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1001: Threads of Mizan ci ha incuriosito parecchio | Provato alla Gamescom

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Tra i padiglioni rumorosi e affollati della Gamescom, tra la calca di visitatori e il brusio costante di migliaia di appassionati, capita a volte di imbattersi in esperienze del tutto inaspettate. Non era sulla nostra agenda degli impegni, ma abbiamo comunque deciso di dare uno sguardo più da vicino a 1001: Threads of Mizan, un titolo firmato da MBC Game Studio.

Non sapevo bene cosa aspettarmi, ma trovarmi di fronte a una rivisitazione alternativa del mito delle Mille e una Notte è stata una piacevolissima sorpresa, specialmente per l’impatto visivo che richiama in modo affascinante le leggende orientali.

La prova si è rivelata decisamente generosa, permettendomi di rimanere incollato al monitor per ben oltre mezz’ora insieme ad altri due giornalisti/creator presenti in giera. Quello che ci siamo trovati tra le mani è un gioco d’azione e avventura in terza perosna con una forte vocazione cooperativa, anche se affrontabile interamente in solitaria – non per questa prova. Le radici nel folklore arabo si avvertono ovunque, non soltanto nell’estetica, ma nell’anima vera e propria dell’avventura.

Il punto di partenza è la scelta del proprio personaggio tra i tre protagonisti: Yusra, Malik e Sufyan. I ruoli sono ben definiti e non c’è possibilità di sovrapposizione, quindi niente squadre composte da duplicati. Yusra gestisce la distanza a suon di frecce, Sufyan garantisce rapidità e uscite veloci dai momenti critici, mentre Malik è il classico colosso, un vero tank pronto a incassare – è quello che abbiamo utilizzato per questa prova.

La premessa narrativa vede i tre convocati dalla leggendaria Shaharezade con un obiettivo preciso: fermare il Re dei Jinn, deciso a spazzare via l’umanità per vendetta. I motivi reali di questo odio profondo non erano del tutto chiari nella demo e saranno quasi certamente lasciati al gioco, ma erano più che sufficienti per metterci subito in marcia.

L’inizio ci ha fiondato in un breve addestramento utile per prendere la mano con i comandi per poi passare immediatamente alle prime battaglie. L’elemento chiave del sistema di combattimento è senza dubbio la sinergia di gruppo. Non basta attaccare ognuno per conto proprio: per fare danni seri a determinati nemici occorre coordinarsi, soprattutto quando si arriva a combattere contro i nemici più grandi e i boss in generale. In un caso specifico, una volta tirato giù lo scudo dell’avversario, abbiamo dovuto sferrare un offensiva simultanea a tre per scalfire la sua salute. Non tutto però è filato liscio sul piano del ritmo: in alcuni tratti, il gioco si trasforma in una serie di schivate lente contro oggetti volanti, un momento un po’ troppo statico che spezzava il ritmo tenuto fino a quel momento.

Spostarsi nell’universo di 1001: Threads of Mizan offre opzioni curiose. Muoversi a piedi sulle proprie gambe risulta spesso lento ed efficiente solo sulle brevi distanze, dato che i personaggi non sono velocissimi e il mondo di gioco sembra essere molto grande. La soluzione trovata dagli sviluppatori è tanto classica quanto azzeccata per l’ambientazione: il tappeto volante. Basta richiamare il proprio fidato tappeto con RT per sollevarsi da terra e coprire grandi distanze a velocità decisamente superiori. Inizialmente è un po’ macchinoso, ma una volta padroneggiato, è un mezzo davvero eccellente, e che torna molto utile anche durante la boss fight affrontata.

Questo mezzo di trasporto non serve infatti solo per viaggiare, ma si integra direttamente negli scontri più complessi. A bordo del tappeto è possibile schivare con capriole aeree o sferrare attacchi leggeri e pesanti proprio come a terra. Abbiamo testato a fondo questa dinamica durante un’intensa battaglia contro un boss imponente, la gigantesca figura femminile che domina le prime immagini promozionali del titolo. Uno scontro articolato in più fasi, basato sul tempismo nel deviare i colpi per poi stordire il nemico e concentrare il fuoco sugli occhi del suo copricapo prima dello scadere del tempo.

Pur essendo godibile da soli, l’anima del titolo risiede chiaramente nel gioco di squadra, supportato da un comodo sistema di ingresso e uscita rapido per gli amici. Sebbene la struttura mostrata durante la fiera fosse fortemente lineare, leggendo alcune informazioni diffuse sul web è emerso che la versione finale farà perno su un grande hub centrale da cui viaggiare verso differenti mondi. Sfruttando la magia e la lore dei jinn, le varie ambientazioni spazieranno ben oltre i soliti paesaggi desertici e le architetture di sabbia.

Ci vorrà ancora del tempo per valutare la bontà complessiva della progressione (e probabilmente molto tempo prima di vedere il gioco gra noi), ma quanto visto tra il caos del pubblico alla Gamescom ha mostrato spunti freschi e una personalità visiva che merita indubbiamente di essere tenuta d’occhio.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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