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Resonance: A Plague Tale Legacy | Recensione

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L’avventura di Asobo Studio era iniziata nel 2019 con A Plague Tale: Innocence, un videogioco non privo di difetti, ma ricco di idee originali. Proseguendo con l’ambizioso progetto, la casa di sviluppo francese aveva dato vita nel 2022 ad A Plague Tale: Requiem, ancora imperfetto nel gameplay ma capace di emozionare.

La storia di Amicia e Hugo, ispirata alla devastante peste nera del XIV secolo, intrecciava realtà storiche ed elementi dark fantasy puntando tutto sulle atmosfere, per un risultato creativo, ma non sempre riuscito a pieno.

Da appassionati sostenitori di questo progetto, pensavamo di sapere grossomodo cosa aspettarci da Resonance: A Plague Tale Legacy. Ambientato 15 anni prima delle vicende già conosciute, puntavamo su un titolo prequel più action, con una storia avvincente, pochi personaggi (ma buoni) e un gameplay a tratti legnoso. Insomma, in perfetto stile A Plague Tale.

Possiamo anticiparvi che Asobo ha battuto ogni nostra aspettativa, mettendo sul piatto un’avventura rinnovata, sia nel gameplay che nella storia, pur rimanendo radicata con intelligenza in quella che è la tradizione del franchise. Scopriamone i pregi e difetti insieme, in questa recensione priva di spoiler.

Versione provata: PlayStation 5

A Plague Tale, Sophia e il mito minoico: un richiamo conturbante

Dal punto di vista narrativo, Asobo Studio offre ancora una volta una storia con pochi personaggi, ma densa di pathos. Il centro assoluto della vicenda è Sophia, volto noto agli appassionati della serie. Resonance è un gioco godibilissimo anche per chi non conosce A Plague Tale, sia dal punto di vista della trama che del gameplay, essendo una avventura a sé, ma è inutile dire che, per apprezzarlo a pieno, è consigliabile aver vissuto i due precedenti capitoli.

Si parte dall’infanzia di Sophia. L’avventura per mare della piratessa al fianco di Amicia e Hugo è ancora lontana.

Sophia è la protagonista assoluta di Resonance

La giovane porta nel proprio sangue una misteriosa eco, che la richiama da sempre verso l’Isola del Minotauro. Si tratta di un luogo solo apparentemente lussureggiante, dal quale in pochi tornano vivi. Con Resonance lasciamo la Francia per spingerci nel Mediterraneo: inizia tutto a Venezia, ma il destino porta Sophia a viaggiare per mare fino a litorali lontani, pregni di una antica maledizione.

Il bello di Resonance: A Plague Tale Legacy è proprio nell’intreccio tra contesto storico/mitologico e lore della Macula. L’antica piaga qui si fonde con il mondo minoico e la civiltà greca, soprattutto con il mito di Teseo e del Minotauro. Ricordate qualcosa della storia del Labirinto di Cnosso, di Dedalo, del filo di Arianna…? Forse vi verrà voglia di fare un ripassino di epica, finito Resonance.

Nel gioco vengono proposte due linee temporali: il XIV secolo di A Plague Tale e il passato minoico, reinterpretato con una buona dose di colpi di scena.

Seguendo questo viaggio a tinte horror e dal ritmo incalzante, arriveremo a scoprire la storia di Sophia e le origini della Macula… tra un gridolino di paura e una lacrima virile.

Le ambientazioni del titolo Asobo sono varie e si fanno via via più dark

Resonance: una corsa negli inferi inseguendo la luce

Resonance: A Plague Tale Legacy si distingue dai titoli che lo hanno preceduto per un gameplay profondamente rinnovato, che ripropone simbologie care al franchise svecchiandole totalmente a favore di un ritmo sostenuto, al cardiopalma.

La prima parte del gioco (in totale, dura una quindicina di ore) dà più ampio respiro: si combatte poco, si esplora tanto, si violano magiche rovine, si risolvono enigmi con l’aiuto di un vecchio diario e giochi di luce. Ed è proprio su quest’ultimo aspetto che vogliamo soffermarci di più, in quanto merita un approfondimento a parte: la luce è sempre stata fonte di salvezza e di protezione in A Plague Tale. La stessa cosa accade in Resonance, in particolare all’interno di enigmi ambientali di diversa fattura, che Sophia deve ingegnarsi a risolvere attraverso una Chiave multifunzione.

Avete presente Uncharted? Il titolo Asobo ce l’ha ricordato sia per la velocità e l’agilità della protagonista, sia per la presenza di enigmi nascosti all’interno di rovine millenarie. I rompicapi sono affascinanti e spingono il giocatore a volerli risolvere da sé, senza l’utilizzo degli indizi che comunque il gioco fornisce con il passare dei minuti.

Gli enigmi ambientali di Resonance sfruttano sapientemente i giochi di luce

Esplorando, si possono scattare screenshot di tutto rispetto grazie alla modalità foto (le ambientazioni e l’impatto visivo sono artisticamente sbalorditivi in più di un’occasione), nonché raccogliere accessori che forniscono bonus passivi. Ci sono poi i Punti Risonanza, per sbloccare i Talenti di Sophia (abilità per il combattimento). Esistono inoltre dei collezionabili, per gli amanti del completismo.

Dopo una prima metà di gioco più equilibrata, si raggiunge il cuore dell’Isola del Minotauro, con un cambio angosciante di atmosfere e dinamiche. L’horror regna sovrano, si combatte di più, si fugge a gambe levate e le sezioni stealth si fanno martellanti. Gli enigmi scompaiono quasi del tutto, durante la corsa finale verso l’oscura verità di Resonance. Abbiamo trovato le ultime ore ridondanti e un po’ da brodo allungato, soprattutto se giocate di fila senza troppe pause.

Abbiamo tuttavia apprezzato l’originalità e la creatività di ogni nuova idea presentata da Asobo. Il gioco funziona, ed è spesso difficile staccarsene.

Non mancano gli elementi horror, soprattutto nella seconda parte del gioco

Sophia, guerriera che travalica le epoche

Tra i punti di forza di Resonance vi è un combat system sanguinario, aggressivo e incredibilmente veloce. Non siamo ai livelli di profondità di God of War, ma alcune animazioni e coreografie ce lo hanno ricordato.

Sophia è una guerriera potente, agile, tecnica. Può attirare a sé i nemici distanti con il rampino, travolgendo chi sta nel mezzo. Stordisce lanciando oggetti trovati sul campo di battaglia, si scaglia dall’alto verso gli avversari. Trafigge velocemente e con forza, rompe le difese concatenando calci. Carica colpi potenti, si difende correndo via, schivando o gettando il nemico contro altri compagni. Anche il parry è divertente e sfidante al punto giusto, soprattutto con i nemici più corazzati. Peccato per l’esigua presenza dei boss, limitati a semplici duelli poco coreografici.

L’aggressività è spinta sia dalla necessità di stordire e abbattere le difese nemiche, sia dall’esigua vita di Sophia, che non ha cure ma si riprende solo uccidendo un nuovo nemico.

Il titolo propone al giocatore cinque differenti livelli di difficoltà, davvero per tutti i gusti.

Vi abbiamo già parlato dei Talenti, skill tree basico che però consente di ampliare le mosse e apre una finestra verso la rigiocabilità del titolo. Siamo rimasti invece delusi dalla presenza limitatissima di armi, differenziate solo da qualche bonus più o meno utile. In generale, la caratterizzazione del combattimento di Sophia è poco profonda, anche se la giovane donna se la cava bene senza troppi ritocchini.

Nella sua semplicità, il combat system di Resonance funziona e soddisfa. Un risultato encomiabile, se pensiamo a quanto erano diversi Innocence e Requiem.

Il combat system è semplice, ma veloce, aggressivo e soddisfacente

Tecnicamente non abbiamo incontrato bug o altri fastidi, a parte la lentezza dei caricamenti. Dal punto di vista artistico Asobo Studio è inattaccabile: il design di personaggi e minacce è accattivante e memorabile, l’illuminazione è poetica, evocativa, da quadro in movimento. A parte qualche ripetizione di ambienti nella seconda parte del gioco, siamo davanti a un lavoro pregevole, così come lo è il comparto audio: il lavoro di Olivier Derivière affonda il suo sound nel Mediterraneo e nel mito, con una track indimenticabile cantata in dialetto grego cipriota da Vasiliki Anastasiou e l’Amalgamation Choir di Cipro. Da brividi.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.5
Riassunto

Resonance: A Plague Tale Legacy è un titolo sorprendente e conturbante, che evolve con intelligenza il franchise verso lidi ambiziosi, lontani. Godibile sia per gli appassionati di A Plague Tale che per i neofiti, offre un viaggio dal ritmo martellante tra enigmi, esplorazione suggestiva e una storia che intreccia la Macula e il mito del Minotauro. Tutto questo integrando un combat system basico ma aggressivo e divertente. Un gioco dark ricco di idee, che difficilmente vi deluderà.

Pro
Il mito reinterpretato, le origini della Macula Ritmo incalzante e combat system energico Veloce, vario e artisticamente curato
Contro
Pochi boss dimenticabili Ultima parte ridondante Poche armi, skilltree limitato
  • Giudizio complessivo8.5
Scritto da
Chiara Ferrè

Ciao, sono Chiara. Cresciuta a pane, Harry Potter e Final Fantasy, ho da sempre una grande passione per la narrazione in tutte le sue forme. Cerco campi di battaglia, magici cappelli, lucertoloni volanti. Ho una penna e non ho paura di usarla.

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