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Crimson Desert, due mesi dopo: come Pearl Abyss sta trasformando il suo open world

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A distanza di circa due mesi dal lancio, Crimson Desert è già un gioco molto diverso rispetto a quello arrivato sul mercato il 19 marzo. Non perché Pearl Abyss abbia stravolto la propria visione originale, ma perché il team coreano sta intervenendo con una rapidità sorprendente, su praticamente ogni aspetto dell’esperienza di gioco.

Al day one, Crimson Desert aveva convinto per ambizione, direzione artistica e spettacolarità del combat system, ma allo stesso tempo mostrava diversi limiti strutturali. Alcuni sistemi apparivano acerbi, l’endgame sembrava ancora incompleto e molte soluzioni di “qualità della vita” davano l’impressione di non essere state rifinite a sufficienza.

Problemi piuttosto comuni per un open world di queste dimensioni, soprattutto considerando il livello di complessità tecnica e sistemica raggiunto dal gioco.

Tuttavia nel giro di poche settimane Pearl Abyss ha pubblicato una lunga serie di aggiornamenti che hanno migliorato sensibilmente il ritmo generale dell’esperienza, intervenendo sia sugli aspetti più criticati dalla community, sia su elementi meno evidenti ma fondamentali nel lungo periodo.

Il cambiamento più percepibile riguarda probabilmente il combat system. Al lancio, molti giocatori avevano segnalato problemi legati alla reattività delle combo, alla gestione dell’agganciamento dei bersagli e ad alcune animazioni che rendevano gli scontri più confusi del necessario. Oggi il feeling dei combattimenti è decisamente più fluido, infatti le combo risultano più reattive, la telecamera segue meglio l’azione e anche il movimento generale del protagonista appare più naturale. Sono interventi che, presi singolarmente, potrebbero sembrare marginali, ma che nel complesso cambiano profondamente il modo in cui il gioco viene percepito pad alla mano.

Interessante anche l’approccio adottato dallo studio nei confronti della community. Alcune tecniche di movimento nate quasi accidentalmente tra i giocatori non sono state rimosse, ma integrate all’interno del gameplay perché considerate divertenti e coerenti con il ritmo dell’azione. Una scelta che racconta molto della filosofia con cui Pearl Abyss sta seguendo il progetto.

Anche l’endgame è stato uno dei principali focus delle ultime patch. Nelle prime settimane, infatti, una parte della community aveva evidenziato una certa mancanza di contenuti realmente stimolanti dopo la conclusione della campagna principale. L’esplorazione perdeva rapidamente mordente e mancava una progressione sufficientemente solida per incentivare il completamento delle attività avanzate.

Gli aggiornamenti pubblicati finora hanno iniziato a colmare questo vuoto introducendo nuove sfide, boss rematch, modalità difficoltà aggiuntive e sistemi dinamici che permettono ai nemici di riconquistare alcune aree del mondo di gioco.

La modalità Difficile, in particolare, rappresenta uno degli interventi più riusciti, poichè non si limita ad aumentare statistiche e danni dei nemici, ma modifica concretamente il comportamento dei boss, introducendo pattern differenti e tempistiche più severe per parry e schivate. Un approccio che valorizza la componente action del combat system invece di affidarsi semplicemente a un incremento artificiale della difficoltà.

E proprio quando il gioco sembrava aver raggiunto una certa stabilità, Pearl Abyss ha pubblicato anche la nuova patch 1.06, probabilmente l’aggiornamento più importante arrivato fino ad ora.

La novità più evidente riguarda l’introduzione delle Cavalcature Speciali, un sistema che permette ai giocatori di addomesticare creature selvatiche e trasformarle in cavalcature permanenti. Non si parla soltanto dei classici cavalli: adesso è possibile cavalcare orsi, lupi, tigri, leoni e perfino capre, ognuna con comportamenti e caratteristiche differenti.

È una di quelle aggiunte che, sulla carta, potrebbero sembrare semplicemente bizzarre. In realtà Pearl Abyss sta spingendo sempre di più Crimson Desert verso un’esperienza sandbox, fatta di sistemi dinamici e interazioni emergenti, piuttosto che verso un open world rigidamente guidato.

La patch 1.06 introduce anche un nuovo sistema di estrazione materiali, richiesto a gran voce dai giocatori più avanzati. Fino a poche settimane fa, migliorare equipaggiamenti di alto livello comportava un rischio piuttosto frustrante: gran parte delle risorse investite andava persa in maniera definitiva.

Adesso il gioco consente di recuperare una buona parte dei materiali utilizzati per crafting e upgrade, riducendo notevolmente il senso di punizione legato alla progressione endgame. È un cambiamento meno appariscente rispetto alle nuove cavalcature, ma probabilmente ancora più importante dal punto di vista del bilanciamento generale.

Parallelamente, Pearl Abyss continua a intervenire anche su tutti quegli aspetti meno spettacolari ma essenziali per migliorare la qualità dell’esperienza quotidiana. La gestione dell’inventario, uno degli elementi più criticati al lancio, è stata notevolmente rivista, la sua interfaccia è oggi più leggibile, lo storage è stato ampliato e diverse funzioni dedicate alla gestione rapida degli oggetti rendono il tutto molto meno macchinoso rispetto alle prime settimane.

Anche il sistema di targeting e la telecamera sono stati ulteriormente migliorati con l’ultima patch, insieme a nuove opzioni dedicate alla leggibilità delle aree notturne e a una lunga serie di ottimizzazioni tecniche che stanno rendendo il gioco progressivamente più stabile sia su console sia su PC.

Negli ultimi due mesi Pearl Abyss ha continuato ad arricchire l’open world con una quantità sorprendente di piccoli sistemi sandbox: nuovi pet, miglioramenti agli accampamenti, housing ampliato e interazioni ambientali aggiuntive stanno contribuendo a rendere l’universo di gioco più credibile e organico.

Persino attività apparentemente secondarie hanno iniziato a conquistare una parte della community. Il caso più curioso è quello legato al sistema di birdwatching introdotto con gli ultimi update, che permette ai giocatori di attirare e collezionare specie rare di uccelli all’interno del mondo di gioco.

Naturalmente non tutto è stato risolto. Alcuni problemi tecnici persistono ancora, soprattutto su determinate configurazioni PC, e ci sono aspetti dell’endgame che richiederanno probabilmente ulteriori aggiornamenti nei prossimi mesi. Tuttavia il miglioramento rispetto al lancio è evidente.

Più di ogni altra cosa, però, colpisce la velocità con cui Pearl Abyss sta reagendo ai feedback della community. In un mercato dove spesso i grandi open world vengono supportati con aggiornamenti lenti e conservativi, Crimson Desert sta seguendo una traiettoria molto più dinamica.

Ed è forse proprio questo il motivo per cui, a distanza di appena due mesi, la percezione attorno al gioco sta cambiando così rapidamente. Al lancio sembrava un progetto enorme ma ancora irrisolto. Oggi, invece, dà l’impressione di essere un titolo che sta finalmente iniziando a trovare la propria identità.

Scritto da
Matteo "bovo88" Bovolenta

Appassionato di videogiochi e console di ogni tipo, tecnologia ed informatica. Amante dei manga ed anime giapponesi, e della cultura nipponica in generale. Ha iniziato a videogiocare molto giovane prima con SNES e Game Boy, per poi passare a PlayStation. Da allora ogni genere di gioco lo ha sempre affascinato. Gli piace informarsi e tenere informati su questo fantastico mondo virtuale.

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