WandaVision – La recensione dei primi due episodi

Di Andrea "Geo" Peroni
15 Gennaio 2021

E alla fine, dopo tanta attesa e tanto tempo trascorso dall’ultima apparizione del MCU, WandaVision è arrivata. Strana, curiosa, stramba, evocativa, carismatica. La prima serie Marvel Studios, disponibile da oggi con i suoi primi due episodi su Disney+, ha già fatto abbastanza per catturare l’attenzione degli spettatori.

Nell’ora scarsa che vi terrà occupati per la visione dei due episodi – il primo dura 29 minuti e il secondo 36, a cui però bisogna conteggiare titoli di coda kilometrici – la serie riporta in scena due dei principali Avengers degli ultimi anni, Wanda Maximoff (Elizabeth Olsen) e Visione (Paul Bettany). Il secondo lo avevamo abbandonato al termine di Avengers: Infinity War, quando Thanos lo uccide per rubare la sua Gemma dell’Infinito, mentre Wanda è tornata nella colossale battaglia conclusiva di Endgame dopo che i Vendicatori sono riusciti nella loro missione di “furto del tempo”.

Ma come è tornato esattamente Visione, e perché lui e Wanda sembrano essere all’interno di una sit-com degli anni ’50 che è ovviamente ispirata a grandi classici della televisione del passato come Vita da Strega e Strega per amore? Questo è ciò che lo spettatore, e non solo, inizia a farsi sin dal principio e durante tutto l’arco di questi due episodi introduttivi, un racconto che seppur rapido e lineare di ciò che sta accadendo, fa già intuire che c’è qualcosa che non va nella vita di coppia apparentemente perfetta tra i due nella piccola cittadina di Westview. Wanda e Visione hanno incredibili poteri che tengono nascosti ai pettegoli vicini come Agnes (Kathryn Hahn), conducono una vita apparentemente normale e ricca di comicità nonostante i dubbi che li attanagliano e che in alcune occasioni sembrano farli discostare dalla loro “realtà”: come sono giunti qui? Quando si sono sposati? Sta succedendo qualcosa di più grosso, là fuori, intorno a loro?

Questa è l’impressione che hanno non solo i due protagonisti, che si ritrovano in situazioni inspiegabili con elicotteri rossi giocattolo che piovono dal cielo – in una Westview completamente in bianco e nero, in perfetto stile sitcom “antiquata” – o misteriose voci che cercano di comunicare con Wanda attraverso un’apparentemente innocua radio, o ancora vicini che sembrano regolare la loro vita in modo semplicemente assurdo, ma anche lo spettatore che, spaesato, già al termine del primo episodio che apre le danze comprende che Wanda, Visione, Westview e i suoi abitanti sono parte di qualcosa che ancora non comprendiamo.

WandaVision, in effetti, continua costantemente a giocare con questo senso di smarrimento generale. Incapaci oggi di osservare tangibili collegamenti temporali al MCU, se non certo in alcune piccoli omaggi (o forse no?) alle Stark Industries e all’HYDRA, le domande continuano a fioccare nella mente di chi guarda la nuova vita dei due, apparentemente incuranti che qualcosa, o forse tutto, intorno a loro non è come sembra. C’è un pizzico, ma anche di più forse, di The Truman Show in tutto questo. Gli indizi di una realtà che si sta sfaldando sono evidenti, alcuni di più, altri molto meno, e l’approccio seriale a un prodotto come questo regalerà sicuramente un valore aggiunto con le puntate a venire in cui aspettiamo importanti risvolti. Per il momento, questi non sembrano essere arrivati. Ma le avvisaglie di qualcosa di sorprendente ci sono.

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Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.




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