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Google rivoluziona la Ricerca con l’IA: per l’editoria digitale potrebbe essere un colpo durissimo

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In un recente report è stato affermato che “Google Search, così come lo conosci, è finito”. Una frase forte, ma terribilmente accurata. Durante una conferenza recente, Google ha svelato una nuova evoluzione della sua piattaforma di ricerca tradizionale basata sull’intelligenza artificiale: non più una semplice lista di link, ma un riquadro di risultati completamente conversazionale, capace di estrarre le informazioni direttamente dai siti che le producono.

Negli ultimi anni molti siti hanno già subito pesanti contraccolpi a causa dei continui cambiamenti degli algoritmi di Google e delle dinamiche SEO. Ma questa novità potrebbe rappresentare il colpo finale, soprattutto per le testate più giovani e indipendenti, ancora impegnate a costruirsi un pubblico.

Non è un’esagerazione dire che questo cambiamento potrebbe segnare la morte del giornalismo digitale.

Secondo quanto riportato da TechCrunch, già dalla prossima settimana Google lancerà una nuova “casella di ricerca intelligente”, destinata a superare i risultati di ricerca a cui gli utenti sono abituati da oltre vent’anni. Si tratta di un’evoluzione dell’attuale sistema, che oggi mostra un box generato dall’AI prima della classica lista di link.

Da martedì prossimo, gli utenti verranno indirizzati verso un’esperienza interattiva interamente alimentata dall’intelligenza artificiale: risultati conversazionali, contenuti più approfonditi e contestualizzati, suggerimenti per domande successive e un’interazione pensata per trattenere le persone più a lungo all’interno di Google.

La nuova Ricerca risponderà a domande, fornirà guide, soddisferà curiosità e distribuirà notizie rilevanti, il tutto tramite AI.

I nuovi “agenti informativi” potranno persino lavorare in modo proattivo, raccogliendo informazioni in base agli interessi dell’utente. In pratica, notizie, aggiornamenti e dati utili potranno essere consegnati dall’intelligenza artificiale prima ancora che l’utente senta il bisogno di cercarli.

Il punto critico è che tutto questo potrà avvenire senza che gli utenti clicchino sui siti degli editori che hanno prodotto quelle informazioni.

Gli agenti informativi arriveranno nel corso dell’estate, mentre le novità AI della Ricerca debutteranno già dalla prossima settimana. Google raccoglierà feedback e perfezionerà la funzione nel tempo. Nessuno di questi concetti è del tutto nuovo, ma la loro evoluzione rischia di portare il giornalismo digitale verso un punto di non ritorno.

Liz Reid, responsabile della Ricerca Google, ha spiegato così il funzionamento del sistema di agenti: un utente potrà impostare un avviso per monitorare movimenti di mercato in un determinato settore, con parametri molto specifici. L’agente elaborerà un piano di monitoraggio, individuerà strumenti e dati necessari — come le informazioni finanziarie in tempo reale di Google — e avviserà l’utente quando le condizioni saranno soddisfatte, fornendo un aggiornamento sintetico con link e informazioni da approfondire.

Applicato al mondo dei videogiochi, il meccanismo è chiaro: un agente potrebbe cercare automaticamente tutti gli aggiornamenti più recenti su un titolo come ARC Raiders. Non appena Embark Studios pubblicherà patch note o comunicazioni social, l’AI potrà raccoglierle, sintetizzarle e consegnarle all’utente in pochi secondi, aggiungendo contesto, analisi e link di approfondimento.

In altre parole, questo sistema rischia di eliminare gran parte del lavoro svolto da una testata indipendente: spiegare gli aggiornamenti, chiarire cosa significano per i giocatori, realizzare guide utili e inserire opinioni nel dibattito del settore.

Il problema è che Google ricaverà queste informazioni proprio dai siti, che continueranno a produrre contenuti, ma senza ricevere in cambio traffico proporzionato.

Ed è esattamente questo il meccanismo che, negli ultimi anni, ha contribuito al crollo di molte realtà editoriali colpite dai cambiamenti legati alla SEO.

Il quadro delineato da TechCrunch contiene dati preoccupanti.

Secondo Google, oltre 2,5 miliardi di utenti al mese utilizzano AI Overviews, la funzione che mostra in cima ai risultati un box con informazioni aggregate dalle fonti più autorevoli. La modalità di ricerca conversazionale, che consente di usare un agente AI per approfondire o modificare le query in tempo reale, conta invece un miliardo di utenti mensili.

Reid ha spiegato che la Ricerca potrà costruire esperienze personalizzate in base alle domande di ogni utente, con layout dinamici, visual interattivi e spazi di lavoro persistenti a cui tornare più volte.

TechCrunch ha sintetizzato il rischio in modo netto: queste modifiche probabilmente ridurranno ulteriormente i referral da Google verso gli editori, già penalizzati dal calo di traffico causato da AI Overviews. Alcune testate dipendenti dalla pubblicità sono già state costrette a chiudere, e ora la situazione potrebbe peggiorare.

A rendere il quadro ancora più difficile è la rapidità con cui questi cambiamenti stanno arrivando, lasciando agli editori pochissimo tempo per adattare strategie e processi.

Come spesso accade, tutto ruota attorno ai costi. Secondo il report, il CEO di Google punta a un modello più efficiente, più rapido e in grado di fornire risultati “a un prezzo inferiore”.

Questa spinta rientra nella strategia di Google per rendere l’AI più accessibile, ma il prezzo per l’editoria potrebbe essere altissimo. Le testate indipendenti come Insider Gaming dipendono in larga misura dal traffico generato da Google. Non è un segreto: è anche il motivo per cui molti siti puntano su guide, contenuti ottimizzati per la SEO e trend di ricerca per sopravvivere.

Se Google finirà per appropriarsi di quei contenuti senza restituire traffico ai siti che li pubblicano, il settore rischia di entrare in una fase ancora più critica di quella vissuta negli ultimi dodici mesi.

Google potrà anche provare a spingere verso il basso gli editori indipendenti. Ma chi fa informazione continuerà a lottare per restare in piedi.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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