Diciamoci la verità senza troppi raggiri: per un’intera generazione di appassionati, la saga del Witcher coincide quasi totalmente con il terzo capitolo delle avventure di Geralt di Rivia. Nonostante il fascino grezzo dei primi due capitoli, ben pochi giocatori hanno intrapreso il viaggio a ritroso verso le origini, e così il mito dello Strigo si è costruito da solo soprattutto intorno alla sua ultima, grande avventura. Però, come sappiamo già da un po’, ci sarà ancora spazio per un altro viaggio di Geralt.
Con il passare degli anni, il desiderio condiviso è rimasto sempre lo stesso, costante e inappagato: avere ancora un po’ di quel capolavoro del 2015. E CD Projekt Red, in collaborazione con i ragazzi di Fool’s Theory, ha deciso di esaudire questa preghiera a più di dieci anni dal lancio originale. Durante questa intensa edizione della Gamescom 2026, siamo stati accolti a porte chiuse nello stand dello studio polacco per assistere a una presentazione guidata e integrale delle prime ore di Songs of the Past, la nuova espansione prevista per il 2027. Purtroppo non l’abbiamo potuta provare pad alla mano, ma ci sarà tempo per quello.
Geralt, la sbronza ti fa male

La demo si apre su un’inquadratura quasi onirica, baciata da un sole caldo che avvolge il prode Geralt… dopo una sbornia forse epocale persino per un Witcher. Ci troviamo a Letten, la regione d’origine dell’inseparabile bardo Dandelion, una terra meravigliosa che si sviluppa attorno a un grande lago cristallino e a rilievi verdi, con scorci che ci ricordano le migliori ambientazioni collinari del gioco. È un paesaggio naturale incantevole ma ancorato a un realismo rurale vibrante. CDPR ci mostra un mondo vivo e attivo intorno a Geralt, con uomini, donne e bambini che vivono la loro vita.
Il Lupo Bianco impiega pochissimi istanti a scrollarsi di dosso il torpore, ma qualcosa non va come dovrebbe: Geralt si ritrova misteriosamente privo di tutto il suo fidato equipaggiamento, e in più ora deve anche capire che fine abbia fatto Dandelion, l’amico di sempre che lo aveva invitato nel suo feudo natio per quella che avrebbe dovuto essere una piacevole parentesi di riposo.
Geralt tenta di ricomporre i pezzi della serata precedente e, prima di calarsi pienamente nei panni dello strigo serioso, decide di risolvere un piccolo inconveniente pratico arrostendo all’istante un malcapitato gruppo di anatre con un getto di Igni, tanto per riprendere la mano con gli incantesimi. È un momento leggero che ha strappato una risata ai presenti in sala, complice l’inconfondibile recitazione di Doug Cockle e l’iconica espressività di Geralt.
La ricerca di risposte conduce lo strigo dritto verso la tenuta della famiglia di Dandelion, dove quella che doveva essere una semplice e rilassante vacanza si trasforma definitivamente in una nuova missione inevitabile. La grande sala da pranzo giace immersa in un silenzio surreale e raggelante, e l’unica figura presente al capotavola è la severa nonna della dinastia. L’imbarazzo dell’atmosfera viene presto interrotto dall’ingresso di Lilla, la cugina di Dandelion, la quale accusa apertamente l’anziana matriarca di aver devastato il morale del bardo spingendolo a fuggire e a far perdere le proprie tracce.
Dobbiamo ammettere che la scena della cena nella dimora della famiglia di Dandelion sa quasi di un film, per tempi e scrittura. Si percepisce immediatamente la mano dei ragazzi di Fool’s Theory, team composto da veterani dello sviluppo originale che conoscono a menadito la psicologia dei personaggi di Andrzej Sapkowski. Ma mentre la nonna di Dandelion continua a essere distante e poco accondiscendente, Lilla ritiene che la scomparsa del cugino abbia a che fare con qualcosa di grosso. E chi altri potrebbe offrirsi di accompagnare una bella e giovane donna in una missione pericolosa, se non il più marpione dei Witcher?
Il Giardino di Thorns e l’orrore della natura

Nella seconda parte della presentazione a cui abbiamo assistito, l’atmosfera cambia radicalmente registro: la missione entra nel vivo dopo che Lilla e Geralt, con tutto il suo ritrovato equipaggiamento, si addentrano nelle profondità della regione fino a raggiungere il Giardino di Thorns, un antico villaggio ormai abbandonato e inghiottito da una foresta dall’atmosfera a dir poco inquietante. In questo luogo remoto, una magia antica legata alla natura stessa sta consumando gli esseri umani: i malcapitati caduti preda del sortilegio si trasformano in gusci vuoti, mostri senz’anima prigionieri delle spine e delle radici.
Qui abbiamo potuto osservare in azione il sistema di combattimento aggiornato, arricchito da importanti novità stilistiche e tattiche. L’introduzione della catena con uncino offre a Geralt opzioni di ingaggio spettacolarmente brutali: nella demo, lo strigo ha agganciato uno dei mostri a distanza per trascinarlo a sé prima di decapitarlo nettamente con una fendente di spada d’argento.
Anche la resa visiva dei segni magici ha beneficiato di un restyling impressionante, con un Yrden che ora si manifesta come una splendida aurora viola oscillante sul terreno di scontro. Sarà necessario testare il gioco con mano, ma possiamo dire che l’impressione di questa prima demo hands-off sia che le battaglie mostrano un peso fisico rinnovato e una reattività maggiore, probabilmente grazie agli sforzi sfociati nella remastered che vedremo a settembre. La demo culmina infine con un’avvincente boss fight contro lo Slumbering Knight, uno spadaccino formidabile che ha costretto Geralt a una danza dinamica fatta di schivate perfette, parate al millimetro e l’uso combinato di ogni risorsa del suo arsenale.
Il peso degli anni e la virtù del restauro

L’espansione Songs of the Past viaggia di pari passo con l’imminente Remastered di The Witcher 3, e la demo mostrata alla Gamescom è stata il banco di prova ideale per valutare l’impatto tecnico del passaggio generazionale. Gli scorci paesaggistici di Letten beneficiano in modo evidente di una nuova gestione dell’illuminazione globale e di texture ad altissima risoluzione che rendono la vegetazione e lo scorrere dell’acqua incredibilmente realistici. Anche la fruibilità dei menu ha fatto un passo in avanti, come dimostra l’albero delle abilità riprogettato per garantire una leggibilità immediata e pulita.
Nel complesso, tuttavia, si nota un netto divario tra l’eccezionale resa degli ambienti e i modelli dei personaggi: sebbene le animazioni e il sistema di puntamento dei nemici in combattimento abbiano ricevuto rifiniture sostanziali, i volti tradiscono in parte il peso degli anni accumulati dal motore di gioco originale. Del resto, sono pur sempre passati quasi 12 anni.
Nonostante questo comprensibile limite legato alle radici del progetto, l’impatto d’insieme rimane straordinario per atmosfera e cura nei dettagli. Per gli appassionati c’è inoltre una certezza confortante: la Remastered sarà completamente gratuita per chiunque possieda già il gioco base, includendo al suo interno anche le acclamate espansioni Hearts of Stone e Blood and Wine. Inoltre, i salvataggi saranno mantenuti: chiunque desideri partire dai vigneti di Corvo Bianco per raggiungere le sponde di Letten potrà farlo senza dover ricominciare l’intera avventura da capo.
Il ritorno di Geralt sarà il canto d’addio definitivo che ogni fan ha sempre desiderato? Lo scopriremo tra qualche mese.
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