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MARVEL Tōkon: Fighting Souls | Anteprima hands-on

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Abbiamo avuto l’opportunità di provare MARVEL Tōkon: Fighting Souls durante un evento organizzato a Roma da PlayStation Italia. La sessione ci ha permesso di entrare nel cuore del nuovo picchiaduro sviluppato da Arc System Works in collaborazione con PlayStation Studios e Marvel Games, un progetto che reinterpreta l’universo della Casa delle Idee attraverso un’estetica marcatamente giapponese e un sistema di combattimento a squadre accessibile in superficie, ma complesso da padroneggiare.

Le prime impressioni sono molto positive, soprattutto per la spettacolarità della produzione. MARVEL Tōkon: Fighting Souls cattura immediatamente l’attenzione grazie a un comparto artistico di grande impatto, accompagnato da musiche energiche che sostengono il ritmo degli scontri. Meno convincente, invece, è apparso il doppiaggio italiano, almeno nella versione provata.

Un anime fighter che reinterpreta l’universo Marvel

Fin dai primi istanti, il titolo mette in mostra l’esperienza maturata da Arc System Works nel campo degli anime fighter. Personaggi, effetti visivi e animazioni si fondono in una rappresentazione estremamente dinamica dell’universo Marvel, capace di preservare l’identità degli eroi e dei villain più conosciuti, rileggendoli attraverso una sensibilità estetica tipicamente nipponica.

Il character design è uno degli aspetti più riusciti. I protagonisti sono immediatamente riconoscibili, pur presentando soluzioni stilistiche originali. L’armatura di Iron Man, per esempio, richiama elmi tipicamente orientali, mentre altri personaggi adottano linee eccentriche o volutamente esagerate. Il risultato è un roster familiare ma, allo stesso tempo, sorprendentemente fresco.

Anche le animazioni raggiungono un livello qualitativo elevato. Le mosse speciali sono accompagnate da esplosioni di energia, cambi d’inquadratura, deformazioni prospettiche e sequenze cinematografiche che trasformano ogni combo in un piccolo spettacolo. I colpi più potenti riempiono lo schermo senza compromettere eccessivamente la leggibilità dell’azione, mentre le transizioni tra le sezioni degli scenari conferiscono alle battaglie una progressione quasi narrativa, accompagnate da godibili schermate in stile fumetto.

Durante gli scontri si ha infatti spesso l’impressione di assistere a un episodio animato interattivo, con una regia capace di enfatizzare ogni impatto e restituire ai personaggi una fisicità convincente. Il risultato è un gioco visivamente ricco, colorato e sempre in movimento, ma dotato di una forte coerenza stilistica.

Musiche ed effetti sonori al centro dell’esperienza

Anche il comparto musicale si è dimostrato particolarmente efficace. Le tracce accompagnano gli incontri con grande energia, crescendo insieme all’intensità dello scontro. Gli effetti sonori sottolineano con precisione colpi, parate, contrattacchi e attivazioni delle tecniche speciali.

La musica non rimane quindi un semplice sottofondo, ma diventa parte integrante della messa in scena. Insieme alla qualità delle animazioni e degli effetti, contribuisce a trasformare ogni incontro in un evento audiovisivo di notevole impatto.

Meno entusiasmante è apparso il doppiaggio italiano. Alcune interpretazioni non sembrano sostenere pienamente la forza delle immagini e l’intensità delle battaglie. Le voci non risultano necessariamente fuori contesto, ma in diversi momenti la recitazione appare poco incisiva e non sempre allineata alla personalità dei personaggi.

In un gioco così rapido ed esagerato ci si aspetterebbe un’interpretazione vocale altrettanto energica. Durante la prova, invece, alcune battute sono sembrate più piatte del previsto, riducendo l’impatto di sequenze visivamente eccellenti. Si tratta naturalmente di un’impressione maturata su una versione precedente alla pubblicazione, che potrebbe essere ulteriormente rifinita.

Scontri quattro contro quattro dal ritmo forsennato

MARVEL Tōkon: Fighting Souls propone battaglie tra squadre composte da quattro personaggi. Il giocatore inizia controllando un combattente principale, mentre gli alleati possono intervenire come supporto, entrare durante le combo o sostituire il personaggio attivo.

A differenza di altri picchiaduro a squadre, la formazione condivide un’unica riserva di energia. Non è quindi possibile lasciare un personaggio nelle retrovie per recuperare salute: ogni errore influisce direttamente sulla sopravvivenza dell’intero gruppo. Questa scelta rende gli scontri particolarmente intensi. Le battaglie procedono rapidamente e possono cambiare direzione in pochi secondi, soprattutto quando entrano in gioco assist, sostituzioni, contrattacchi e mosse combinate.

Spingendo un avversario contro i limiti dell’arena è inoltre possibile attivare transizioni verso nuove zone dello scenario. Il passaggio non è soltanto spettacolare, ma può modificare l’equilibrio dell’incontro, consentendo all’attaccante di riunirsi con un compagno e ottenere vantaggi legati all’energia e alle risorse disponibili.

Le arene assumono così un ruolo concreto. Alcune sono molto estese e suddivise in numerose sezioni, mentre altre non permettono di sfruttare le transizioni con la stessa facilità. Ogni passaggio introduce un nuovo fondale e rafforza la sensazione di uno scontro in continua evoluzione.

Accessibile all’inizio, tecnico sotto la superficie

I comandi di base possono sembrare semplici. È possibile realizzare sequenze automatiche premendo ripetutamente i pulsanti d’attacco, mentre diverse tecniche speciali richiedono combinazioni relativamente immediate. Questo sistema permette anche a chi non frequenta abitualmente il genere di eseguire presto combo spettacolari. Dopo pochi incontri, tuttavia, emerge una profondità molto maggiore.

Le tecniche possono essere effettuate anche attraverso input tradizionali e il sistema comprende numerose meccaniche offensive e difensive. Assist, sostituzioni, mosse EX, attacchi finali, abilità personali, gestione delle risorse e contrattacchi devono essere utilizzati con criterio. La sensazione è che MARVEL Tōkon voglia essere accogliente senza rinunciare alla complessità. Un principiante può divertirsi usando pochi tasti, ma per affrontare avversari preparati sarà necessario studiare attentamente ogni possibilità.

Uno degli aspetti emersi con maggiore chiarezza riguarda la necessità di memorizzare la disposizione dei comandi, soprattutto in difesa. Nelle fasi più concitate non basta conoscere le mosse offensive, bensì bisogna sapere quale tasto premere per reagire alle azioni avversarie. Parate, schivate, assist difensivi e contrattacchi richiedono tempismo, memoria muscolare e una buona lettura della situazione. Esitazioni anche minime possono trasformarsi in combo estremamente dannose.

Particolarmente importante è l’indicatore Assemble. Consumandone i segmenti, gli alleati possono intervenire per prolungare una combo, supportare un’azione offensiva o contrastare una manovra nemica. Alcune contromosse possono essere a loro volta ribaltate, generando spettacolari sequenze di risposta e contro-risposta.

Il gioco non sembra quindi premiare il semplice button mashing quando il livello dello scontro si alza. Chi conosce le opzioni difensive e sa riconoscere gli attacchi nemici dispone di un vantaggio evidente. Tutorial e modalità allenamento saranno fondamentali per comprendere quando chiamare un alleato, come difendersi e in quale momento tentare un contrattacco.

Ogni personaggio propone meccaniche differenti

La varietà del roster non riguarda soltanto l’aspetto estetico. Ogni combattente dispone di abilità e caratteristiche capaci di modificare sensibilmente l’approccio alla partita.

Spider-Man è costruito attorno alla mobilità e alla pressione continua. Grazie alla ragnatela può spostarsi rapidamente, attaccare dall’alto e rendere imprevedibili le proprie traiettorie. Il suo Web Zip apre diverse possibilità offensive e può essere concatenato con calci, prese e attacchi capaci di trascinare l’avversario. L’Uomo Ragno dispone anche di proiettili, trappole e strumenti difensivi. Il senso di ragno permette di evitare un attacco e rispondere immediatamente, ma richiede una buona lettura delle intenzioni nemiche.

Ghost Rider segue una filosofia differente. Il personaggio è legato alla Vengeance Gauge, una barra che aumenta utilizzando determinate abilità e potenzia progressivamente gli attacchi. Lasciarla riempire completamente, tuttavia, provoca il collasso del combattente e lo espone a una punizione.

Il giocatore deve quindi trovare un equilibrio tra aggressività e controllo. Catene, attacchi infuocati e prese possono esercitare una forte pressione, ma un uso eccessivo delle tecniche rischia di trasformare il vantaggio in una vulnerabilità.

Captain America controlla lo spazio attraverso le diverse traiettorie dello scudo e può preparare contrattacchi devastanti. Doctor Doom, invece, è in grado di evocare barriere anche a distanza, creando situazioni difficili da gestire per chi si trova sotto pressione.

Queste differenze rendono fondamentale la composizione della squadra. Gli alleati possono essere assegnati a funzioni differenti e intervenire con colpi a distanza, attacchi ascendenti o tecniche dagli effetti particolari. Costruire una formazione equilibrata significa scegliere personaggi le cui abilità si completino a vicenda.

Da evidenziare che abbiamo potuto testare solo 14 dei 20 personaggi che troveremo al lancio del gioco, ma indubbiamente il grande panorama messo in scena da Marvel convince e, allo stesso tempo, permette una scelta eterogenea a seconda dell’esperienza dell’utente.

Un’impressione iniziale molto promettente

La prova organizzata a Roma da PlayStation Italia ha restituito quindi l’immagine di un picchiaduro ambizioso, spettacolare e sostenuto da una direzione artistica riconoscibile.

Character design, animazioni, regia delle mosse speciali e costruzione degli scenari raggiungono un livello qualitativo elevato. Anche le musiche accompagnano perfettamente l’azione, rendendo ogni incontro intenso e memorabile. Il doppiaggio italiano, al contrario, non è sembrato altrettanto convincente e rappresenta, almeno al momento, uno dei pochi elementi capaci di spezzare l’atmosfera.

Sul fronte del gameplay, MARVEL Tōkon: Fighting Souls offre un primo livello di accessibilità senza sacrificare la profondità. Le combo di base sono semplici da eseguire, ma la conoscenza dei comandi, delle risorse e delle opzioni difensive diventa rapidamente indispensabile.

Sarà necessario allenarsi per imparare a contrastare le mosse avversarie. Le finestre di reazione possono essere brevi e, quando lo schermo si riempie di personaggi, effetti e assist, ricordare il comando corretto può fare la differenza tra interrompere un’offensiva e subire una lunga sequenza di colpi.

È proprio questa combinazione di immediatezza e complessità a rendere il progetto interessante. Il gioco punta ad attirare il pubblico Marvel attraverso una presentazione spettacolare, ma sembra possedere anche gli strumenti per soddisfare chi cerca un sistema di combattimento tecnico e competitivo.

Restano ovviamente da valutare il bilanciamento del roster completo, la qualità delle modalità, la stabilità del comparto online e l’efficacia del tutorial. Le sensazioni iniziali, tuttavia, sono quelle di una produzione dal potenziale notevole.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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