Nel panorama dell’horror contemporaneo il nome Blumhouse Productions è ormai sinonimo di film a medio budget capaci però di lasciare il segno. Dopo aver dominato per anni il cinema di genere, nel 2023 la compagnia ha deciso di entrare anche nel mondo videoludico con la neonata divisione Blumhouse Games. Il primo esperimento, Fear the Spotlight, era un survival horror dichiaratamente nostalgico, più vicino ai capitoli classici di Resident Evil e Silent Hill. Con Crisol: Theater of Idols, invece, il passo è decisamente più ambizioso: non solo cambia l’impostazione, ma cambia anche la filosofia.
Qui non si parla più di un horror puramente lento e metodico; il titolo sviluppato da Vermila Studios abbraccia un’impostazione più dinamica, collocandosi a metà strada tra uno sparatutto e un survival horror moderno. Le influenze sono evidenti: da un lato l’azione e il ritmo di Resident Evil 4, dall’altro l’atmosfera e il world-building di BioShock. Il risultato è un gioco che non punta a rivoluzionare il genere, ma a ricreare un tipo di esperienza quasi scomparsa, ossia quella dei videogiochi compatti, autoconclusivi, divertenti da affrontare nell’arco di pochi giorni.
È proprio questo il fascino principale di Crisol: Theater of Idols, il non voler essere un colossal da cento ore, bensì un’avventura horror intensa, diretta e ricca di personalità.
Sarà riuscita l’impresa? Scopriamolo insieme nella nostra recensione!
Versione provata: PlayStation 5
Praise the Sun
Il protagonista dell’avventura è Gabriel, un fanatico devoto al culto del Sole in una versione alternativa della Spagna. Egli viene inviato in missione sull’isola di Tormentosa, un luogo isolato e inquietante in cui la popolazione ha abbandonato la venerazione celeste per adorare il mare come divinità suprema. Già dalle prime ore si percepisce che l’isola non è semplicemente, ma addirittura blasfema rispetto alla fede del protagonista.
L’ambientazione è costruita con grande attenzione. Architetture religiose, simboli nautici, propaganda e rituali creano un contrasto continuo tra due credenze opposte. Dove normalmente troveremmo croci o simboli cristiani, qui dominano ancore e riferimenti marittimi. Il mondo di gioco racconta la sua storia senza bisogno di lunghi dialoghi, ma demandando il tutto a manifesti, edifici, oggetti e documenti, che descrivono una comunità completamente plasmata dal culto del Mare.
La missione di Gabriel è apparentemente semplice: eliminare il Signore del Mare e i suoi quattro eredi, ognuno padrone di una regione dell’isola. La narrazione non punta tanto sui colpi di scena (in larga parte prevedibili) quanto sull’atmosfera. Più che una trama intricata, Crisol offre un contesto ricco di suggestioni religiose, fanatismo e decadenza.
A completare il quadro vi è la presenza di determinati poteri in dote al protagonista: questo può difatti assorbire energia vitale da carcasse animali e percepire memorie del passato. Tali elementi non solo arricchiscono il gameplay, ma rafforzano l’idea di un guerriero scelto, quasi un inquisitore mistico inviato in territorio nemico. Non è una storia profondissima, ma funziona perfettamente come pretesto per esplorare luoghi bizzarri e combattere creature sacrileghe.
Ferisce più il sangue della spada
Il cuore dell’esperienza è il combattimento, ed è qui che il gioco trova la sua identità. I nemici principali sono statue religiose animate, come figure di santi, cherubini e icone sacre trasformate in assassini armati di coltelli, balestre e forconi. L’incontro iniziale è destabilizzante; non sono semplici bersagli, ma creature resistenti, aggressive e imprevedibili.
Il sistema di combattimento ricorda senza troppi fronzoli Resident Evil, in quanto non basta sparare a caso per avere la meglio sugli avversari, bensì è richiesta accuratezza e strategia. La vera trovata, però, è il sistema di munizioni. Le armi non utilizzano proiettili tradizionali, bensì funzionano grazie al sangue di Gabriel. Per ricaricare bisogna ferirsi volontariamente, sacrificando salute. Questo meccanismo unisce due risorse tipiche dei survival horror (vita e munizioni) trasformandole in una sola. Ogni combattimento diventa quindi una scelta da ponderare, in quanto bisogna valutare se vale la pena combattere o scappare.
Una parte rilevante è poi quella dedicata all’esplorazione. L’isola è infatti suddivisa in aree interconnesse e relativamente lineari, nelle quali si trovano chiavi, oggetti e denaro da spendere presso un mercante, evidente omaggio ad un certo personaggio di Resident Evil 4. Le armi possono essere ovviamente potenziate in modo da ottenere anche abilità utili, creando un senso di progressione soddisfacente.
Sono presenti anche enigmi ambientali ben calibrati, quindi non troppo facili, ma nemmeno frustranti. L’unico vero difetto riguarda il level design, a tratti troppo dispersivo, con corridoi simili tra loro e qualche momento in cui è facile perdersi. Poco riuscito anche il nemico “stalker”, una gigantesca figura che dovrebbe inseguire costantemente il giocatore. L’idea ricorda Nemesis o Mr. X, ma nella pratica basta nascondersi o correre via per annullare completamente il pericolo e la sensazione di tensione.
Comparto tecnico e artistico
Visivamente Crisol: Theater of Idols è affascinante. L’estetica richiama BioShock, ma filtrata attraverso un gusto europeo e barocco. Canali, cattedrali, quartieri decadenti, miniere e prigioni sotterranee creano scenari vari e ricchi di atmosfera. Il forte richiamo alla cultura spagnola, come corride, flamenco, cucina locale, rende il mondo credibile e riconoscibile.
Il design dei nemici è fortunatamente uno dei punti più alti: statue di legno, creature di vetro colorato che si moltiplicano quando si rompono, esseri dipinti che emergono dai quadri. Ogni tipologia non è solo estetica, ma influenza anche il modo di combattere.
Dal punto di vista tecnico, però, emergono alcune imperfezioni. Cali di frame occasionali, animazioni rigide e bug sporadici (come il clipping negli ascensori). Anche alcune sequenze narrative via radio risultano fastidiose, in quanto rallentano il movimento del personaggio impedendo di interagire con l’ambiente.
La durata complessiva si aggira infine sulle 8-12 ore, quindi un tempo ideale che evita di diluire l’esperienza. Ed è proprio questo il pregio principale del gioco. Non è un blockbuster mastodontico, ma un’avventura compatta, intensa e stilisticamente originale.

Riassunto
Riassunto
Crisol: Theater of Idols non è un survival horror perfetto, ma è uno dei più interessanti degli ultimi anni. Ha idee brillanti, un sistema di combattimento originale e un’ambientazione memorabile. I difetti tecnici e alcune meccaniche poco rifinite impediscono l’eccellenza assoluta, ma l’esperienza resta solida e divertente. Un ritorno riuscito a quel tipo di videogiochi che si completano in poche ore e si ricordano maggiormente.
Pro
Gameplay divertente nelle meccaniche Esteticamente pregevoleContro
Trama debole Tecnicamente non eccelso Level design in alcuni frangenti poco riuscito- Valutazione7.3



Scrivi un commento