[Recensione] Toy Story 4

Di Andrea "Geo" Peroni
18 Giugno 2019

A cura di A. De Giorgi.

È difficile ricordare come il mondo intero potesse apparirci così interessante da bambini. Merito della nostra immaginazione e della nostra ingenuità infantile? E come mai con il passare del tempo alcuni perdono la capacità di sognare e viaggiare in mondi che possono esistere solo nella nostra mente? La Pixar ha affrontato questa domanda in svariate pellicole, come in Inside Out, dove abbiamo visto sgretolarsi sotto i nostri occhi i ricordi e la fase creativa di un bambino, o come in Monsters and Co., dove i mostri senza le paure dei bambini sembravano destinati a scomparire. La risposta a queste domande è molto semplice, ma infinitamente insoddisfacente, ovvero è perché si diventa grandi.

In Toy Story 4, in uscita in Italia il prossimo 26 Giugno sotto la regia di Josh Cooley, si affronta esattamente di nuovo la crescita, il cambiamento inevitabile, il futuro e le responsabilità.

Spesso ci si dimentica di immaginare perché si è oberati di lavoro, studio, impegni e si trova sempre meno tempo per riflettere e di ricongiungersi con quei bellissimi e potentissimi ricordi. Da piccoli anche soltanto una stanza di casa poteva diventare un universo nuovo, bastavano cuscini per creare arcipelaghi di isole, coperte per calarsi in tende di indiani, lampade per destreggiarsi tra alberi maestri di navi pirata, mentre se univi tutti questi oggetti insieme potevi creare il fortino più impenetrabile del mondo (altro che Fortnite ndr).

Con Toy Story 3 – La grande fuga del 2010 il secondo climax emotivo (secondo in ordine temporale, ma non di importanza, ndr) si raggiunge con il passaggio di mano della scatola dei giochi tra Andy e Bonnie, ovvero un adulto che affida i suoi ricordi a un bambino per fare in modo che continuino ad adempiere al loro dovere di compagni di avventure.

In questo nuovo capitolo, pur riprendendo alcuni eventi del passato dei personaggi umani, la storia si sviluppa però intorno ai giocattoli, alle loro coscienze e al peso delle responsabilità che essi si sono assunti nei confronti dei bambini. L’immaginazione deve essere nutrita, i bambini rassicurati e non servono per forza giocattoli costosi per fare in modo che si accenda la scintilla nella mente dei più piccoli ; mai nel film un giocattolo viene comprato, al più viene affidato, raccolto o addirittura creato partendo dagli scarti, dimostrando che per voler davvero ricordare cosa volesse dire Giocare bisogna prima di tutto smettere di pensare come un adulto e semplicemente lasciarsi trasportare dalla propria mente, per i giocattoli si tratta solo di cogliere l’attimo giusto.

Nel film questo senso di dovere è ancora una volta nelle mani di Woody, alias Tom Hanks in originale e alias (ci manchi Fabio) Angelo Maggi in italiano, che dovrà affrontare sfide del mondo esterno, a cui sembra aver sempre una soluzione come un vero sceriffo del vecchio West, e sfide morali proprie, sentimenti sfiancanti e romantici a cui non saprà dare spesso una risposta

Troverà comunque il suo posto nel mondo, crescendo e diventando un giocattolo adulto grazie all’instancabile amicizia con Buzz e con tutti gli altri personaggi storici della serie, grazie anche a qualche vecchia fiamma e a nuovi simpaticissimi, alcuni a tratti inquietanti, nuovi compagni di bellissime (e speriamo infinite) avventure.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.