Non è facile scrivere il preambolo di questa recensione: Xbox vive un momento estremamente particolare della sua storia – come tutto il mercato, d’altronde, nella community serpeggia del malcontento difficile da non citare e i più recenti progetti della Casa di Redmond non sono stati successi indimenticabili.
Oltre a questo, il franchise di Gears ha faticato a “rinascere” ed imporsi, nonostante un quinto capitolo che personalmente ho apprezzato moltissimo, ma parliamo ormai di un gioco del 2019. Ecco quindi lo scenario in cui arriva sul mercato Gears of War E-Day, sviluppato sempre da The Coalition ma con l’aiuto di People Can Fly, e pensato come una esclusiva Xbox.
Prequel della serie, racconta gli eventi del famoso E-Day, giorno in cui le Locuste emergono dalle viscere del sottosuolo per mettere a ferro fuoco l’umanità; è qui che “faremo la conoscenza” dei Gears, Marcus e Dom, ma anche di volti nuovi che arricchiscono la lore della saga.
L’ambizione dello studio e del publisher è quella di ri-catturare l’essenza del capitolo originale del 2006, portando al contempo una ventata di aria fresca. Come? Rifacendo da capo il motore di gioco, passando ad Unreal 5 e riscrivendo da capo il codice, e modificando un po’ il game design infarcendolo di elementi popolari ma idealmente ben contestualizzati.
Vi avevo già parlato di Gears of War E-Day nell’anteprima dedicata ad un paio di Atti della campagna: qui invece ve la racconto tutta, cosa funziona e cosa no; cosa si potrebbe migliorare e cosa invece mi ha lasciato a bocca aperta. Una cosa però la voglio dire subito: dopo ⅘ ore di gioco mi sono chiesto “ma è davvero così bello o la nostalgia mi sta condizionando?”.
Ecco, Gears E-Day è una di quelle esperienze che sin dalle prime ore colpisce fortissimo, stupisce e poi trova un suo ritmo e una sua dimensione impossibili da non apprezzare. Ma parliamone con più calma.
Versione provata: Xbox Series X
Il Giorno dell’Emersione
È innegabile che le prime ore di gioco, di qualsiasi gioco, siano fondamentali. Devono fare tante cose: catturare l’attenzione, dare un’idea di cosa il prodotto ha da offrire, e fare una promessa al giocatore, “stai con me, e non te ne pentirai”. Il primo atto di Gears of War E-Day, in questo senso, è semplicemente straordinario.
Tutto inizia nei tentacolari vicoli urbani di Kalona, città che ospiterà gli eventi del gioco, e ci farà vivere in prima persona il Giorno dell’Emersione. In un apparente clima di pace, le Locuste emergono dal sottosuolo per uccidere e smembrare ogni umano che si troverà sul loro percorso. I nostri protagonisti in questo momento storico del franchise non sanno cosa hanno di fronte; per questo E-Day struttura questa prima manciata di ore come una sorta di horror, piuttosto lineare, utile a dare un tono molto serio e chiaro al gioco in se.
Ad un certo punto vi sembrerà quasi di giocare a Resident Evil, e non sto scherzando: la tensione, la direzione artistica e la costruzione dell’atmosfera sono evidentemente orientate nell’inquietare il giocatore e trasmettere un senso di pericolo costante, unito ad un disorientamento generale in quanto si stanno tutti chiedendo “cosa diavolo stia succedendo”.
Davvero non trovo altre parole per descrivere l’apertura del nuovo titolo Xbox, se non sensazionale. Soprattutto se pensiamo a cosa era stato Gears fino a quel momento. Dimostrazione del fatto che si, con volontà e giusta dose di creatività, anche i franchise più storici possono avere qualcosa di nuovo da dire.
A caccia di Locuste
Il gioco successivamente continua a mostrare i muscoli, e si riempie di tante cose nuove. In primis voglio assolutamente citare il comparto tecnico: incredibile, un picco in questa generazione tanto è vero che alle volte viene da chiedersi come sia possibile avere questo risultato finale su un hardware da salotto. Il lavoro artigianale di ottimizzazione su Unreal Engine 5 setta nuovi standard per il contemporaneo: il gioco non perde un frame, è illuminato in modo esemplare e le animazioni (tutte nuove, create da zero) sono sensazionali. Il risultato finale è un quadro esteticamente mozzafiato e che si muove ancora meglio, giocare ad E-Day è quasi una droga e il primo elemento da citare è senza dubbio il colpo d’occhio.
Dopodiché si entra nel vivo: vi avevo già parlato di come il nuovo sistema di animazione e gameplay modifica pesantemente l’incedere degli scontri e l’approccio agli stessi, ma ora vorrei andare più nel dettaglio.
Rispetto al passato, Gears of War E-Day si sviluppa anche molto in verticale, grazie alla nuova abilità del protagonista di saltare e scalare. Sulla base di questa nuova opzione, i team di sviluppo hanno rivisto il level design e anche il comportamento dei nemici. Ora le Locuste si distribuiranno meglio sul campo di battaglia e a seconda delle armi in vostro possesso sarete chiamati a studiare bene ogni singolo mossa, soprattutto ai livello di difficoltà più alti. Questo è un cambio di paradigma importante qualora siate fan storici della serie, e una mossa più accomodante invece verso nuovi potenziali giocatori che useranno E-Day come punto di ingresso.
A questo si aggiunge un set di armi ampliato, e la possibilità (FINALMENTE!) di lavorare un minimo sulla crescita del personaggio. Non tanto per quanto riguarda le statistiche, quando più di loadout: in Gears of War E -Day infatti le armi si possono modificare grazie a perk specifici che sbloccheremo grazie alle varie attività dell’open world (ci arrivo fra poco), assieme ad un equipaggiamento “speciale” e alcune caratteristiche della corazza. Insomma non è solo più una questione di spara, cambia arma, spara etc, ma si aggiunge un livello di personalizzazione estremamente gradevole e assolutamente necessario.
Open world, dicevamo. Ebbene, in Gears E-Day ci si muove liberamente per le strade di Kalona, una cosiddetta “open map” dove, oltre alla quest principale, si possono fare tante altre cose. Obiettivi secondari, raccolta di collezionabili e casse speciali – tutte queste “side quest” daranno come ricompensa oggetti o slot di personalizzazione per il vostro loadout o equipaggiamento.
Ho trovato particolarmente azzeccata e piacevole la formula, che ben si adatta al sistema di movimento del gioco e più in generale alla sua anima di shooter arcade in terza persona. Al tempo stesso, l’esplorazione è veramente guidata al centimetro (ogni qual volta vi avvicinate ad un obiettivo secondario, questo compare sulla mappa all’istante) uccidendo un po’ il senso di scoperta e la voglia di perdersi e scoprire cose nuove. Ovviamente si tratta di un primo passo verso questa direzione e in più capisco la scelta volta probabilmente a mantenere intatta l’esperienza cuore del gioco – lo shooting. Si poteva fare comunque qualcosa di più.
Uno sguardo al futuro
Anche il modo in cui la storia di Gears of War E-Day è raccontata merita una menzione di merita. Matura, approfondita, riesce a scavare in profondità di personaggi che già conoscevamo e a presentarci al contempo altri, interessanti e sfaccettati. Molto affascinante anche il racconto della città e dei suoi abitanti, nonché della squadra speciale Gears che vive di lotte interne ed impare a conoscere il suo nemico un headshot alla volta.
Quello che mi stuzzica di più e forse cercare di capire, o quantomeno provare a farlo, da che parte andrà la serie dopo questo nuovo capitolo. E chiaro che il gioco funzioni e sarà accolto positivamente dal pubblico – e soprattutto dalla community hardcore del franchise. Essere tornati al Giorno dell’Emersione e molto furbo per prendersi il giusto spazio nel tentare di fare qualcosa di nuovo, ma arrivati ai titoli di coda viene subito naturale chiedersi “what’s next?”. Lo scopriremo probabilmente non prima di due o tre anni.
Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher

Verdetto
Riassunto
Gears of War E-Day riesce esattamente in quello che si era prefissato: riportare in vita un franchise storico senza tradirne l'anima, ma dandogli qualcosa di nuovo da dire. Lo fa con un primo atto che colpisce come un pugno, un comparto tecnico che fissa nuovi standard per la generazione e un gameplay finalmente più profondo tra verticalità e personalizzazione del loadout. Gli unici veri nei stanno in un open world ancora acerbo e in un'esplorazione troppo guidata, che smorzano il senso di scoperta ma non intaccano il cuore pulsante dell'esperienza. Il risultato è un gioco solidissimo, che accontenterà la community hardcore e spalancherà la porta ai nuovi arrivati; la sensazione, arrivati ai titoli di coda, è che The Coalition e People Can Fly abbiano ricostruito basi eccellenti su cui ripartire. Resta solo da capire dove vorrà andare la serie da qui in avanti - e per scoprirlo, con tutta probabilità, serviranno ancora due/tre d'anni.
Pro
Primo capitolo sensazionale Comparto tecnico da picco generazionale Gameplay, animazioni e game design finalmente rinnovatoContro
Esplorazione guidata al centimetro, senso di scoperta sacrificato Open world ancora acerbo, poteva osare di più- Giudizio complessivo9




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