Sono passati undici anni da quando Geralt di Rivia ha mosso i primi passi nel Velen, tra villaggi distrutti dalla guerra, contratti per mostri e una certa Ciri da ritrovare a ogni costo. Undici anni durante i quali The Witcher 3: Wild Hunt non è semplicemente invecchiato bene: è diventato un autentico punto di riferimento per il genere degli action RPG open world. Un gioco capace di conquistare oltre 250 premi Game of the Year e più di 60 milioni di giocatori in tutto il mondo.
Ed è proprio questo il problema, quando si decide di mettere mano a un’opera simile: come si può migliorare qualcosa che, ancora oggi, funziona alla grande?
Con The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered, CD PROJEKT RED prova a rispondere a questa domanda intervenendo praticamente su ogni aspetto dell’esperienza. Siamo di fronte a una revisione che coinvolge grafica, animazioni, combattimento, progressione, esplorazione e soprattutto una lunga serie di accorgimenti Quality of Life. Andiamo a scoprire nel dettaglio della nostra recensione quali sono le novità dello Strigo!
Versione provata: PC
Il ritorno del Lupo Bianco

Partiamo da un presupposto fondamentale: non è con questo aggiornamento che troveremo dei nuovi elementi narrativi per The Witcher 3, ma occorrerà attendere la prossima uscita di Songs of the Past per avere nuove quest, location e elementi di gameplay.
L’aggiornamento Remastered è gratuito per chi possiede il gioco sulle piattaforme compatibili e include anche le due espansioni principali, Hearts of Stone e Blood and Wine. La versione Remastered arriverà il 29 settembre su PC, PlayStation 5, Xbox Series X|S e Nintendo Switch 2.
Però, lasciatecelo dire: ritornare a prendere le vesti dello Strigo nel suo viaggio nel Continente continua a essere un’esperienza speciale anche dopo tanto tempo. Velen mantiene il suo fascino decadente, Novigrad resta una delle città più affascinanti mai realizzate in un open world e Skellige continua a regalare panorami che rimarremmo ad ammirare a lungo.
Una nuova luce per il Continente

Il lavoro sul comparto visivo è evidente soprattutto quando si osservano ambienti e illuminazione. CD PROJEKT RED ha migliorato texture di ambienti, personaggi e mostri, lavorato sul fogliame e rivisto rendering, illuminazione e ray tracing. L’obiettivo è dare maggiore profondità al mondo senza snaturarne l’estetica originale, e in questo senso è stato fondamentale il contributo dato allo sviluppatore polacco dai modder, che hanno collaborato con CD PROJEKT RED per implementare le loro creazioni all’interno dell’aggiornamento ufficiale.
Il risultato è particolarmente evidente durante l’esplorazione. Boschi, paludi, villaggi e città beneficiano di una maggiore densità visiva, mentre le nuove soluzioni di illuminazione contribuiscono a rendere ancora più suggestivi alba, tramonto e condizioni atmosferiche.
Su PC, però, non è tutto rose e fiori, almeno per il momento.
Il Path Tracing, insieme alle impostazioni Ray Tracing più avanzate, porta il comparto tecnico a un livello decisamente superiore, e attivandolo The Witcher 3 non sembra più un gioco che è uscito più di un decennio fa, ma un Action RPG contemporaneo. Peccato che il prezzo da pagare in termini di prestazioni sia più che importante. Nel suo stato attuale, soprattutto sulle configurazioni che vogliono mantenere risoluzione elevata e impostazioni al massimo, queste tecnologie possono pesare enormemente sul frame rate. Fate conto che sulla nostra configurazione, che prevede un Ryzen 9700x, 64GB di RAM, una RTX 3070ti, ed il gioco installato su un NVME, attivando anche soltanto il Ray Tracing al minimo abbiamo uno scarto di 60 fps in meno rispetto all’illuminazione di default. Il Path Tracing è pensato soprattutto per sistemi di fascia alta e per le schede Nvidia di ultima generazione e richiede inevitabilmente qualche compromesso tra qualità dell’immagine e fluidità.
Ed è un peccato, perché quando tutto gira alla perfezione il risultato è spettacolare, ma talvolta abbiamo anche riscontrato dei panorami con un’illuminazione errata, con dei bianchi quasi accecanti. Sappiamo che il lavoro di ottimizzazione di CD PROJEKT RED non è ancora terminato, e ci aspettano delle patch correttive in futuro, ma lo stato attuale delle prestazioni di The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered è questo.
Acciaio per gli uomini, argento per i mostri

Ma i miglioramenti più netti della Remastered sono quelli dedicati al gameplay.
Il sistema di combattimento ha ricevuto una serie di modifiche che ne migliorano ritmo e leggibilità. Le animazioni sono state riviste, arrivano nuove finisher e la telecamera adattiva rende gli scontri più dinamici. Anche i nemici sono stati ritoccati per risultare meno prevedibili, soprattutto negli incontri con creature che in passato potevano trasformarsi in una routine che dava più la sensazione di perdere del tempo, piuttosto che di una vera sfida all’ultimo sangue.
Anche i cinque Segni di Geralt ricevono nuovi effetti visivi, rendendo Aard, Igni, Yrden, Quen e Axii ancora più spettacolari.
Il vero cambiamento, però, riguarda la progressione del personaggio.
L’albero delle abilità è stato completamente ripensato per offrire maggiore flessibilità e una gestione più moderna delle build. Di conseguenza, quando andremo a caricare il nostro salvataggio (con magari 220 ore di gioco, come nel nostro caso…) dovremo risistemare tutte le abilità e i mutageni, che sono stati azzerati a causa del respec forzato.
Quei miglioramenti che fanno la differenza…

E poi ci sono le modifiche che potremmo definire Quality of Life, e sono quelle che ci hanno convinto maggiormente.
Il movimento di Geralt e Rutilia è stato migliorato, così come l’esplorazione. I sensi da Witcher sono stati rivisti per rendere le fasi investigative più coinvolgenti e meno invasive, mentre l’interfaccia è stata aggiornata per risultare più leggibile e funzionale.
Tra le aggiunte più azzeccate troviamo anche il transmog, che permette di separare l’aspetto estetico dell’equipaggiamento dalle sue statistiche. In pratica, possiamo indossare l’armatura più efficace senza essere costretti a rinunciare all’aspetto che preferiamo.
A questo si aggiungono un Photo Mode ampliato, il supporto alle mod multipiattaforma tramite mod.io e nuove soluzioni dedicate all’accessibilità, tra cui Bard’s Ballad. Quest’ultima è una difficoltà “narrativa”, che permette comunque di sbloccare Trofei e Achievement: tra le sue caratteristiche abbiamo l’applicazione automatica degli oli prima dei combattimenti, la rimozione del limite del respiro nelle sessioni subacque, la rimozione dei limiti di peso, la disattivazione del degrado delle armi e delle armature, e la rigenerazione automatica e potenziata della vitalità al raggiungimento di determinate soglie di salute.
Un capolavoro ancora attuale

Avendo di fronte a noi quello che consideriamo un capolavoro immortale della storia dei videogiochi c’è un presupposto da evidenziare: The Witcher 3 probabilmente non aveva bisogno di essere rivisto totalmente, ma solo di essere preso per mano e accompagnato nella contemporaneità.
E CD PROJEKT RED sembra averlo capito. Anziché cercare di correggere la sua essenza, la Remastered interviene sulle asperità che con il passare degli anni erano diventate più evidenti. Il combattimento è più fluido, l’esplorazione più piacevole, l’interfaccia più moderna e la progressione più flessibile.
Restano alcuni compromessi tecnici, soprattutto su PC. Ray Tracing e Path Tracing possono inficiare pesantemente sulle prestazioni di un gioco che non li supportava nativamente, e sarà interessante vedere quanto il lavoro di ottimizzazione proseguirà dopo il lancio del 29 settembre.
Ma anche con questo limite, la sostanza non cambia.
Difatti, il più grande complimento che possiamo fare a The Witcher 3 è che a distanza della sua uscita sia ancora estremamente attuale e divertente da giocare. Quando riavviamo la nostra partita la sensazione è di tornare a casa, e persino la memoria muscolare ci sostiene nel nostro viaggio nel Continente.
La prossima tappa sarà Songs of the Past, nuova espansione prevista per il 2027 e ambientata nella regione inedita di Letten, con Geralt e Dandelion nuovamente protagonisti di una nuova avventura.
Nel frattempo, il Lupo Bianco torna sulla Via.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

Riassunto
Riassunto
Il pregio più importante di The Witcher 3: Wild Hunt – Remastered è di darci una scusa per tornare a vestire i panni di Geralt di Rivia nel suo viaggio nel Continente. A distanza di anni è sempre entusiasmante brandire la spada d’acciaio e la spada d’argento, e CD PROJEKT RED ci restituisce questa volta un combat system aggiornato, più fluido e moderno. L’aspetto grafico è stato aggiornato, per ciò che concerne i modelli ma soprattutto per l’illuminazione, che grazie a Ray Tracing e Path Tracing ha acquisito un nuovo livello di realismo visivo. Peccato però che il risultato complessivo sia incostante e che le prestazioni subiscano un duro colpo all’attivazione di queste tecnologie. Gli sviluppatori hanno già affermato che nel prossimo futuro interverranno con delle patch risolutive, ma al momento dobbiamo constatare che le prestazioni di questa Remastered non sono ottimali. Ma il piacere di ritornare a cavalcare la nostra Rutilia è impagabile, ed è un ottimo modo per ingannare l’attesa di Songs of the Past!
Pro
Quality of Life finalmente all'altezza degli standard moderni Combattimento e progressione del personaggio migliorati Miglioramenti grafici evidenti Transmog, mod multipiattaforma e Photo Mode ampliato Aggiornamento gratuito per i possessoriContro
Ray Tracing e soprattutto Path Tracing molto pesanti su PC Aspettiamo l’evoluzione delle prossime patch…- Giudizio complessivo9
Scrivi un commento