Mentre ci prepariamo a rivivere le avventure di Edward Kenway a bordo della sua fidata nave in Black Flag Resynced, un dubbio ci ha colto di sorpresa: ma la serie di Assassin’s Creed ha sempre centrato il bersaglio? La risposta è un sonoro no.
Parliamo di uno dei più grandi franchise dell’intrattenimento, e ce lo dicono i numeri. La serie di Ubisoft è diventata a cavallo tra gli anni 2000 e 2010 una certezza del mondo videoludico, un’oasi di storia e azione che ci ha portati a scoprire le incredibili vicende degli Assassini e dei Templari, contribuendo a costruire figure iconiche come Ezio Auditore, Bayek di Siwa, o l’indimenticabile Altair.
Eppure, persino Altair si è reso protagonista di videogiochi… beh, diciamo qualitativamente molto bassi. Quest’oggi, ripercorriamo quelli che sono stati i passi falsi del franchise di Assassin’s Creed, ricordandovi però che qui potete leggere la nostra classifica completa con tutti i giochi della serie dal peggiore al migliore.
5 – Assassin’s Creed: Bloodlines
Assassin’s Creed non ha mai avuto particolare fortuna su console portatili e mobile – e ve ne accorgerete tra pochissimo. Una possibile luce poteva arrivare da PSP, la piccola di casa Sony sulla quale il 2009 segnò il ritorno di Altair in occasione di Assassin’s Creed: Bloodlines.
Sequel del primo capitolo, Bloodlines cercava di riproporre la stessa esperienza che i giocatori avevano vissuto due anni prima sulle console casalinghe, con Altair impegnato in una nuova missione per la sua Confraternita. Il problema non fu PSP, ma il vero e proprio gioco: tra una storia decisamente sottotono e un gameplay terrificante, Bloodlines si sciolse come neve al sole, e ancora oggi viene ricordato con ben poche lusinghe da parte dei fan.
4 – Assassin’s Creed: Altair’s Chronicles
Purtroppo sì, ancora lui: Altair fu protagonista di un altro fiasco completo per il franchise quando nel 2008 Ubisoft lo riportò sulle scene in un titolo tutto nuovo per Nintendo DS.
Il risultato? Altair’s Chronicles fu mezzo (ma anche più di mezzo) flop, come purtroppo gran parte delle altre produzioni per console portatili. Per far fronte alle notevoli limitazioni dell’hardware, il gameplay venne completamente stravolto, puntando a minigiochi, azioni ridotte al minimo e combattimenti che, nell’intera durata del gioco, si possono contare sulle dita di una mano. Male, male, male.
3 – Assassin’s Creed: Pirates
Iniziamo la discesa verso i meandri più oscuri del franchise di Assassin’s Creed: quelli del settore mobile. Assassin’s Creed: Pirates, come può facilmente suggerire il nome, si proponeva come un’esperienza parallela e figlia del successo di Assassin’s Creed IV: Black Flag, con l’esplorazione e le battaglie navali messe al centro del gameplay.
Anzi, come unica componente del gameplay. Dopo un’ora di gioco, in fin dei conti, si era già scoperto tutto quello che c’era da scoprire su Pirates, che peraltro non proponeva neppure una storia o meccaniche multiplayer da valorizzare. Se non altro, l’idea era interessante, però sfruttata nel modo più pigro possibile.
2 – Assassin’s Creed: Identity
Identity aveva sicuramente più carisma e ambizione di Pirates: un assassino che opera nel Rinascimento in location ben note ai fan della serie tra Monteriggioni, Firenze e così via. Il gioco proponeva una modalità storia (da completare in una manciata di minuti, a dire il vero) e varie quest secondarie, ma il tutto dannatamente sempre uguale a se stesso.
Stesse missioni, stesse cose da fare, con un gameplay ben poco piacevole. In più, la piaga delle microtransazioni, con la necessità di Ubisoft di arrivare a monetizzare un gioco come questo. Dimenticabile, anzi peggio: purtroppo lo ricordiamo.
1 – Assassin’s Creed: Memories
Il peggio del peggio, la consacrazione (negativa) del franchise di Assassin’s Creed su mobile. Lanciato nel 2014 per dispositivi iOS e chiuso meno di un anno dopo, Assassin’s Creed: Memories è ampiamente considerato il punto più basso dell’intera serie Ubisoft.
Allontanandosi radicalmente dall’azione in terza persona e dal parkour che definiscono la saga, il titolo si presentava come un ibrido tra un gioco di ruolo strategico e un card battler free-to-play. Nonostante la premessa interessante di esplorare diverse epoche storiche attraverso un nuovo corso dell’Animus, il gioco aveva un gameplay piattissimo, un comparto tecnico anonimo e, soprattutto, per un sistema di microtransazioni aggressivo e sbilanciato. Un esperimento mobile dimenticabile, rimosso rapidamente dagli store.
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