Bellwright
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Bellwright | Recensione

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Se siete giocatori PC e frequentatori di Steam, spesso ricettacolo di numerose perle videoludiche nascoste ai grandi riflettori, è probabile che vi siate già imbattuti in precedenza nella pagina di Bellwright, titolo sviluppato da Donkey Crew e pubblicato sulla piattaforma di Valve il 23 aprile 2024.

Il gioco è tutt’ora in fase di early access – ufficialmente su PC, ufficiosamente anche su console – e continua a ricevere un costante supporto dalla software house polacca composta da ex modder di Mount & Blade, con cui peraltro condivide alcuni aspetti in maniera piuttosto evidente. L’ultimo importante aggiornamento riguarda proprio la sua pubblicazione su console, annunciata durante la Summer Game Fest, che immaginiamo sia passata in sordina non trattandosi di un titolo troppo conosciuto al di fuori del pubblico PC.

Il debutto su PS5 e Xbox Series X/S rappresenta l’occasione perfetta per scoprire una piccola perla che, come vedremo, presenta numerose luci ma anche diverse ombre. Anticipiamo infatti che, allo stato attuale delle cose, la versione console di Bellwright necessita di alcuni interventi decisi da parte degli sviluppatori per poter essere fruito al meglio: nel corso della recensione snoccioleremo tutti gli aspetti cui ci stiamo riferendo.

Versione provata: PS5 (modello base)

Un sandbox nel cuore del Medioevo

Bellwright catapulta il giocatore in un Medioevo europeo non autentico – l’ambientazione è inventata, trattandosi dell’immaginario stato di Karvenia – ma verosimile. Niente magie, pozioni e creature di fantasia, bensì uno spaccato di realtà medievale nuda e cruda, dove è possibile passeggiare tra villaggi e foreste ammirando una ricostruzione della quotidianità dell’epoca, dalle abitazioni ai cittadini, dagli strumenti utilizzati alle professioni svolte da ognuno.

Bellwright - Screenshot di gameplay
Bellwright – Screenshot di gameplay

La trama prende avvio in maniera piuttosto secca, senza preamboli. Subito dopo aver creato il proprio personaggio ci si trova già nel mondo di gioco, scoprendo immediatamente il passato più recente e a cosa si andrà incontro: siamo stati accusati ingiustamente dell’assassinio del Principe e condannati a morte per il presunto omicidio. Dopo essere scappati, però, abbiamo fatto ritorno a Karvenia per poter finalmente fare luce sull’accusa ingiusta: sarà quindi nostro obiettivo scalare nuovamente i ranghi della società, con l’obiettivo di sollevare una ribellione contro l’opprimente sovrano della regione.

Una volta preso il comando del protagonista, ci si rende subito conto di come il gameplay di Bellwright sia un qualcosa di già visto nel panorama videoludico degli ultimi tempi, per lo meno nelle sue caratteristiche più generali. A primo impatto si tratta di un classico GDR sandbox a mondo aperto con elementi survival, dove è possibile esplorare liberamente il vasto mondo di gioco, raccogliendo risorse per poter mangiare, craftare strumenti o costruire accampamenti/edifici.

Sulla carta l’impalcatura del titolo di Donkey Crew vi ricorderà altre produzioni recenti, su tutte Medieval Dynasty, Valheim oppure Life is Feudal: Your Own. Si esplora, si raccoglie, si fa crafting, si costruisce, si caccia e si combatte, il tutto facendo crescere il proprio personaggio. Con una caratteristica aggiuntiva che spicca tra le altre e rende Bellwright piuttosto accattivante: c’è un forte aspetto gestionale che lo avvicina addirittura ai giochi strategici, dove avrete la responsabilità non solo di guidare il protagonista ma anche di gestire i vostri insediamenti in maniera approfondita. Dovrete occuparvi della costruzione di tutti gli edifici necessari per il buon funzionamento del villaggio – come ad esempio depositi per i materiali, strutture difensive, abitazioni – e al contempo dovrete incaricare alle diverse mansioni ciascun cittadino reclutato, impartendo diversi ordini a seconda del contesto.

Ogni cittadino può essere assegnato alle specifiche costruzioni (chi alla segheria, chi alla capanna di raccolta della cacciagione e così via), oppure può essere impostato come generico “lavoratore” che in automatico contribuisce a completare eventuali task avviate, ad esempio portando materiali al tavolo di ricerca per nuove tecnologie. Oltre a ciò, ogni cittadino può essere ingaggiato anche come soldato da portare in battaglia al proprio fianco, con la premessa di dovergli affidare un’arma per non farlo combattere a mani nude.

Bellwright - Sistema di combattimento
Bellwright – Sistema di combattimento

A proposito di guerra, il combat system è forse l’aspetto che più di tutti fa emergere i trascorsi degli sviluppatori nella creazione di Mount & Blade. Il sistema di combattimento, direzionale, è infatti pressoché identico (e per certi versi somiglia anche a quello di Kingdom Come: Deliverance) e nonostante non sia immediato come in altri GDR funziona comunque bene: ogni fendente dell’arma va direzionato con la levetta analogica da sinistra, dall’alto o da destra, per cercare di colpire i nemici nel punto più indifeso. L’anima di Mount & Blade si rivede chiaramente anche nelle battaglie, dove potrete condurre il vostro esercito selezionando tattiche, formazioni, equipaggiamenti e impartendo ordini in tempo reale.

La struttura complessiva di Bellwright ci è sembrata molto originale, pur non essendo un unicum assoluto nel panorama dei GDR survival, permettendo al giocatore di cimentarsi in lunghe partite destinate a diventare sempre più complesse e appaganti al progredire della storia e degli insediamenti costruiti. Anche perché la gestione di questi non si limita al semplice governo interno ma anche esterno: più crescerà la vostra rete di insediamenti, più dovrete curare i rapporti tra essi e con gli insediamenti vicini, instaurando tratte commerciali e alleanze.

Se è vero che nella concorrenza si possono trovare proposte molto somiglianti – tra cui è proprio Medieval Dynasty il più simile – è altrettanto vero che la mescolanza di componenti ruolistiche, survival e gestionali conferisce a Bellwright una sua unicità, per lo meno nei videogiochi a tema storico.

Bellwright - Albero tecnologie
Bellwright – Albero tecnologie

I limiti di una conversione non impeccabile

Purtroppo, allo stato attuale delle cose l’esperienza di Bellwright su console è minata da una conversione tutt’altro che impeccabile, su cui Donkey Crew dovrà intervenire. Le carenze più gravi riguardano l’interfaccia dei menu e i comandi associati, tutto palesemente pensato per PC e adattato “a forza” al controller.

La navigazione risulta confusionale e contorta in diversi menu, soprattutto quelli destinati al crafting di nuovi oggetti o alla gestione di singoli edifici produttivi, e costringe a spostarsi con le frecce direzionali tra numerosi elementi in maniera imprecisa, laddove il mouse permetterebbe invece di raggiungere ogni voce in un colpo solo. Per fare un altro esempio, nel campo di raccolta del legname si può impostare un numero preciso di unità da raccogliere: per cambiare la cifra il gioco apre la tastiera virtuale di PlayStation, dove è necessario inserire manualmente il numero desiderato e dare conferma. Anche in questo caso emerge in modo netto la progettazione per PC, dato che con la tastiera fisica sarebbe possibile digitare semplicemente il numero e premere su Invio.

Gli stessi menu in generale non sono sempre chiarissimi a prescindere dall’uso del controller: per fare un altro esempio, quando si avvia lo sviluppo di un nuovo progetto al rispettivo banco di ricerca, non è immediato capire cosa si deve fare, quali materiali trasportare e dove inserirli per completare lo sviluppo. Forse Donkey Crew potrebbe pensare ad uno “svecchiamento” di alcune interfacce che al momento sono un po’ disorientanti nella loro complessità.

Bellwright - Menu in-game
Bellwright – Menu in-game

La situazione dei controlli su console migliora nella raccolta di materiali e nella costruzione degli edifici, dove gli input sono delegati alla semplice pressione di un grilletto, ma soprattutto nel combat system, dove le levette analogiche forniscono anzi un aiuto al combattimento direzionale. Giocare a Bellwright al momento resta però in parte un’esperienza limitata, perché il ritmo di gioco viene continuamente spezzato dai menu intricati e dalla relativa complessità della navigazione col controller.

Segnaliamo infine problematiche anche nello svolgimento delle quest. Ci è capitato di morire in un combattimento con predoni durante una delle prime missioni, assieme al nostro compagno Lubomir: dopo il respawn lo abbiamo ritrovato esattamente nello stesso posto in cui era stato fatto fuori, ma una volta avvicinati non si è riassociato a noi, letteralmente guardandoci immobile mentre gli stessi predoni ci attaccavano di nuovo. C’è quindi da affinare anche l’IA dei seguaci, che al momento è troppo passiva e non coerente.

Il comparto tecnico

Altro aspetto critico della conversione su console è il comparto audiovisivo. Dal punto di vista grafico, nonostante siano proposti numerosi scorci suggestivi, l’opera di Donkey Crew non fa gridare al miracolo a causa di texture slavate e modelli poligonali dei personaggi non eccelsi: non si tratta comunque di un difetto grave, non essendo Bellwright un titolo che punta alla grafica come aspetto di primaria importanza.

L’aspetto peggiore risiede purtroppo nei problemi a livello prestazionale. Ogni manciata di secondi si presentano dei fastidiosi stutter e micro-lag specialmente in modalità Prestazioni a 60 fps, senza considerare pop-in di elementi a distanza che di certo non migliorano l’esperienza visiva. Sono presenti bug e glitch qua e là: abbiamo notato soprattutto personaggi che tendono ad incastrarsi negli ostacoli o a camminare a vuoto contro essi, così come episodi di clipping e animazioni imprecise in generale.

Bellwright - Dialoghi
Bellwright – Dialoghi

Per quanto riguarda il comparto sonoro va fatto un discorso a parte sulle voci. Nella pagina Steam del gioco è presente una dichiarazione esplicita degli sviluppatori circa l’uso dell’intelligenza artificiale per la generazione delle linee di dialogo:

“Generative AI is used during development to prototype the voice acting. Expect professional voice acting quality by the full release”.

La scelta è stata quindi intrapresa in via temporanea come “placeholder” in vista di un futuro rilascio in versione 1.0, dove verranno invece impiegati veri professionisti per il doppiaggio. La soluzione per il momento regge e non ci sentiamo di criticarla, soprattutto considerando le dimensioni ridotte del team (e il budget probabilmente insufficiente per affrontare determinati costi). Certo, bisogna accettare che la narrazione risulta sempre piuttosto “piatta” e poco o nulla coinvolgente, ma siamo fiduciosi che Donkey Crew riuscirà a mantenere la promessa con la futura release definitiva. In ogni caso, qualora non dovessero proprio piacervi le voci AI, è sempre possibile disabilitarle dalle impostazioni di gioco.

Sono totalmente da rivedere le traduzioni italiane dei testi scritti: oltre a parecchie frasi rimaste in inglese, tra quelle localizzate in italiano c’è spesso imprecisione, con testi che risultano poco omogenei al contesto o tradotti in maniera molto approssimativa. Consigliamo inoltre agli sviluppatori l’introduzione di un’opzione per regolare la dimensione dei caratteri: giocando sullo schermo della TV – anche a distanza non esagerata – abbiamo dovuto avvicinarci per riuscire a leggere alcuni contenuti.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Bellwright
7.3
Riassunto
Riassunto

A primo impatto Bellwright potrebbe sembrare il classico miscuglio di elementi RPG, survival e sandbox già visto in decine di altre produzioni indipendenti. Tuttavia, la forte componente gestionale lo toglie dalla pericolosa etichetta di "more of the same" rendendolo un gioco profondo e godibile. Bellwright è una perla grezza: un sandbox nel vero senso della parola, ma anche un ottimo gioco di ruolo che gli appassionati del genere sapranno apprezzare. Purtroppo la conversione su console al momento limita l'esperienza, con la complicità di un'interfaccia difficile da navigare col controller e di un'ottimizzazione insufficiente. Al momento della pubblicazione di questa recensione il gioco è comunque ancora in early access: Donkey Crew ha quindi tutto il tempo utile per intervenire e limare gli aspetti negativi in vista della futua release completa.

Pro
Un RPG sandbox profondo e appagante Componente gestionale ottima, che lo avvicina addirittura a titoli strategici Combat system funzionale, seppur non immediato Ambientazione medievale riproposta in modo realistico e credibile
Contro
Si percepisce che il gioco è stato pensato per PC: la navigazione nei vari menu in-game (di per sé già complessi) risulta confusionaria con il controller Pessima ottimizzazione: stutter molto frequenti, framerate non solidissimo Traduzioni in italiano imprecise, con alcuni testi ancora in inglese
  • Giudizio complessivo7.3
Scritto da
Alberto Baldiotti

Appassionato di videogiochi e tecnologia in generale, con un occhio di riguardo per i PC gaming. Da sempre fan della saga degli Elder Scrolls, Grand Theft Auto e Splinter Cell. Sono laureato in Scienze storiche e, quando non leggo o scrivo di videogiochi, approfondisco le mie conoscenze sulla storia documentandomi attraverso portali dedicati.

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