Emmet Ray è, come lui stesso sostiene, “il più grande chitarrista jazz del mondo… dopo Django Reinhardt”. Magnaccia nel tempo libero per arrotondare, misogino ed egocentrico, Emmet è comunque un genio. Vive per la sua musica e distrugge tutto ciò che potrebbe allontanarlo dalla sua arte. Emmet Ray conobbe il suo momento di gloria solo per un breve periodo e rimase noto soprattutto tra gli appassionati del genere. Attraverso questo film, Woody Allen rende omaggio alla musica che ama tanto: il jazz.
Accordi e disaccordi del 1999 è un’opera cara a Woody Allen, in cui può esprimere il suo amore per il jazz. A testimonianza di questo legame, il progetto impiegò tre decenni per vedere la luce, poiché inizialmente avrebbe dovuto essere il primo film della collaborazione di Allen con la United Artists. Ancora troppo legato a un’immagine puramente comica, Allen preferì accantonare il film, dato che lo studio richiedeva una commedia pura, lontana dal film malinconico che aveva in mente. Forte di uno status completamente diverso alla fine degli anni ’90, il regista newyorkese poté finalmente raccontare questa storia come desidera.
Dal punto di vista della struttura, non siamo in territorio sconosciuto: questo falso biopic è intervallato dai commenti di esperti sulla vita del musicista immaginario Emmet Ray (il tre volte premio Oscar Sean Penn). Si tratta di uno schema già utilizzato, tra gli altri, nei brillanti Io e Annie (1977), Zelig (1983) e Broadway Danny Rose (1984). Seguiamo quindi il percorso del chitarrista Emmet Ray, il cui genio emerge davvero solo quando decide di salire sul palco. Nel frattempo, e soprattutto nella scena d’apertura, bisogna fare i conti con un uomo poco raccomandabile: piacevolmente narcisista, spendaccione, donnaiolo, cleptomane e, nel tempo libero, protettore.
Ciò che impedisce di odiarlo è l’interpretazione di Sean Penn, che trasforma gli eccessi del personaggio in un modo per nascondere le proprie emozioni. Il filo conduttore di questa idea è il fatto che, dopo ogni autocelebrazione del proprio genio musicale, Emmet precisa di essere il miglior chitarrista al mondo “dopo” Django Reinhardt, suo idolo assoluto di fronte al quale nutre un vero complesso (i loro incontri immaginari si sono conclusi con uno svenimento di Emmet, sopraffatto dall’emozione).
Il suo genio musicale non riesce a esprimersi pienamente a causa di questa dicotomia tra la spacconeria ostentata del protagonista e una vulnerabilità che non riesce a riversare nella sua musica. L’uomo spezzato e il musicista brillante non si fondono mai del tutto, come dimostra il tentativo di ingresso in scena su una mezzaluna rotante, che fallisce perché Emmet sembra quasi spaventato da quell’accenno di grandezza.
Di conseguenza, si limita a godere degli aspetti più vistosi della notorietà: le numerose conquiste femminili, gli abiti di lusso, le automobili all’ultima moda. Così, ogni relazione amorosa viene ricondotta al suo lato più miserabile e patetico, talvolta con risultati tanto toccanti quanto bizzarri (come la sua mania di sparare ai ratti o di osservare il passaggio dei treni), altre volte sfociando in una rozzezza meschina.
La sua umanità emerge nella relazione con la muta Hattie (una splendida Samantha Morton): di fronte al suo sguardo amorevole e ai suoi silenzi, il solito repertorio di frasi fatte da amante occasionale non funziona più. Le sue vanterie diventano più goffe e tenere, esprimendo paradossalmente un amore che non osa dichiarare apertamente, ma che lei sa cogliere (come nella bella scena in cui gli fa un regalo).
È quindi naturale che la loro separazione non venga mostrata direttamente e avvenga attraverso una fuga codarda di Emmet, incapace di affrontarla faccia a faccia. Al contrario, la tempestosa Blanche (Uma Thurman) esalta l’intera personalità eccentrica di Emmet, più interessata alla sua aura appariscente che all’uomo stesso, considerato come un oggetto di seduzione e di studio (almeno finché non trova qualcuno di ancora più imprevedibile e pericoloso).
L’edizione in Blu-ray

Accordi e Disaccordi arriva ora nella nuova edizione Blu-ray di CG Entertainment, che propone un’immagine rimasterizzata in 1080p, mantenendo il formato originale della pellicola 1,85:1 e la grana originale della fotografia di Zhao Fei, reduce dal meraviglioso lavoro su Lanterne Rosse.
Per quel che riguarda il comparto audio possiamo scegliere tra il Dolby Digital 2.0 con il doppiaggio in lingua originale e quello in italiano, e l’ottimo DTS-HD Master Audio 2.0 in ambedue le lingue. I sottotitoli sono disponibili unicamente in italiano.
Come da tradizione, e per espressa richiesta di Woody Allen, i suoi film in home video sono privi di commenti audio e di extra, se non per i trailer.
Accordi e Disaccordi è una deliziosa pellicola di fine millennio che intreccia squisitamente cinema e jazz, e un’occasione per vedere un’altra grande interpretazione di Sean Penn.
Prodotto fornito da CG Entertainment

Riassunto
Riassunto
Accordi e Disaccordi torna in blu-ray in questa ottima edizione della CG Entertainment, che rispetta fedelmente la visione di Woody Allen. Questo falso biopic con protagonista Sean Penn è una perfetta fusione di cinema e jazz, le due passioni del grande regista newyorkese, e un film delicato e divertente.
- Giudizio complessivo4
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