando a placare in qualche modo la fame di contenuti aggiuntivi per Requiem, in attesa del vero DLC narrativo in arrivo chissà quando, si spera comunque presto.
Leon Must Die Forever non s’inventa nulla, chiariamolo subito. Anzi, se qualcuno di voi si ricorda Valhalla, la modalità roguelike di God of War: Ragnarok, il blueprint è proprio quello. Ovvero prendere una parte del gameplay che funziona ed esasperarla, appoggiandosi ad un game design (ri)conosciuto e funzionale.
Come funziona
Leon Must Die, dicevamo, è a tutti gli effetti la versione roguelike di Requiem, infarcita da un pizzico della storica “Mercenari”. Ci si può accedere solo dopo aver completato la storia principale, e ci metterà nei panni ovviamente di Leon, attraverso una serie di livelli esplorabili un po’ a piacimento (fra poco vi spiego meglio) con lo scopo di arrivare alla fine (e sconfiggere Victor) entro un tempo limitato.
Nel mezzo ci sono potenziamenti (stimolanti, chiamati così nel gioco), armi da raccogliere, nemici standard e speciali da uccidere e piccole chicche tutta da scoprire. Si inizia sempre nella “Strada Principale”, la prima ambientazione con un livello di difficoltà basso (1, ndr) e avanzando si avrà la possibilità di spostarsi attraverso 9 diversi stage – ognuno con il suo grado di sfida (20 è il massimo). Tutti questi sono presi paro paro dal gioco, quindi non c’è nulla di nuovo sotto questo punto di vista. La novità piuttosto risiede nello svolgimento.
La particolarità è che la progressione, o meglio, il muoversi fra un livello e l’altro, non è lineare. La mappa è costruita in modo tale da lasciarti una certa libertà nel passare da una zona all’altra. Per esempio: dal punto di partenza, Strada Iniziale, troverete addirittura tre “porte luminose” diverse, le quali vi porteranno rispettivamente a “Centro di Cura”, “Reparto di riabilitazione” e “Raccoon City Est” – ognuno di questi ha livelli di difficoltà differenti, implicitando una certa strategia d’approccio applicabile già dopo poche partite.
Ad ogni run, Leon partirà solo con la sua pistolina (perdendo quindi tutto quello ottenuto in quella precedente) e uccidendo e navigando fra i livelli dovrà sconfiggere nemici, accumulare punti, acquistare stimolanti (che migliorano specifiche azioni e statistiche) e raccogliere armi e risorse (in abbondanza, non ne sentirete mai il bisogno) con lo scopo di costruire le miglior build possibile per arrivare alla fine. Chiaramente, ripetiamolo, ad ogni morte e ad ogni nuova partita, si ripartirà sempre da zero.
Com’è?
Divertente, sfidante al punto giusto, con un piacevole grado di approfondimento e sviluppo. Intendiamoci, ancora una volta, nulla di rivoluzionario o groundbreaking – tanto per usare un altro inglesismo. Piuttosto la sensazione di tornare nel gioco con un approccio più leggero e caciarone si può considerare una scelta assolutamente azzeccata ma senza grandissime lodi; in particolare se giocare con Leon vi diverte molto.
Chiaramente, la casualità con la quale si trovano armi e si sbloccano gli stimolanti influisce moltissimo sulle singole run, ma d’altronde è una caratteristica del genere. Voglio dire che vi capiteranno sessioni di gioco in cui, già dal primo livello, riuscirete a costruire build che vi permetteranno di avanzare velocemente a gradi di sfida più elevati. In generale, la difficoltà è ben bilanciata e il livello di sfida, in alcuni momenti soprattutto, è piuttosto alto: sarete chiamati a padroneggiare molto bene il gameplay e aver costruito una build di tutto rispetto.
Altra cosa interessante è che, replicando le ambientazioni del gioco vero e proprio – che quindi conosciamo già – Leon Must Die Forever stuzzica anche l’esplorazione, provando anche a non essere lineare. Dedicare qualche minuto (preziosissimo, alcune volte) a girare qua e là potrebbe ricompensarvi con cose molto utili – armi, perlopiù.
Tirando le somme, di questo Leon Must Die Forever si possono dire cose perlopiù positive, avendo bene a mente le premesse. Una modalità extra piacevole, che vi aggiungerà qualche ora di gameplay (5, forse 6, in base alla vostra dimestichezza) e che si poggia su certezze quasi assolute: il feeling positivo del pubblico con lo stile di Leon (action, dinamico, ingaggiante) e la struttura roguelike che dimostra di incastrarsi bene con l’anima più immediata del gioco – fatta di pistole sotto steroidi, fucili a pompa molto arroganti e fucili di precisione letali.









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