Retrogaming, la rubrica di Uagna dedicata ai grandi classici del passato, cambia! Dal 2026 si trasforma infatti in una rubrica che andrà anche a dare un voto ai videogiochi del passato, contestualizzandolo al suo periodo storico ma valutandone anche l’impatto nel settore. Tra cult e classici passati in sordina, Retrogaming torna con una nuova missione: comprendere il passato, per guardare al futuro.
Raccontato da innumerevoli produzioni letterarie e cinematografiche, il sogno americano è forse uno dei concetti più controversi nella storia contemporanea. Riconducibile all’Ottocento nel pieno dei nuovi orizzonti offerti dall’America, l’idea di un nuovo mondo in grado di assicurare un futuro migliore ha cambiato pelle numerose volte nel corso dei due ultimi secoli, tra nuove certezze e soprattutto tante disillusioni. Oggi più che mai il sogno americano, riferito ovviamente soltanto agli USA, ha assunto nuovi significati e nuovi valori, non necessariamente positivi: la storia recente degli Stati Uniti d’America porta senz’altro con sé buoni esempi, ma è altrettanto ricca di contraddizioni e lati negativi che non la rendono più il modello per eccellenza da seguire nel mondo.
Proprio su questo si focalizza la storia di Grand Theft Auto IV, da molti ritenuto il capitolo più maturo della serie. Ambientato nella grigia, caotica e iper-urbanizzata Liberty City, ispirata alla metropoli di New York, la città è lo sfondo perfetto per raccontare il mito inflazionato dell’America di oggi come approdo per ricominciare da capo. Un’America e una New York che Rockstar Games ha saputo cogliere anche nei dettagli più precisi e minuscoli, disegnando una Liberty City largamente credibile e realistica.
GTA IV è un gioco dalle tonalità crude sotto ogni punto di vista, dalla componente narrativa alla palette cromatica che riveste l’intera esperienza, con un pregio enorme: riesce a dipingere al meglio la dura realtà di un Paese in grado di offrire opportunità per riscattarsi, ma anche di mettere spalle al muro i signor nessuno, senza concedere sconti.
ALLERTA SPOILER: se non avete mai giocato al titolo e volete recuperarlo, nei prossimi paragrafi saranno presenti spoiler importanti sulla storia.
Tra le cupe strade di Liberty City, alla ricerca del riscatto
E d’altro canto due dei personaggi più importanti della storia di GTA IV, ovvero il protagonista Niko Bellic e il cugino Roman Bellic, sono per davvero due signori nessuno.

Lo è in primis Niko, o per essere più precisi, era un qualcuno soltanto prima di imbarcarsi sulla nave da carico Platypus e approdare negli Stati Uniti d’America. Niko proviene dalla Serbia e alle spalle ha una vita tra luci e ombre: una carriera da militare ma anche da criminale, due spettri che ha sempre portato con sé e con cui spera di fare definitivamente i conti a Liberty City. E’ diventato un signor nessuno nello stesso momento in cui ha toccato terra sul porto di Broker, senza un soldo e con gli abiti vecchi e completamente fuori dal tempo, ma soprattutto con un grosso bagaglio di esperienze terribili vissute durante le guerre jugoslave.
Ad accoglierlo c’è il cugino Roman, anch’egli un signor nessuno, ma sostenuto da un inspiegabile spirito ottimista con cui, maldestramente, si auto-convince di “potercela fare”. Proprio Roman ha convinto Niko a tentare il riscatto in America, scrivendogli svariate e-mail ricche di finte promesse e vane speranze. Nel tempo gli ha raccontato di ricchezze, sfarzo, belle donne e belle case: tutte enormi falsità di cui Niko fa subito la scoperta. Neanche il tempo di un breve tragitto in auto e di fronte agli occhi dell’ex militare si spalanca la realtà nuda e cruda: Roman vive letteralmente in un tugurio in una delle zone peggiori della città, e di ricchezza nel suo squallido appartamento non c’è nemmeno l’ombra. Al contrario: Roman è proprietario di una fallimentare impresa di taxi, in grado di fruttargli solo debiti e di esporlo alle mani violente di strozzini, anche in virtù della sua dipendenza dal gioco d’azzardo.
Le storie di Niko e Roman si intrecciano in una serie di aspirazioni personali, di loschi personaggi e di pericolosi tuffi nel vuoto in cui entrambi si lanciano. L’obiettivo di Roman è uscire dal vortice dello squallore in cui è caduto: vuole diventare un qualcuno, fare soldi e staccare dal giro di criminalità che, al momento, gli sta permettendo di restare a galla ma con l’acqua alla gola. E’ proprio per questo motivo che ha chiamato Niko a Liberty City: vuole sfruttare il suo aiuto per redimersi, conscio delle sue capacità e della sua temerarietà, con un sincero attaccamento verso di lui che non mancherà mai di dimostrargli.

Al contrario, l’obiettivo di Niko non è solo il riscatto. Certo, ha accettato l’invito di Roman ed è espatriato in America per rifarsi una vita, dimenticando il proprio triste passato e ricongiungendosi al cugino con favore. Ma c’è un’altra matrice che lo ha condotto esattamente a Liberty City: la vendetta. Niko non ha mai dimenticato ciò che era accaduto dieci anni prima: durante la guerra un suo compagno aveva tradito il plotone di cui faceva parte, mandando a morte altri commilitoni e lasciando in lui un’indelebile volontà di vendicarsi, con la promessa di rintracciare il responsabile e fargliela pagare.
Niko si ritrova così invischiato in una situazione che definire pessima è riduttivo. Manco a dirlo, infatti, finisce ben presto nel mirino della peggiore criminalità organizzata di Liberty City, ossia la mafia russa. Egli scopre che Vlad Glebov, strozzino con le mani in pasta nelle attività di Roman, oltre a tenere sotto scacco quest’ultimo frequenta anche la sua fidanzata: Niko decide così di ucciderlo per vendicare Roman, inconsapevole di dare inizio ad una cascata di ripercussioni che minacceranno fino alla fine della storyline i cugini Bellic.
Sarà questo evento il punto di svolta della storia: da qui in poi Niko dovrà inserirsi non soltanto nel giro della mafia russa, ma anche della mafia italoamericana capitanata dalla famiglia dei Pegorino, della mafia irlandese attraverso i McReary e addirittura della corruzione governativa, per raggiungere il proprio obiettivo.
Il prezzo della vendetta
Come già detto, quella di GTA IV è una storia molto cruda e d’impatto, e per tale motivo è considerato uno dei GTA più belli nella serie, se non addirittura il migliore almeno dal punto di vista narrativo. L’intera storia si dipana infatti in un intricato groviglio di accordi, favori ricambiati, tradimenti e continue connessioni/ripercussioni tra eventi del passato e del presente, con numerosi colpi di scena. E con toni quasi mai scanzonati, fatta eccezione per la solita, pungente ironia mista a sarcasmo tipica dei titoli Rockstar.

Sullo sfondo delle vicende di Niko Bellic permangono per tutto il tempo alcune tematiche fondamentali. Una su tutte è l’opportunismo, vero e proprio leit motiv del gioco. Liberty City è una città fredda, spietata e alienante, una piovra in grado di insinuare i propri tentacoli su tutta la società che la costituisce, e i suoi stessi abitanti la rispecchiano. A Liberty City sembra quasi non esserci spazio per il rapporto umano e quelle poche relazioni sincere, timidi barlumi in una realtà spietata, rischiano fortemente di venire soffocate.
Ne sono un esempio lampante gli avvenimenti che coinvolgono personaggi chiave della storia. In primis Roman, con cui Niko ha un rapporto praticamente fraterno, ma anche Kate, appartenente alla famiglia dei McReary, donna verso cui il protagonista inizia a provare dei sentimenti sperando di costruire una famiglia in futuro. A seconda delle scelte intraprese dal giocatore prima del finale, o Roman o Kate verranno uccisi per errore da uno dei gruppi criminali con cui Niko è entrato in contatto, gettando quest’ultimo nello sconforto ma anche – per l’ennesima volta – nella rabbia e nel desiderio di farsi ulteriore vendetta.
Ne è un esempio altrettanto significativo Michelle, prima fidanzata di Niko conosciuta poco dopo l’arrivo a Liberty City, con cui il protagonista stringe inizialmente una relazione sentimentale in apparenza sana e limpida. Trascorsi svariati eventi accade uno dei colpi di scena più clamorosi nel gioco: la donna in verità si chiama Karen ed è un agente segreto sotto copertura per conto della IAA, l’equivalente della CIA, che ha inscenato la relazione con Niko per conquistarsi la sua fiducia. La donna riesce ad intercettare il protagonista durante una missione di recupero droga, lo cattura svelando la propria identità e lo conduce al suo superiore presso lo United Liberty Paper: qui Niko verrà tenuto sotto scacco da forze governative che lo sfrutteranno per compiere omicidi di Stato, in cambio di una pista per rintracciare il suo vecchio commilitone.

In GTA IV molti dei rapporti umani si rivelano essere vere e proprie mercificazioni. Niko viene puntualmente e ripetutamente manovrato come un burattino da figure molto più grandi di lui, non solo dalle occulte forze governative ma anche dai leader dei gruppi malavitosi che regnano su Liberty City, tra cui lo spietato Dimitri Rascalov per quanto riguarda la mafia russa e l’italoamericano Jimmy Pegorino, opportunista per eccellenza. E a fronte di tutto questo, al progredire delle missioni emerge chiarissimo un messaggio: la vendetta che Niko sta cercando con tutte le sue forze lo porta sempre a dover pagare un prezzo, che sia la morte di Roman, di Kate oppure l’ennesimo imbroglio ai suoi danni.
Johnny Klebitz e Luis Lopez, due facce della stessa moneta
Di opportunismo e cinismo si scrive a caratteri cubitali anche nelle vicende delle due espansioni, GTA IV: The Lost and Damned e GTA IV: The Ballad of Gay Tony, DLC appartenenti alla collezione stand-alone (ma strettamente collegata alla storia di GTA IV) Episodes from Liberty City.

I due DLC riprendono il medesimo sfondo narrativo del gioco principale, non soltanto perché l’ambientazione è sempre la stessa, ma soprattutto perché gli attori delle due nuove avventure condividono lo stesso percorso di Niko. Sono infatti anch’essi due personaggi alla ricerca della scalata sociale. Johnny Klebitz, biker appartenente alla gang dei Lost MC, è coinvolto da capo a piedi nelle questioni criminali della “famiglia” capitanata dallo spinoso Billy Grey, che lo sfrutta come galoppino per portare a termine i propri sporchi affari, salvo poi trattarlo come carta straccia. Luis Lopez è invece la guardia del corpo e socio in affari di Anthony “Gay Tony” Prince, re della notte e gestore di locali notturni: socio nel bene e nel male, date le associazioni criminali che permeano la vita dell’istrionico manager e che trascinano anche il protagonista afro-dominicano in situazioni pericolose.
Sia Johnny sia Luis si scontrano inevitabilmente con una realtà urbana cruda e corrotta, dove la violenza prende quasi sempre il sopravvento. Ma nelle due espansioni cambiano profondamente alcune tematiche trattate. Anzitutto i due protagonisti provengono da due background diversi rispetto a Niko Bellic: non sono stranieri catapultati da poco in una realtà del tutto nuova, bensì sono due cittadini già radicati a Liberty City e che sanno già come muoversi – e cosa aspettarsi – nella città.
In The Lost and Damned il clima narrativo è maturo e pesante come in GTA IV, ma è ancora più “ruvido” essendo focalizzato interamente sul fenomeno delle bande di motociclisti. Rockstar è riuscita a rappresentare ai giocatori un contesto sociale di nicchia, fenomeno reale tra l’altro presente non solo in America. Al contrario, in The Ballad of Gay Tony l’atmosfera è molto più elettrica: una volta entrati nel Maisonette 9 o in uno degli altri locali notturni della città, si entra in una realtà molto più colorata e altrettanto verosimile fatta di musica, ritmi alti e drink, ma anche di sostanze stupefacenti e di sporchi affari nascosti sotto l’ebbrezza della notte, dove la malavita prova a mimetizzarsi.

Quasi alla pari del gioco base, le due espansioni sono riuscite a replicare altrettanti aspetti realistici delle grandi metropoli americane, attraverso gli occhi e le mani di due personaggi caratterizzati alla perfezione come Luis e Johnny. I due sono rappresentati come carismatici ma anche fragili, a metà fra un’umana ingenuità e l’inevitabile spietatezza necessaria per “sopravvivere” nelle situazioni più complicate che il lato oscuro di Liberty City puntualmente offre loro.
Per chi non avesse mai giocato i due DLC, è importante sapere che le tre storie sono intrecciate: Niko, Luis e Johnny agiscono nella stessa linea temporale e ciò è visibile attraverso una missione in particolare, che prevede di portare a termine uno scambio di gioielli preziosi. Sia nel gioco base sia nelle espansioni partecipano tutti e tre i personaggi contemporaneamente. Rockstar è riuscita a dare un’eccellente continuità fra le vicende dei tre protagonisti, creando una sorta di unica grande narrazione che, in un certo senso, sembra quasi anticipatoria di quel che sarà l’impianto narrativo di GTA V.
Più focus sulla storia, meno sul divertimento puro
Uno degli aspetti su cui i fan si focalizzano per descrivere la maggiore “maturità” di GTA IV rispetto agli altri capitoli è il gameplay, ancora oggi ritenuto il più verosimile di tutti, grazie alle sue sfaccettature che strizzano l’occhio al realismo puro piuttosto che al divertimento caciarone visto in GTA V o nei capitoli della prima era 3D.
A cominciare dal modello di guida, bersaglio in realtà di numerose critiche già all’epoca e ancora oggi ritenuto controverso. Riletto nei tempi odierni, però, crediamo che meriterebbe senz’altro una rivalutazione in chiave positiva. In sostanza Rockstar aveva proposto un sistema fortemente sbilanciato verso il realismo, con un’accentuata verosimiglianza con ciò che accadrebbe se si guidasse il corrispettivo veicolo nel mondo reale.
Tanto le auto quanto le moto – mezzi che vengono utilizzati dai giocatori per il 90% del tempo, senza nulla togliere alle imbarcazioni o agli elicotteri – per la prima volta nella serie facevano avvertire nettamente il senso del “peso” del veicolo, con differenti reazioni a seconda del mezzo. Compiere una curva a tutta velocità in GTA IV porta spesso a sbandare e finire fuori strada, o addirittura ribaltare il veicolo qualora troppo alto e poco adeguato a compiere brusche manovre, come lo sarebbe invece un’auto sportiva ad assetto ribassato. Allo stesso modo le motociclette non permettono di fare movimenti azzardati, sterzate repentine o slalom ad altissima velocità nel traffico cittadino senza nessun rischio: guidarle significa avvertire il peso della carenatura e le diverse caratteristiche che può offrire, a seconda che sia una moto da corsa, uno scooter oppure un chopper.

Ad alimentare un sistema estremamente realistico ci ha pensato un innovativo sistema di danneggiamento, che permette letteralmente di accartocciare un veicolo qualora uno schianto dovesse essere troppo intenso, o di esibire sul veicolo urti e strisci in maniera molto credibile. Sotto questo punto di vista il capitolo successivo, GTA V, ha addirittura fatto un piccolo passo indietro, proponendo danni ai veicoli comunque realistici ma meno punitivi rispetto a GTA IV, palesemente per favorire un gameplay più arcade e meno “pesante”.
Anche il sistema di collisioni sviluppato da Rockstar riuscì a sbalordire e ancora oggi lo fa, pur risultando addirittura comico in alcuni frangenti, al punto da diventare quasi un meme su YouTube. Si possono vedere numerosi esempi di schianti in auto a tutta velocità dove Niko spicca il volo dal finestrino frontale, percorrendo diversi metri per aria (a volte anche troppi, superando il senso della fisica) prima di cadere rovinosamente al suolo spesso rimettendoci la pelle. Il sistema in ogni caso funzionava, e soprattutto non si era mai visto nell’industria videoludica prima di GTA IV, a parte in alcuni titoli dedicati alle corse automobilistiche esagerate come FlatOut e Carmegeddon.
Per quanto riguarda tutto il resto ribadiamo l’idea condivisa dalla maggior parte della community: GTA IV è il capitolo meno “caotico” della serie, o per meglio dire quello che meno di tutti invita alla “devastazione”, al divertimento frivolo fatto di folli inseguimenti, esplosioni e peripezie. E’ piuttosto un titolo che spinge i giocatori a concentrarsi sulla storia, grazie a ritmi molto più compassati e meno esagerazioni rispetto agli altri capitoli, soprattutto al più recente GTA V. Gli inseguimenti con la polizia sono meno cinematografici, non è possibile guidare aerei (la mappa confinata alla sola Liberty City sarebbe stata un limite eccessivo), auto e moto sono molto più difficili da controllare in salto, gli incontri casuali non portano mai a storie “fuori dall’ordinario”: sono solo alcuni esempi di ciò che intendiamo per spiegare i ritmi di GTA IV, soprattutto in confronto al quinto capitolo.
Liberty City: fredda, enorme e complessa, specchio perfetto per la storia di Niko
All’epoca GTA IV segnò il secondo, enorme balzo tecnologico per Rockstar Games nella serie dei Grand Theft Auto, dopo l’introduzione del 3D con GTA III che segnò un’era fino a GTA: Vice City Stories. Per dare un’idea del salto generazionale, basta ricordare che l’ultimo GTA pubblicato prima del quarto fu proprio lo spin-off Vice City Stories, uscito appena un anno e mezzo prima.
La software house riuscì non solo a stupire i fan, ma anche a settare un nuovo standard qualitativo nel mercato videoludico. In primis ebbe il merito di aver ricreato una metropoli enorme e credibile, ma compattata a dovere per poter funzionare su PlayStation 3 e Xbox 360. La Liberty City di GTA IV è suddivisa in quattro grandi aree, ognuna delle quali ricalca i veri distretti di New York: Broker (Brooklyn), Dukes (il Queens), Bohan (il Bronx) e Algonquin (Manhattan), e ognuna di esse presenta le proprie caratteristiche peculiari che la rende immediatamente riconoscibile.

L’intenzione di Rockstar di rappresentare una città grigia e cupa è evidente dalla palette cromatica scelta, sempre impostata su toni freddi. La foschia, le note autunnali e invernali, i cieli nuvolosi e i respiri di aria fredda la fanno da padroni: in altre parole la metropoli è lo specchio perfetto per la narrazione delle vicende di Niko Bellic. Il risultato fu un connubio che ancora oggi risulta praticamente perfetto, perché la città conquista in credibilità proprio grazie alla storia, il cui racconto sembra quasi cucito su misura al mood che si respira tra le sue strade.
Anche la fisica di gioco fu stravolta completamente rispetto ai GTA della “vecchia” generazione. Di pari passo con le novità per la guida e le collisioni dei veicoli, anche i movimenti del protagonista e degli NPC vennero riscritti da zero grazie al motore Euphoria, capace di restituire un senso di massa e gravità ancora oggi estremamente credibile. Per la prima volta movimenti come correre, frenare o cambiare direzione non furono più istantanei: su GTA IV si avvertiva l’inerzia del corpo, il peso di una caduta e di uno scontro. Con effetti anche sui nemici: sparare alle gambe o alle braccia produceva finalmente reazioni diverse rispetto al passato.
Sempre soffermandoci sul lato tecnico non possiamo non citare la colonna sonora, anch’essa notevolmente espansa rispetto ai capitoli precedenti. Rockstar riuscì a confezionare una soundtrack in grado di soddisfare tutti i gusti, e soprattutto – anche in questo caso – di rispecchiare le aspettative musicali di una New York di fine anni 2000. E’ stato dato spazio come di consuetudine a numerosi generi: dall’electro-house al rock/pop-rock, dall’hip-hop in pieno stile East Coast (con ben due radio, una concentrata sui classici anni ’90 e una orientata all’hip-hop ed R&B contemporanei) al funk, dalla disco music all’hardcore punk, passando addirittura per l’ambient e il new-age. Il risultato è una delle migliori soundtrack nell’intera serie, anche se è difficile criticare Rockstar Games sotto questo punto di vista considerando l’elevata qualità messa in ogni sua produzione.
E’ il miglior GTA della serie?
Ci siamo immersi nella lettura e nell’ascolto di numerosi commenti da parte degli appassionati, e un parere sembra ricorrere frequentemente: GTA IV è considerato da molti (fino ad ora) il miglior gioco della serie soprattutto a livello di storia, dove se la gioca spesso alla pari con GTA: San Andreas.

E’ molto difficile decretare un punto di vista oggettivo, anche perché l’esperienza varia da persona a persona. Il nostro parere, però, combacia con quello scritto sopra. Sotto il profilo narrativo – e con ciò non intendiamo solo la storia in senso stretto, ma anche l’atmosfera che si respira attorno ad essa – GTA IV è probabilmente il miglior capitolo della serie. Lo è in primis per l’estrema profondità delle tematiche trattate e per la stupenda caratterizzazione di tutti i personaggi. Ma lo è anche per le emozioni che riesce a suscitare nel giocatore: è letteralmente impossibile non provare rabbia o rancore in determinati frangenti della storia, così come è impossibile non empatizzare (nel bene e nel male) con le persone che Niko incontra nel suo percorso.
Ad uno sguardo più ampio, è evidente che la storia di Niko Bellic in fondo è la storia di tutti noi, tolto ovviamente tutto lo sfondo criminale. GTA IV riesce infatti nell’intento di trasmettere un messaggio molto forte: noi siamo inevitabilmente plasmati dalla sincerità e dalla bontà dei rapporti umani che ci circondano. Niko, Johnny e Luis riescono nelle proprie scalate personali ai soldi e al potere, ma alla fine delle rispettive storie ciò che conta davvero sono le persone che restano, al di là del successo raggiunto.
Per Niko è il cugino Roman o la fidanzata Kate, con un prezzo da pagare comunque immenso a prescindere da chi dei due morirà. Per Johnny sono i suoi compagni Terry, Clay e Angus, veri amici e unici superstiti di una gang in macerie, che ha consumato le energie dei quattro in favore di una causa effimera. Per Luis è Tony Prince, suo capo e socio d’affari, ma soprattutto un amico che nel bene e nel male ha sempre deciso di rimanere al suo fianco.

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