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Garfield: Escape from Monday | Recensione

80

Se siete amanti dei platform, questa volta tocca a Garfield fare il suo ritorno in un’avventura 3D dal titolo Escape from Monday – con doppio significato, come presto vedrete. Il gioco di Microids è a un passo dal giungere sui nostri sistemi, e abbiamo avuto la possibilità di giocarlo in anteprima. Ecco la nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 5

Odio i lunedì

Garfield: Escape from Monday si presenta al pubblico come un’avventura platform che fa della leggerezza e della semplicità, in tutti i sensi, i suoi punti di forza principali.

La premessa narrativa è perfettamente in linea con lo spirito del famoso gatto arancione creato da Jim Davis. Dopo aver divorato una leggendaria Super Lasagna, Garfield finisce per essere letteralmente risucchiato dal proprio televisore. Il nostro pigro protagonista viene così catapultato all’interno di un bizzarro mondo onirico, nato proprio dal suo stomaco appesantito. Tra ciambelle gigantesche, grattacieli che ricordano immensi tiragraffi e paesaggi surreali, Garfield deve affrontare lo Chef Monday. Questo singolare cuoco, prima di lasciarlo svegliare, pretende che il felino testi nuove ed esotiche combinazioni di sapori – tradotto: deve superare una serie di livelli fino ad arrivare al suo cospetto.

Dal punto di vista visivo, il titolo cattura subito l’attenzione grazie a uno stile grafico in cel shading davvero coloratissimo. L’estetica cartoon funziona egregiamente nel restituire l’atmosfera dei fumetti originali, regalandoci immagini vivaci e immediatamente riconoscibili.

Purtroppo, a questo buon impatto iniziale non corrisponde una pari cura sul fronte tecnico. La direzione artistica risente infatti di un’eccessiva appiattimento generale, dovuta a modelli e texture che tendono a ripetersi fin troppo spesso – i livelli sono parecchi, ma sembrano sempre tutti uguali. Inoltre, il gioco soffre di vistose incertezze strutturali, tra cui compenetrazioni ambientali molto fastidiose che in alcuni casi costringono a riavviare il livello da capo. Non mancano nemmeno problemi con i trigger che azionano eventi o piattaforme, posizionati in modo impreciso e capaci di disorientare il giocatore.

Un viaggio da sogno… forse

Il viaggio di Garfield si snoda attraverso tre mondi principali, ognuno caratterizzato da un cibo a tema che ne influenza l’aspetto visivo e la tipologia di ostacoli presenti. L’offerta di contenuti sembra a prima vista imponente, considerata la presenza di numerosi livelli primari e di vari stage secondari. Tuttavia, la quantità va a discapito della qualità.

Il level design risulta estremamente elementare e poco ispirato, rendendo l’esperienza alla lunga piuttosto monotona. Non neghiamo che avremmo preferito un gioco molto più corto, ma meglio strutturato, magari con qualche guizzo creativo che qui manca proprio. Sarebbe stato indubbiamente preferibile un numero minore di scenari, ma realizzati con maggiore creatività e varietà. Per i completisti esiste comunque la modalità Sfida a tempo, utile per allungare la durata complessiva ma incapace di sollevare le sorti di un’architettura di gioco fin troppo semplice.

La struttura dei livelli è spiccatamente lineare e la curva di apprendimento si attesta su valori davvero minimi. Il livello di difficoltà è estremamente basso, tanto che il classico concetto di game over è del tutto assente: è raro perdere uno dei tre punti vitali, figurarsi tutti. Gli ostacoli posti sul percorso si superano senza particolari sforzi e anche i nemici non rappresentano mai una reale minaccia. Gli avversari, poi, si riducono sostanzialmente a sole due o tre tipologie basilari, riproposte nei diversi mondi con semplici modifiche estetiche e dotate di un unico attacco prevedibile. Questa scelta rende l’avanzamento molto fluido, ma rischia di annoiare rapidamente chiunque cerchi un minimo di sfida.

Garfield hawaiiano è uno dei costumi che donano poteri particolari

Per spezzare la routine dell’esplorazione, gli sviluppatori hanno inserito una serie di elementi collezionabili e di costumi speciali. In ogni stage possiamo trovare varie lasagne nascoste (il numero è variabile), posizionate in angoli segreti o sbloccabili tramite brevi prove a cronometro. A queste si aggiunge il Ghiottometro, un indicatore che si riempie raccogliendo formaggi, dolci e altri oggetti sparsi lungo il cammino, proponendo una dinamica molto simile a quella delle classiche monete di Super Mario.

Ad arricchire parzialmente il gameplay intervengono anche abilità uniche legate a specifici travestimenti. Indossando il costume da tacchino, ad esempio, Garfield acquisisce un’agilità maggiore durante le fasi aeree. Il costume hawaiiano con tavola da surf permette invece di sfrecciare ad alta velocità sulle superfici d’acqua, azzerando completamente il rischio di subire danni.

Nel complesso, Garfield: Escape from Monday rimane una produzione rivolta a un pubblico molto, molto piccolo, ma è un peccato che tutto sia stato preso con così tanta semplicità. Il fascino del personaggio e il bell’impatto visivo garantito dal cel shading non bastano a nascondere le evidenti lacune di un platform fin troppo piatto e minato da troppe imperfezioni tecniche. Si tratta di un titolo che potrebbe divertire i più piccoli o i fan sfegatati del gatto amante delle lasagne, ma che non riesce a conquistare chi cerca un’avventura strutturata e appagante.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

6.5
Review Overview
Riassunto

Garfield: Escape from Monday rimane una produzione rivolta a un pubblico molto, molto piccolo, ma è un peccato che tutto sia stato preso con così tanta semplicità. Il fascino del personaggio e il bell'impatto visivo garantito dal cel shading non bastano a nascondere le evidenti lacune di un platform fin troppo piatto e minato da troppe imperfezioni tecniche. Si tratta di un titolo che potrebbe divertire i più piccoli o i fan sfegatati del gatto amante delle lasagne, ma che non riesce a conquistare chi cerca un'avventura strutturata e appagante.

Pro
Tantissimi livelli... Perfetto per i più piccoli...
Contro
... che sembrano tutti uguali ... ma solo per loro
  • Giudizio complessivo6.5
Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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