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Realm of Ink | Recensione

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Nel panorama sempre più affollato dei roguelite d’azione, Realm of Ink riesce a distinguersi grazie a una forte identità visiva, un sistema di combattimento immediato e una progressione costruita attorno alla sperimentazione. Il titolo sviluppato da Leap Studio prende ispirazione da alcuni grandi esponenti del genere, in particolare Hades, ma cerca di ritagliarsi uno spazio personale attraverso un’estetica legata alla pittura a inchiostro cinese e alla mitologia orientale.

Fin dai primi minuti, il gioco comunica con chiarezza la sua natura: si muore, si riparte, si migliora e si tenta di nuovo. Ogni run diventa così un nuovo capitolo di un racconto in continua trasformazione, dove il fallimento non è mai davvero una punizione, ma parte integrante del percorso. Realm of Ink non rivoluziona il genere, ma lo interpreta con personalità, offrendo un’esperienza elegante, dinamica e ricca di possibilità.

Tuttavia, queste premesse serviranno per emergere da un settore sempre più competitivo e saturo? Scopriamolo insieme all’interno della nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 5

Storia d’inchiostro

La storia segue Red, una spadaccina impegnata nell’inseguimento di un Demone Volpe all’interno di un mondo misterioso, nato da inchiostro, memoria e destino. Quella che inizialmente sembra una classica vicenda fantasy di vendetta si trasforma gradualmente in qualcosa di più introspettivo, in quanto Red scopre che la sua esistenza, i suoi ricordi e persino il suo destino sono parte di un manoscritto vivente.

L’idea di un mondo scritto, in cui morte e rinascita si ripetono come pagine di un libro mai concluso, dà alla struttura roguelite un significato narrativo interessante. La progressione della trama avviene attraverso le run, i dialoghi con i personaggi, la scoperta di nuove informazioni e l’approfondimento del mondo di gioco.

Nonostante la premessa sia affascinante, la narrazione non sempre riesce a mantenere lo stesso livello di coinvolgimento. Alcuni dialoghi risultano poco incisivi e, in certi momenti, la ripetizione tipica del genere finisce per rallentare il ritmo del racconto. Tuttavia, l’ambientazione e il tema del destino scritto riescono comunque a dare un’identità precisa all’avventura.

Spada e calamaio

Il punto di forza principale di Realm of Ink è senza dubbio il gameplay. Il combattimento è rapido, fluido e reattivo: Red si muove con agilità tra i nemici, alternando attacchi, schivate e abilità speciali in arene che spingono costantemente il giocatore a restare in movimento. Ogni scontro ha un buon ritmo e restituisce una piacevole sensazione di controllo.

La varietà delle build è uno degli aspetti più riusciti. Durante l’avventura si sbloccano diversi stili di combattimento e forme d’arma, ognuna capace di modificare sensibilmente l’approccio alla run. Alcune configurazioni premiano l’aggressività ravvicinata, altre puntano sugli effetti elementali, sul veleno, sulle maledizioni, sugli attacchi a distanza o sul supporto dei compagni.

Un ruolo centrale è svolto dalle Gemme di Inchiostro, che permettono di ottenere abilità e sinergie differenti. Queste non si limitano ad aumentare le statistiche, ma cambiano concretamente il modo in cui si combatte: possono generare effetti a catena, evocare attacchi automatici, applicare status alterati o potenziare il compagno che affianca la protagonista.

Proprio i compagni, chiamati Ink Pets o Tintanimali, rappresentano una delle idee più interessanti del sistema di progressione. In base alle combinazioni di Gemme di Inchiostro equipaggiate, questi esseri cambiano forma, abilità e comportamento, diventando parte attiva della strategia. Non sono semplici elementi estetici, ma veri supporti in battaglia.

La struttura delle run è fortunatamente chiara e accessibile, in quanto si avanza stanza dopo stanza, si affrontano nemici normali, élite e boss, si raccolgono risorse e si torna all’hub centrale per acquistare potenziamenti permanenti. Il gioco offre molte possibilità di personalizzazione, anche se nelle prime ore la progressione può risultare leggermente sbilanciata e alcune run dipendono più del dovuto dalla fortuna degli oggetti trovati.

Un altro aspetto da considerare è la difficoltà. Pur offrendo diversi livelli di sfida, Realm of Ink tende spesso a concedere molti strumenti al giocatore, tra cure, potenziamenti e sinergie molto potenti. Questo rende l’esperienza più accessibile, ma può ridurre la tensione tipica dei roguelite più severi.

Arte in movimento

Dal punto di vista artistico, Realm of Ink è uno degli elementi più affascinanti dell’intera produzione. Lo stile visivo richiama la pittura tradizionale cinese a inchiostro, con ambienti che sembrano composti da pennellate, personaggi eleganti e creature ispirate alla mitologia orientale. Foreste, mausolei, rovine e scenari spirituali costruiscono un mondo suggestivo e coerente.

Il design dei nemici e dei boss è particolarmente riuscito. Demoni, spiriti, creature leggendarie e guardiani contribuiscono a rendere l’universo di gioco vivo e riconoscibile. Ogni area possiede una propria identità visiva, e anche i dettagli di sfondo aiutano a rafforzare l’atmosfera.

Anche il comparto sonoro accompagna bene l’esperienza, con musiche che utilizzano sonorità tradizionali e brani capaci di adattarsi sia ai momenti più contemplativi sia agli scontri più intensi. L’unione tra colonna sonora, direzione artistica e animazioni rende l’avventura spesso ipnotica.

Sul piano tecnico, il gioco si comporta in maniera solida. Anche nelle situazioni più caotiche, quando lo schermo si riempie di effetti, evocazioni e nemici, l’azione rimane generalmente fluida e leggibile. Questo è fondamentale per un titolo basato su riflessi, schivate e rapidità decisionale.

La copia del gioco è stata fornita dal publisher al fine di realizzare questa recensione.

7.5
Riassunto
Riassunto

Realm of Ink è un roguelite d’azione elegante e profondo, capace di unire bellezza visiva e buona varietà meccanica. Non è privo di difetti: la narrazione poteva essere più incisiva, la difficoltà più equilibrata e alcune fasi iniziali meno dipendenti dalla fortuna. Tuttavia, il sistema di combattimento, la ricchezza delle build e lo splendido stile artistico lo rendono un titolo consigliato agli appassionati del genere.

Pro
Combat system dinamico ed appagante Componente rogue ben calibrata Artisticamente è sublime
Contro
Narrativamente poco incisivo Difficoltà tarata verso il basso in maniera eccessiva
  • Valutazione7.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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