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Piccoli Brividi 1×07, la recensione: intrappolati

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C’è una fittizia trasmissione all’interno di Futurama, chiamata La porta spaventosa, nella quale succede di tutto. Persone che perdono gli occhi, t-rex che salvano fattorie da attacchi alieni, pensionati che scoprono di essere Adolf Hitler. Ecco, più o meno il settimo episodio di Piccoli Brividi, la serie che possiamo definire rivelazione di questo 2023, segue questa costante voglia di sorprendere lo spettatore.

L’episodio riparte esattamente da dove si era interrotto il sesto, bellissimo episodio dedicato a Slappy e al passato di Harold. Ora, però, anche i ragazzi vengono a conoscenza del fatto che quello che hanno di fronte non è Bratt (Justin Long, sempre sul pezzo), ma non solo: il ragazzo demoniaco li ha attirati con l’inganno nella casa infestata, dalla quale ora sembra impossibile fuggire.

L’obiettivo finale di Harold, in tutto questo, sembra dunque pronto a concretizzarsi: la vendetta nei confronti di chi ha rapito la marionetta parlante e soprattutto chi lo ha ucciso inavvertitamente, dando inizio alla sequela di eventi che sono poi culminati nelle misteriose apparizioni di questi ultimi giorni. Tra macchine fotografiche che predicono la morte e cloni gelatinosi e malvagi, Piccoli Brividi mette ora l’intera squadra al centro del mistero da risolvere, riuscendo a gestire sempre bene il mix di tensione e qualche momento più leggero con naturalezza.

Viene dunque messa da parte la dinamica che ha caratterizzato i primi due episodi: i riferimenti ai libri sono ora meno importanti, anche perché ci avviciniamo al finale di una serie che non ha puntato i riflettori sull’approccio antologico, come invece fece la prima incarnazione di Piccoli Brividi, bensì su una storia dall’ampio respiro e, in effetti, dalle potenzialità infinite. Non vediamo l’ora di sapere se lo show sarà rinnovato: dopo i pessimi due film con Jack Black, finalmente i romanzi di RL Stine hanno avuto il trattamento che meritano.

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Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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