Per un fan della serie, l’uscita di un nuovo gioco di Ace Combat è sempre un evento atteso con grande trepidazione. Per dare un po’ di contesto temporale, il precedente capitolo risale al 2019, anno che segnava l’inizio della fine del ciclo vitale della generazione PlayStation 4 e Xbox One. Ace Combat 8: Wings of Theve arriva sette anni dopo il suo predecessore e incarna alla perfezione lo spirito della serie, suggellando quel ritorno ai canoni tanto cari ai molti appassionati che vi si sono avvicinati fin dall’epoca PlayStation e, soprattutto, PlayStation 2.
Le prime avvisaglie di un nuovo capitolo risalgono al 2021, quando Kazutoki Kono, storico producer della serie, annunciò che Bandai Namco Entertainment e ILCA avevano stretto una partnership per sviluppare un nuovo gioco di Ace Combat. Successivamente, nel 2022, è stato fondato un nuovo studio, Bandai Namco Aces, con il compito di lavorare ai giochi della serie.
L’annuncio vero e proprio di Ace Combat 8 è arrivato con un primo trailer ai The Game Awards del 2025, appena un anno prima dell’effettiva pubblicazione. Una differenza netta rispetto all’agonia che i fan avevano dovuto sopportare per Ace Combat 7, annunciato con un teaser nel 2015 e poi, rinvio dopo rinvio, uscito ufficialmente solo all’inizio del 2019.
Vediamo quindi come se la cava questo nuovo capitolo!
Versione provata: PlayStation 5
Pronti al decollo
Dal punto di vista della trama, si ritorna a Strangereal, il mondo fittizio simile alla Terra in cui, con un paio di eccezioni, sono ambientati i vari capitoli della serie. La storia comincia dieci anni dopo la conclusione di Ace Combat 7, con la Federazione dell’Usea Centrale che subisce un violento attacco da parte della Repubblica di Sotoa. Dopo un bombardamento cinetico che decima l’infrastruttura militare della Federazione e un’invasione lampo che porta alla conquista della maggior parte del territorio, i sopravvissuti che continuano a combattere sono pochi e dispersi. Noi vestiamo i panni di uno di loro, un pilota soccorso in mare dalla vecchia portaerei Endurance.
Per la prima volta nella serie, è possibile vivere in prima persona gli eventi che intercorrono fra una missione e l’altra. La storia ci viene infatti presentata dal punto di vista del nostro protagonista silente e, dopo essere stati tratti in salvo, veniamo assegnati come navigatore di Jan “Rex” Cope, l’asso conosciuto come “Ali di Theve”. Con una missione introduttiva completamente narrativa, fatta eccezione per qualche quick time event, scopriremo molto in fretta che la nomea di Cope nasconde tuttavia qualche mistero. Dopo essere stati abbattuti da un asso di Sotoa, il protagonista si salva per il rotto della cuffia, ma Cope perde la vita. Gli viene quindi chiesto di tenere nascosto l’accaduto e di prendere il posto di Cope come “Ali di Theve”, così da mantenerne viva la leggenda.
Cope, però, non sparirà: resterà come una sorta di “fantasma” e assumerà il ruolo di narratore onnisciente, dandoci ulteriori informazioni sugli eventi che ci troveremo a vivere e sull’equipaggio che incontreremo durante le sequenze narrative interattive sulla Endurance. Messa da parte questa novità, come nei precedenti capitoli il racconto non è mai lineare. Il quadro generale della storia, che si dipana a mano a mano che proseguiamo nel gioco, dovremo ricostruirlo attraverso ciò che vivremo in prima persona, le informazioni fornite durante i briefing prima di una missione e i debriefing dopo averla completata e, soprattutto, le comunicazioni radio che ascoltiamo mentre siamo in volo.
Qui arriva una prima nota dolente: a volte è davvero difficile riuscire a seguire tutto ciò che accade durante le fasi più concitate di una sortita, con svariate comunicazioni che si susseguono a ritmo serrato e le martellanti allerte di missili o di potenti attacchi nemici incombenti.
Di nuovo in volo
Il gameplay segue fedelmente la traccia lasciata dai capitoli precedenti della serie. Torna l’albero degli aerei, nel quale, grazie ai crediti ottenuti dalle missioni, è possibile sbloccare nuovi velivoli, nuove armi speciali e nuove parti con cui personalizzare e migliorare il nostro aereo. A patto di soddisfare i requisiti minimi di potenza aria-aria e aria-terra per cominciare una sortita, pena un incremento artificiale della difficoltà — anche se nulla vieta di affrontare orde di velivoli nemici portandosi dietro delle bombe a caduta libera —, è possibile approcciare quasi ogni missione in modo tattico, scegliendo a monte i bersagli a cui dare priorità ed equipaggiandosi di conseguenza.
In questo giocano un ruolo fondamentale anche la scelta dei velivoli per i gregari, lo Squadrone Joker, e i comandi che possiamo impartire loro in volo, un sistema che ritorna direttamente da Ace Combat 5. Per quanto sia possibile gestire tutto da soli, almeno alle difficoltà intermedie, dare il giusto input ai propri compagni di squadra può rivelarsi decisivo per completare con successo una missione e, perché no, ottenere un punteggio più alto e una maggiore quantità di crediti.
Ace Combat 8, ancor più del suo predecessore, punta tutto sull’accessibilità. Chi deciderà di approcciarsi a questo gioco senza aver mai messo le mani su un precedente capitolo si sentirà coccolato. Oltre alla possibilità di affrontare la campagna single player in modalità Recluta, adatta a chi vuole godersi la storia senza affrontare troppe avversità, e di utilizzare comandi semplificati, è presente anche un vasto repertorio di tutorial. Grazie a essi è molto più semplice prendere familiarità con tutte le meccaniche che il gioco ha da offrire, a partire dalle manovre di base fino a quelle di dogfight più avanzate. I veterani, invece, troveranno sicuramente pane per i loro denti alle difficoltà più alte, con i piloti degli squadroni avversari che non avranno troppa voglia di farsi agganciare dai radar e diventare carne da cannone.
Alla difficoltà intermedia, i nemici offrono il giusto livello di sfida. Gli squadroni di assi avversari tendono a coordinarsi e a darci del filo da torcere durante i dogfight, rendendo gli scontri sempre più adrenalinici a mano a mano che si prosegue nel gioco. Anche i nostri gregari si comportano bene e possono essere un valido supporto in volo, soprattutto se impartiamo loro i giusti ordini. L’unico neo che mi sento di sottolineare è la scarsa parsimonia con cui utilizzano le armi speciali: una volta ricevuto il via libera, tenderanno infatti a consumarle molto in fretta.
Se la formula di base del gameplay resta quella ormai rodata, sintesi delle migliorie apportate capitolo dopo capitolo, i due aspetti in cui Ace Combat 8 punta a innovare sono l’ambientazione e l’immersione. La grandezza degli oggetti non è più ridotta, bensì presentata in scala fedele al mondo reale, il che porta a un aumento delle dimensioni delle mappe di gioco e a una maggiore libertà di movimento per il giocatore. Come nel precedente capitolo, le nuvole e le condizioni atmosferiche influenzano l’andamento di una sortita, con la possibilità, sia per noi sia per i nostri avversari, di sfruttarle a proprio vantaggio durante uno scontro aereo.
Le novità sono rappresentate dalle scie di condensazione e dal fumo che si leva dai velivoli colpiti: le prime permettono ai giocatori di individuare la presenza di nemici anche senza l’ausilio del radar, mentre il secondo consente di capire se un nemico è già danneggiato e di valutare su chi concentrare il fuoco.
Con arte e parte
La serie di Ace Combat ha da molto tempo due anime: quella prettamente arcade della struttura di gioco, che poco o nulla ha a che vedere con un vero combattimento aereo, e quella della fedeltà assoluta nella rappresentazione di velivoli realmente esistenti. Ogni modello è curato nei minimi dettagli ed è una meraviglia per gli occhi di noi appassionati, che possiamo godere anche di una modalità apposita in cui ammirarli in tutto il loro splendore nei nostri hangar.
Uno dei punti deboli della serie era la povertà nella rappresentazione dei terreni, dovuta ai limiti tecnici dell’epoca e alla volontà di concentrarsi maggiormente sull’esperienza in cielo. Questo aspetto era già cambiato nel precedente capitolo ed è stato ulteriormente migliorato in Ace Combat 8, anche grazie al già citato nuovo modo di concepire le mappe di gioco. Con la rappresentazione in scala reale degli oggetti non si ha più l’impressione di volare su una mappa in miniatura, e ciò rende l’esperienza di volo molto più immersiva e coinvolgente. In modalità Performance il gioco risulta fluido e spettacolare anche nei momenti più caotici, con molti nemici ed effetti particellari a schermo, senza troppi sacrifici sul fronte della resa grafica.
Il comparto sonoro è, senza troppi giri di parole, ancora una volta eccezionale. Le musiche sono affidate a Keiki Kobayashi, le cui composizioni orchestrali sono ormai diventate leggendarie fra gli appassionati della serie. Come ogni buon arcade che si rispetti, la colonna sonora dà la giusta carica durante le sortite e i brani lirici non mancano di sottolineare i momenti più epici. C’è una battuta che gira fra i fan di lunga data della serie e che non viene smentita nemmeno questa volta: quando i cieli cominciano a parlare in latino, allora è il momento di fare sul serio.
In chiusura, non possiamo sorvolare sulla questione dei bonus per il preordine. Con il precedente capitolo, i possessori del gioco su PlayStation 4 potevano ricevere il porting di Ace Combat 5, mentre chi lo prenotava su Xbox One aveva diritto a una copia di Ace Combat 6, l’unico della serie tuttora esclusivo per le console di casa Microsoft. Questa volta, chi preordina il gioco, a prescindere dalla piattaforma, riceverà il porting di Ace Combat Zero, prequel di Ace Combat 5.
Ad oggi, queste versioni dei giochi rimangono indisponibili per l’acquisto su qualsiasi store digitale, ed è un fatto problematico. I fan della serie chiedono a gran voce, ormai da due generazioni, una collection della trilogia uscita su PlayStation 2. Sia chiaro: questo non sminuisce in alcun modo le qualità del titolo, né vuole essere una chiamata ai forconi, ma esiste uno zoccolo duro di appassionati disposto ad acquistare anche dei semplici porting e che è rimasto inascoltato per tutti questi anni. Ce lo fai un pensierino, Bandai Namco Entertainment?
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Verdetto
Riassunto
Ace Combat 8: Wings of Theve è Ace Combat, e tanto basta. C'è un motivo se è la serie più longeva e apprezzata fra gli arcade di combattimento aereo, un genere che purtroppo negli anni è andato sempre più dimenticato. Il mondo di Strangereal è più in forma che mai e offre un'esperienza di gioco dinamica e coinvolgente, che strizza l'occhio sia agli appassionati di lungo corso sia a chi si approccia per la prima volta alla serie. Nel raccontare la sua storia, fatta di intrighi geopolitici, super-armi e, soprattutto, persone con le loro vicissitudini, racconta anche un po' di noi e della nostra attualità.
Pro
Esperienza di volo coinvolgente e dinamica Possibilità di approcciare le missioni in molti modi La meccanica di impartire i comandi ai propri gregari è un gradito ritorno Grande focus sull'accessibilità per i nuovi giocatoriContro
Un po' troppo caos a schermo nei momenti più concitati Per un neofita, le citazioni ai giochi passati dicono poco- Valutazione8.5




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