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Resident Evil Requiem | Recensione

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Fin dai primi dettagli emersi a seguito del suo annuncio, Resident Evil Requiem non è parso semplicemente il nuovo episodio di una serie storica, bensì un progetto intenzionato a riassumere trent’anni di evoluzione del franchise in un’opera matura e coinvolgente. Capcom ha infatti tentato qualcosa che per molti anni è sembrato impossibile, ossia unire survival horror, enigmi classici e azione spettacolare senza sacrificare l’identità della saga, anche per quanto concerne la trama.

La premessa è semplice ma efficace. Due persone, Leon S. Kennedy e la nuova protagonista Grace Ashcroft, vedono le loro vite cambiare durante quello che diventa il peggior giorno della loro esistenza. Da quel momento entrambi finiscono coinvolti in una missione disperata per salvare qualcuno e, indirettamente, il mondo intero. Il motore emotivo del gioco sta proprio in questo: una sincerità quasi ingenua, tipica della serie, che convive con scene assurde come inseguimenti in moto tra zombie, mostri giganteschi e combattimenti spettacolari.

Sulla carta, quindi, la nuova fatica della casa di Osaka è un tentativo di cristallizzare ulteriormente gli ottimi risultati finora raggiunti dalla serie, cercando al contempo di elevare l’esperienza di gioco sia dal punto di vista del gameplay sia da quello tecnico.

Missione compiuta anche questa volta? Scopriamolo insieme all’interno della nostra recensione!

Versione provata: PlayStation 5 Pro

Il vecchio e il nuovo

Come è ormai noto, il canovaccio narrativo ruota attorno a Grace Ashcroft, agente dell’FBI e figlia di Alyssa Ashcroft (personaggio ben noto a chi ha giocato a Resident Evil Outbreak). Indagando sulla misteriosa morte della madre, Grace viene catturata da Victor Gideon, uno scienziato eccentrico legato alla Umbrella. Nello stesso tempo, Leon S. Kennedy, ormai veterano della lotta al bioterrorismo, è impegnato in una missione personale: cercare una cura per qualcosa che non comprende pienamente.

Inutile dire che le loro vicende si sviluppano parallelamente fino a intrecciarsi. Grace cerca disperatamente di fuggire da una struttura medica trasformata in laboratorio degli orrori, mentre Leon assedia il complesso dall’esterno. Insieme dovranno fermare i piani di Gideon e affrontare una cospirazione collegata ancora una volta a Raccoon City.

La storia è naturalmente piena di rimandi e richiede una certa familiarità con il passato per essere compresa appieno. Questo aspetto la rende affascinante per i fan, ma anche divisiva. Alcuni sviluppi introducono infatti nuove direzioni piuttosto che concludere definitivamente gli archi narrativi precedenti. Più che una chiusura, il gioco appare quindi come una transizione verso un futuro ancora incerto della saga (soprattutto durante la fase finale, dove viene messa un po’ troppa carne al fuoco in termini di introduzioni concettuali).

Uno degli elementi più interessanti riguarda tuttavia la nuova variante del virus. Gli infetti non sono più soltanto creature prive di coscienza, bensì sono capaci di mantenere frammenti di memoria e comportamento. Alcuni continuano a svolgere attività legate alla loro vita precedente, trasformando ogni incontro in qualcosa di tragico oltre che spaventoso. Non si tratta più soltanto di mostri, ma di persone perdute; un’aggiunta che conferisce quindi una dimensione emotiva inedita per il franchise.

Bentornati nel survival horror

Per quanto riguarda il gameplay, Capcom ha scoperto le carte diverse settimane fa. La struttura alterna infatti costantemente due esperienze molto diverse. Il giocatore controlla sia Grace sia Leon, e questa scelta definisce l’intero ritmo dell’avventura, considerato anche il fatto che entrambi godono di features dedicate.

Le sezioni con la ragazza rappresentano il lato più puro del survival horror. La protagonista è vulnerabile, ha poche risorse e deve affrontare ambienti complessi come un enorme ospedale-labirinto pieno di corridoi bui, stanze bloccate e passaggi segreti. Si viene quindi chiamato ad un’esplorazione attenta, alla risoluzione di enigmi ambientali e alla gestione maniacale di munizioni e cure. Da buon marchio di fabbrica dell’IP, spesso è preferibile evitare i nemici piuttosto che affrontarli, anche perché alcuni possono rialzarsi dopo essere stati sconfitti e diventare più pericolosi.

Ne deriva una tensione costante. Mostri che inseguono la protagonista costringono a studiare attentamente il livello e a memorizzarne la struttura. Il level design (soprattutto nella prima metà) è tra i migliori della serie, perché crea percorsi circolari e scorciatoie che permettono di sfuggire ai pericoli senza frustrazione. In queste sezioni il gioco raggiunge i momenti più spaventosi, in cui ogni angolo può nascondere una minaccia.

Quando il controllo passa a Leon, l’atmosfera cambia radicalmente, in quanto il giocatore si sente davvero potente. L’ex poliziotto possiede infatti un arsenale completo e può eseguire mosse finali spettacolari e parate precise tramite la propria accetta. Il combattimento è fluido e appagante, con nemici che reagiscono realisticamente ai colpi sia in termini visivi che per quanto riguarda l’effetto sul gameplay.

Al contrario della ragazza, le sue sezioni includono grandi battaglie contro orde di infetti, scontri con creature gigantesche e sequenze cinematografiche degne di un prodotto hollywoodiano. Durante queste fasi emerge purtroppo il difetto più grande: le sfide contro i boss sono tra le più dimenticabili mai concepite da Capcom. Tranne rarissimi casi, risultano facili da leggere e con mosse molto limitate, rendendo il confronto poco epico e, a tratti, persino noioso.

A completare il quadro vi sono ovviamente le meccaniche di crafting e quelle dedicate al potenziamento delle armi, in questo caso non legate all’oro ma a una valuta ottenuta durante i combattimenti. La progressione è quindi tangibile e gratificante, e spinge ulteriormente all’esplorazione degli ambienti per ottimizzare il proprio equipaggiamento, magari scovando qualche altro segreto o collezionabile nascosto.

Senza troppi dubbi, l’alternanza è il cuore del prodotto. Dopo lunghe ore di tensione con Grace, controllare Leon diventa liberatorio. Allo stesso tempo, tornare alla vulnerabilità della protagonista riporta immediatamente la paura. Va però segnalato che, in alcune parti con la giovane, la situazione diventa davvero soverchiante a causa della presenza di nemici — alcuni invulnerabili — che talvolta provocano game over frustranti, complice anche la distribuzione poco generosa dei checkpoint automatici.

Il ritorno del RE

Dal punto di vista tecnico, Resident Evil Requiem rappresenta un grande salto qualitativo: è il capitolo visivamente più impressionante della serie. L’illuminazione dinamica crea atmosfere estremamente realistiche, i modelli dei personaggi sono dettagliati e i danni sui corpi dei nemici sono rappresentati con un livello di realismo notevole. Il framerate è solido e, grazie soprattutto allo sfruttamento del PSSR di PS5 Pro, la fluidità dell’azione si sposa perfettamente con il grande impatto estetico creato dalla software house giapponese.

Gli ambienti sono tuttavia il vero punto di forza artistico. L’ospedale, i laboratori, l’hotel abbandonato e la stessa Raccoon City distrutta trasmettono costantemente oppressione e malinconia. Anche quando la città appare volutamente spoglia e decadente, contribuisce al senso di tragedia che permea l’intera esperienza.

Il comparto audio è altrettanto curato. Le sezioni di Grace sfruttano silenzio e rumori ambientali per aumentare la tensione, mentre quelle di Leon sono accompagnate da musiche arrembanti che esaltano le scene a schermo. Un plauso va inoltre al doppiaggio italiano, davvero curato e ben realizzato: questo aspetto aiuta a dare spessore ai protagonisti, rendendo credibile la crescita emotiva di Grace e la determinazione ormai stanca di Leon, che tuttavia continua nella sua missione di contrasto al bio terrorismo.

La direzione artistica riesce quindi nella non facile impresa di fondere horror e spettacolo senza perdere la bussola creativa. Il gioco è macabro ma anche nostalgico, a volte ironico e a volte drammatico. I nemici non sono soltanto mostri, ma simboli della tragedia che accompagna la saga sin dall’inizio.

8.5
Riassunto
Riassunto

Resident Evil Requiem non è un titolo privo di difetti. La trama potrebbe non soddisfare tutti e il passaggio ripetuto tra horror e azione è senza dubbio divisivo. Tuttavia, il nuovo capitolo targato Capcom a nostro avviso riesce in qualcosa di estremamente difficile: riunire le due anime opposte della serie. Il gioco è eccessivo, melodrammatico e talvolta persino assurdo, ma proprio per questo profondamente fedele allo spirito di Resident Evil.

Pro
Esperienza immersiva e diversificata Esteticamente e tecnicamente sublime Gameplay divertente ed appagante
Contro
Il cambio di ritmo potrebbe non essere apprezzato da tutti Bossfight dimenticabili
  • Valutazione8.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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