Assassin’s Creed | L’intera serie Ubisoft dal peggiore al migliore

Di Andrea "Geo" Peroni
21 Maggio 2020

Con Assassin’s Creed: Valhalla in arrivo a fine anno, la saga Ubisoft si prepara a esplorare un nuovo periodo storico, quello dei vichinghi, che si unirà alle ambientazioni già esplorate nel corso degli anni. Una lunga lista di ambientazioni, se ci pensate, perché più o meno ogni nuovo capitolo del brand di Assassin’s Creed ha sempre presentato luoghi e periodi storici differenti. Ma qual è il miglior Assassin’s Creed mai creato? E qual è il peggiore?

E allora benvenuti a una nuova Top dei Videogiochi dove stavolta andiamo a compiere un’impresa epica: elencare e classificare tutti i videogiochi della serie Assassin’s Creed, dal peggiore al migliore. Tutti, ma proprio tutti: dai kolossal per console fino ai capitoli per PSP e Nintendo DS, senza dimenticare i vari spin-off per smartphone e tablet.

Su cosa ci siamo basati, per questa classifica? Principalmente, l’oggettività. Analizzare e ricordare cioè ogni aspetto, ogni componente, ogni personaggio, storia, ambientazione e gameplay dei vari capitoli, rapportandoli a cioè che è venuto prima e dopo di loro. Impresa non certamente semplice, oltretutto non totalmente oggettiva quanto vorremmo – insomma, una punta di soggettività, in classifiche come queste, rientra sempre, dato che si parla di esperienze personali.

Prima di cominciare, comunque, vi segnaliamo che per l’occasione abbiamo adottato un doppio approccio. Mentre sul nostro sito web abbiamo optato per questa operazione, il nostro Davide “David” Capuano ha elencato in un video che trovate qui sotto (e sul nostro canale YouTube UAGNA TV) i principali giochi della serie Assassin’s Creed dal peggiore al migliore ma rifacendosi ai voti che si possono trovare su Metacritic. In certi casi, come potrete notare, le posizioni coincidono con la nostra classifica. In altri… Beh, lo scoprirete da soli!

21 – Assassin’s Creed: Memories

Vi accorgerete ben presto che in fondo alla classifica, sono finite tutte quelle produzioni legate ad Assassin’s Creed destinate al mercato mobile. Il motivo è semplice da intuire, come vedrete: si tratta di prodotti di livello molto basso. Il gioco ad esempio che si merita secondo noi l’appellativo di peggior capitolo della serie si chiama Assassin’s Creed: Memories, un titolo strategico di carte basato sul franchise. Non ci dilunghiamo neppure troppo per parlarne: sbilanciato, anonimo, malriuscito e presto dimenticato dalla stessa Ubisoft.

20 – Assassin’s Creed: Identity

Identity aveva sicuramente più carisma e ambizione di Pirates (il gioco che seguirà in classifica): un assassino che opera nel Rinascimento in location ben note ai fan della serie tra Monteriggioni, Firenze e così via. Il gioco proponeva una modalità storia (da completare in una manciata di minuti, a dire il vero) e varie quest secondarie, il tutto dannatamente sempre uguale a se stesso. Stesse missioni, stesse cose da fare, con un gameplay ben poco piacevole. In più, la piaga delle microtransazioni, con la necessità di Ubisoft di arrivare a monetizzare un gioco come questo. Dimenticabile, anzi peggio: purtroppo lo ricordiamo.

19 – Assassin’s Creed: Pirates

Altro giro, altro spin-off del franchise destinato a smartphone e tablet. Assassin’s Creed: Pirates, come può facilmente suggerire il nome, si propone come un’esperienza parallela e figlia del successo di Assassin’s Creed IV: Black Flag, con l’esplorazione e le battaglie navali messe al centro del gameplay. Anzi, come unica componente del gameplay. Dopo un’ora di gioco, in fin dei conti, avrete già scoperto tutto quello che dovevate scoprire su Pirates, che peraltro non proponeva neppure una storia o meccaniche multiplayer da valorizzare. Se non altro, l’idea era interessante.

18 – Assassin’s Creed: Altair’s Chronicles

La serie iniziò la sua espansione verso il mercato handheld già nel 2008, quando Ubisoft riportò sulle scene Altair in un titolo tutto nuovo per Nintendo DS. Il risultato? Un mezzo (ma anche più di mezzo) flop, come purtroppo gran parte delle altre produzioni per console portatili. Per far fronte alle notevoli limitazioni dell’hardware, il gameplay venne completamente stravolto, puntando a minigiochi, azioni ridotte al minimo e combattimenti che, nell’intera durata del gioco, si possono contare sulle dita di una mano. Male, male, male.

17 – Assassin’s Creed: Bloodlines

Una possibile luce, dalle console portatili, poteva arrivare da PSP, la piccola di casa Sony sulla quale nel 2009 arrivò ancora una volta Altair in occasione di Assassin’s Creed: Bloodlines. Sequel del primo capitolo, Bloodlines cercava di riproporre la stessa esperienza che i giocatori avevano vissuto due anni prima sulle console casalinghe, con Altair impegnato in una nuova missione per la sua Confraternita. Tra una storia decisamente sottotono e un gameplay terrificante, però, Bloodlines si sciolse come neve al sole, e ancora oggi viene ricordato con ben poche lusinghe da parte dei fan.

16 – Assassin’s Creed II: Discovery

Discorso, quello fatto per Bloodlines, che potremmo fare anche per lo spin-off per DS di Assassin’s Creed II, dal titolo Discovery. Se non altro, rispetto al fallimentare Altair’s Chronicles, Ubisoft riuscì a proporre un comparto grafico leggermente superiore, e anche le meccaniche vennero rivisitate per adattarsi al ben poco performante hardware di Nintendo. Sia chiaro, niente di eccezionale, assolutamente: ancora oggi viene ricordato come uno dei peggiori prodotti partoriti dal franchise, ma se non altro in questo caso Ubisoft aveva messo un po’ di impegno in più…

15 – Assassin’s Creed: Rebellion

Stile chibi, ritorno in scena di alcuni storici personaggi del franchise, meccaniche tutto sommato accettabili, dato che comunque parliamo sempre di un prodotto destinato al mercato mobile e quindi molto meno ambizioso rispetto ad altri videogiochi. Rebellion, fortunatamente, rappresentò nel 2018 una piccola luce in fondo al tunnel per le produzioni mobile legate all’universo narrativo del brand di Assassin’s Creed. Un gioco semplice, senza troppe pretese e che faceva il suo dovere, quello di intrattenere in maniera godibile per pochi minuti.

14 – Assassin’s Creed: Freedom Cry

Proposto inizialmente come DLC di Assassin’s Creed IV: Black Flag e in seguito come contenuto standalone, Freedom Cry segue le vicende di Adéwalé, che 20 anni dopo aver solcato i mari con il capitano Edward Kenway, si unisce alla Confraternita e inizia la sua missione di liberazione degli schiavi dalle macchinazioni dei Templari. Un gioco dalla esigua durata, e con ben poco in più da dire rispetto al suo fratello maggiore.

13 – Assassin’s Creed: Unity

Se c’è un videogioco della serie che può essere definito come una enorme occasione sprecata, questo è Assassin’s Creed: Unity. Nel momento di massimo splendore della serie, con AC2 e AC4BF che avevano stabilito altissimi standard qualitativi, la serie Ubisoft, ora pronta a esplorare la Rivoluzione Francese del XVIII secolo, era chiamata al grande balzo: la next-gen. PlayStation 4 e Xbox One erano ormai sul mercato da un anno, ed era giunto il momento per far vedere di cosa era capace il nuovo Anvil Engine tra infinite masse di NPC che si muovevano contemporaneamente, città enormi e movimenti più realistici per Arno, il nuovo protagonista. Il risultato fu un clamoroso flop: bug all’ordine del giorno, glitch ricorrenti, problemi tecnici di ogni tipo, che minarono il successo di Unity e non solo quello. Un grandissimo peccato, perché tra il setting storico esplorato, la nuova modalità co-op mai più riproposta in futuro, e la piega degli eventi, che esploravano un legame tutto nuovo tra Assassini e Templari, AC Unity poteva ambire a grandi risultati.

12 – Assassin’s Creed III: Liberation

Con la piccolo PlayStation Vita da poco lanciata, Ubisoft, nel 2012, si diede nuovamente al mercato delle console handheld. Per l’occasione, Ubisoft Sofia e Ubisoft Milano svilupparono Liberation, spin-off di Assassin’s Creed III ambientato a New Orleans e con la prima protagonista femminile della storia della serie, Aveline de Grandpre. Membro della Confraternita degli Assassini da anni seppur ancora molto giovane, Aveline indaga su un misterioso manufatto degli Isu che i Templari stanno cercando, senza sapere che i traditori sono nella sua stessa cerchia di fidate conoscenze. Un titolo che, se consideriamo tutte le limitazioni dovute all’hardware, non aveva molto da invidiare ad AC3, prendendosi anche la briga di introdurre qualche nuova meccanica come le peculiarità degli abiti da schiava, assassina e nobildonna della protagonista.

11 – Assassin’s Creed

Il primo amore non si scorda mai. Assassin’s Creed, nel 2007, definì un concept e un gameplay che hanno fatto storia nel mondo dei videogiochi, con l’indimenticabile Altair, primo grande assassino che abbiamo impersonato, che operava nel bel mezzo delle Crociate in Terra Santa, e ovviamente il grande Desmond Miles, un apparentemente semplice ragazzo di città che si ritrova ad avere a che fare con un misterioso complotto contro di lui e il mondo intero. La gloriosa saga di Assassin’s Creed partiva da qui, e non possiamo che essere grati al gioco. Tuttavia, i difetti che questo primo capitolo si è portato dietro, sono risaputi, su tutti una ripetività estrema che fece desistere più di un giocatore dal completare la missione di Altair. Per fortuna Ubisoft riuscì a trovare la quadratura del cerchio, con il sequel…

10 – Assassin’s Creed Chronicles (China, India, Russia)

Qualcuno di voi sicuramente ha fatto un balzo dalla sedia nel vedere questo tris di titoli sopra a un mostro sacro come il primo capitolo della serie. Eppure, c’è da ammettere che Assassin’s Creed Chronicles, serie spin-off in 2.5D concepita come un platform stealth, è riuscita ad abbinare un sano gameplay con una storia tutto sommato interessante che si articola in tre ambientazioni geo-storiche dotate di un certo fascino. Dall’antica Cina, passano per l’India, fino alla Russia della rivoluzione, un setting che a dire il vero potrebbe essere sfruttato in maniera molto più ambiziosa con un capitolo principale. Chissà, magari prima o poi accadrà…

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9 – Assassin’s Creed: Revelations

La storia di Ezio Auditore si conclude a Costantinopoli in Assassin’s Creed: Revelations, quando un maestro assassino ormai anziano si dedica alla ricerca delle ultime tracce lasciate dal leggendario Altair. Il tutto mentre Desmond, ancora scosso dagli eventi di Brotherhood, si prepara alla fatidica data del 21 dicembre 2012, con Assassini e Templari sempre più sul piede di guerra. Si tratta sicuramente del più debole della trilogia dedicata a Ezio, che iniziava indubbiamente a sentire il peso degli anni. In effetti, Revelations ha tutta l’aria di essere un titolo di transizione verso il futuro del brand. Un buon titolo, certo, ma molto meno innovativo e riuscito di altri.

8 – Assassin’s Creed: Syndicate

Syndicate non è certo un titolo malvagio. Londra Vittoriana, grande atmosfera della rivoluzione industriale, qualche chicca inedita come la presenza di due simultanei protagonisti, i gemelli Jacob ed Evie Frye, e l’introduzione di un rampino come nuova meccanica di parkour. Il gioco, inoltre, migliorava notevolmente i difetti dell’Anvil Engine riscontrati in AC Unity, e al di là di alcune scelte decisamente discutibili – come la possibilità di distruggere praticamente qualsiasi cosa mentre siete a bordo di una carrozza a cavalli – tutto filava liscio come l’olio, come (quasi) sempre. E questo forse è stato il grande neo di Syndicate, arrivato in un momento forse sbagliato per il franchise quando l’ormai collaudatissima formula che andava avanti da 8 anni e altrettanti giochi… aveva stancato! Siamo chiari, gettarsi a capofitto in una nuova epoca storica grazie al franchise di Assassin’s Creed è sempre una grande esperienza, ma Syndicate ha dato purtroppo a molti l’idea di un videogioco che faceva ormai parte di un modello un po’ troppo abusato. Non è un caso che, proprio dopo Syndicate, la serie si prese un anno di pausa dopo ben sei anni…

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7 – Assassin’s Creed III

E qui, sicuramente, arriveranno feroci polemiche. Ma come, Assassin’s Creed III, l’odiatissimo Assassin’s Creed III, che viene ritenuto migliore di un videogioco con protagonista l’indimenticabile Ezio Auditore? La risposta è sì, e le ragioni sono molteplici. Viene data più attenzione alle sequenze nel presente – come già fece AC2 – il setting storico è estremamente interessante così come anche i temi trattati, che toccano da vicino Connor Kenway, e non mancano alcuni grossi colpi di scena. Inoltre, dopo aver esplorato solamente ambientazioni cittadine, il gioco si spinge verso una formula più ampia, proponendo l’esplorazione delle vaste aree non urbanizzate con tanto di nuove attività come la caccia e la gestione di un’intera tenuta. Il grosso neo della produzione? Connor, il protagonista. Un carisma sostanzialmente inesistente, una pedina con ben poca personalità che viene sfruttato dagli assassini per respingere gli inglesi-Templari e riuscire a mettere al sicuro la Mela dell’Eden. Inoltre, una chiusura a dir poco insoddisfacente per il povero Desmond, le cui gesta potevano e anzi dovevano finire con un epilogo ben più glorioso di quello che abbiamo visto. Occasione enormemente sprecata per la serie, ma fortunatamente non tutto è da buttare.

6 – Assassin’s Creed: Rogue

È incredibile ciò che è accaduto nel 2014: Ubisoft lanciava sul mercato, in simultanea, due capitoli del franchise di Assassin’s Creed. Il primo, e più importante, era Unity, destinato a PS4 e Xbox One e che intendeva spingere la serie nella nuova generazione con ambizioni enormi, portandosi dietro invece tanti problemi come abbiamo raccontato in precedenza. Il secondo, lanciato quasi in sordina, era Assassin’s Creed: Rogue, che si rivelerà invece essere senza ombra di dubbio il più riuscito tra i due. Sebbene l’innovazione fosse ben poca rispetto al precedente Black Flag, col quale condivideva buona parte delle meccaniche e dell’impostazione, Rogue ci permise per la prima volta di osservare il conflitto tra Assassini e Templari dal punto di vista di questi ultimi, insegnando a tutti che non esiste solo giusto o sbagliato.

5 – Assassin’s Creed: Odyssey

Un gioco monumentale, la massima espressione di Assassin’s Creed fino a oggi in termini di grandezza e quantità. Non sempre però grande è sinonimo di qualità, e infatti Odyssey, pur essendo un grande prodotto, non rientra nei gradini più alti del podio. Figlio della nuova deriva GDR del franchise dopo l’ottimo Origins, con Odyssey Ubisoft si spinse ancor più a ritroso nel tempo, all’epoca della grande Grecia di Sparta e Atene nella quale Kassandra – la protagonista canonica del gioco – inizia lentamente a scoprire il suo importante destino per il futuro dell’umanità. Ben poche connessioni con la vera e propria “ciccia”, con il succo del discorso degli Assassini e dei Templari, se non l’introduzione di una mole ancor più grande di lore per il franchise. Sotto questo profilo, tra l’altro, Odyssey ha recuperato alla grande con la sua ultima espansione, Il Destino di Atlantide, che ha portato inoltre importanti sconvolgimenti alla timeline del presente di Layla Hassan. Per quanto riguarda l’offerta in sé, comunque, Odyssey si rivela essere il frutto di un grandissimo lavoro, con meccaniche brillanti e una direzione artistica senza dubbio tra le migliori della serie.

4 – Assassin’s Creed IV: Black Flag

Dunque, stavolta parlo in prima persona, perché il caso di questo videogioco è decisamente da discutere. Non si mettono in dubbio le qualità di Assassin’s Creed IV: Black Flag, che rappresentò il primo vero passo avanti della serie dai tempi di Assassin’s Creed II. Le grandi esplorazioni, le battaglie navali, l’epoca dei pirati, un protagonista indimenticabile e carismatico che è passato alla storia come invece non riuscì a fare Connor di AC3. Difatti, Black Flag si è aggiudicato a nostro avviso il quarto posto di questa speciale classifica. C’è però un elemento che ho sempre “condannato” di AC4, e che ha rischiato di abbattere la reputazione del gioco: è ben lontano dal concetto di Assassin’s Creed. Accuse che qualcuno potrebbe muovere anche agli ultimi Odyssey e Origins, ma per Black Flag c’è un elemento importante da evidenziare: il buon Edward, il protagonista di tutto, non è un vero e proprio assassino se non nelle fasi conclusive del gioco, e per gran parte degli eventi la Confraternita e i Templari fanno solo da sfondo alle avventure dei pirati. Ciononostante, bisogna ammettere che AC4BF è un videogioco davvero riuscito sotto praticamente tutti i punti di vista, avendo inoltre rivoluzionato la semplice esplorazione a piedi con l’utilizzo del nostro amato veliero compagno di tante battaglie navali. Andare alla ricerca di tesori in piccole isole sperdute era sempre un’emozione, ed è questo che cerchiamo dai videogiochi.

3 – Assassin’s Creed: Brotherhood

Prendete Assassin’s Creed II, ambientatelo nella Roma del Rinascimento con un Ezio leggermente più mature, e implementate a piacere alcune nuove meccaniche come la possibilità di dar vita a una vera e propria confraternita degli assassini da comandare. Assassin’s Creed: Brotherhood bissava lo straordinario successo del suo predecessore, se possibile migliorandolo ulteriormente grazie a una maggior esperienza acquisita. Tra paesaggi indimenticabili e una trama sempre più fitta verso Desmond, Brotherhood è considerato ancora oggi come uno dei migliori esponenti della serie, che ha anche avuto come merito – o demerito, visto come sono andate le cose? – di introdurre una inedita modalità multiplayer PvP. Acerba, certo, ma certamente aveva una sua identità.

2 – Assassin’s Creed: Origins

Dopo un anno di pausa, il primo sin dal 2008, Ubisoft sgancia nel 2017 il rilancio totale della serie con Assassin’s Creed: Origins. Un videogioco che trasforma il classico canone della serie a cui eravamo abituati, con una deriva GDR action che si farà poi sempre più prorompente nel suo sequel, Odyssey. Il setting è quello dell’antico Egitto, all’epoca della dominazione di Roma e dei grandi intrighi di Cleopatra e Giulio Cesare, il tutto sotto i vigili occhi di Bayek di Siwa che sarà anche colui che darà il via alla prima confraternita degli Occulti nella terra delle piramidi. Il risultato, nonostante alcune controversie – molti giocatori non hanno apprezzato la deriva fortemente fantasy – fu straordinario. Prendendosi le giuste licenze per favorire l’approccio videoludico, Assassin’s Creed: Origins proponeva ambientazioni da urlo, un rinnovato sistema di combattimento e di gestione del personaggio e delle sue abilità, segnando di fatto la prima grande rinascita della serie dai tempi di Assassin’s Creed II. L’insieme di tutti gli elementi che hanno contraddistinto Origins non possono far altro che farcelo elevare al rango di miglior capitolo della serie, o quasi: Bayek si arrende solamente di fronte al sommo maestro assassino…

1 – Assassin’s Creed II

Sembra scontato dirlo, ma Assassin’s Creed II non poteva che essere il migliore all’interno di questa classifica. Nonostante si tratti del secondo capitolo della serie, possiamo candidamente ammettere che tutto è partito da qui, tutto il clamoroso successo riscosso da Ubisoft con questa serie nata inizialmente come semplice spin-off di Prince of Persia, partiva dal rilancio del brand con uno degli action adventure più apprezzati di tutti i tempi. Gli sviluppatori si presero due anni per prelevare tutto ciò che aveva funzionato nel primo titolo, migliorarlo e riproporlo in una formula semi-nuova, con meccaniche brillanti, un sistema di combattimento perfetto per lo scopo e un protagonista che definire carismatico non basterebbe per decantarne la grandezza. Si tratta del gioco che non solo ha consacrato Ezio Auditore come una delle più grandi icone della storia dei videogiochi, ma che ha anche permesso a Ubisoft di vivere una generazione da sogno, forte di essere riuscita a dar forma a una immensa IP. Signore e signori, Assassin’s Creed II. La perfezione.

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