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God of War: Sons of Sparta | Recensione

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Nello State of Play di giovedì 12 febbraio, Sony ha dedicato la parte finale dello show a Santa Monica, che ha scelto di presentare al mondo due progetti dedicati a God of War. Il primo è rappresentato dal remake dei primi tre capitoli (ancora in fase embrionale), mentre il secondo ha riguardato l’annuncio — e l’immediato rilascio — di God of War: Sons of Sparta, un prequel metroidvania in pixel art.

Quest’ultimo propone una versione di Kratos decisamente diversa da quella a cui siamo abituati. Non è ancora il guerriero scolpito e furioso che domina la saga principale, ma un ragazzo alle prime armi, inserito in un’avventura che tenta di preservare l’identità mitologica della serie pur cambiando struttura e tono. La software house responsabile del progetto, ossia Mega Cat Studios, ha tuttavia mantenuto alcuni pilastri identitari utili per evocare l’atmosfera di God of War: violenza, mitologia greca, esplorazione e un sistema di combattimento basato su abilità e tempismo.

Sarà quindi riuscita questa inaspettata produzione a sostenere il peso dell’IP? Scopriamolo insieme all’interno della nostra recensione!

Versione provata: PlayStation 5

Il racconto di due fratelli

Partiamo da un presupposto fondamentale: la scelta di raccontare le vicende di un giovane Kratos è interessante e, per certi versi, giustificata. In Sons of Sparta, lui e Deimos hanno infatti appena ottenuto il diritto spartano di lasciare la città per dimostrare il proprio valore. Le poste in gioco sono molto più contenute rispetto agli eventi apocalittici dei capitoli principali; niente dèi da abbattere o mondi da salvare, ma piuttosto una vicenda dal tono quasi avventuroso e adolescenziale.

Il carattere dei due fratelli è ben definito. Kratos appare già ossessionato dalle regole spartane, quasi pedante, ma allo stesso tempo capace di piegarle a proprio vantaggio per giustificare qualsiasi azione. Deimos invece è impulsivo, emotivo e pronto a seguire l’istinto, spesso allontanandosi per inseguire ciò che ritiene giusto; scelta narrativa che fornisce un pretesto per lunghe fasi esplorative in solitaria prima delle reunion nelle cutscene.

La missione iniziale, ad esempio, li porta a inseguire tracce di pelliccia nelle fogne alla ricerca di uno studente spartano scomparso. È una premessa molto diversa dal tono epico della saga, quasi da racconto investigativo giovanile, ma non per questo inefficace. Anzi, sotto il profilo narrativo il lavoro dello studio americano funziona, in quanto umanizza Kratos e costruisce un rapporto più credibile tra i due fratelli. Il risultato è un racconto più intimo, meno spettacolare ma potenzialmente interessante per chi desidera approfondire il passato del personaggio.

Per la gloria di Sparta

Il vero elemento di rottura di Sons of Sparta è il passaggio al 2D con struttura metroidvania. La scelta, inizialmente spiazzante per una serie abituata alla spettacolarità tridimensionale, funziona tutto sommato bene. L’esplorazione della Laconia, una grande mappa interconnessa con percorsi multipli, è il fulcro dell’esperienza. Proseguendo nell’avventura si sbloccano infatti nuove aree ottenendo strumenti, abilità e chiavi ambientali, tornando spesso sui propri passi in un classico ciclo di avanzamento.

Kratos combatte con l’equipaggiamento spartano di base, rappresentato da lancia e scudo. Apparentemente semplice, il sistema si arricchisce grazie a potenziamenti elementali, modificatori e abilità speciali. Durante la storia si sbloccano armi secondarie ottenute nei templi degli dèi dell’Olimpo, che introducono varietà sia nelle lotte sia nella risoluzione degli enigmi ambientali.

L’albero delle abilità contribuisce a dare profondità alla crescita del personaggio, offrendo la possibilità di apprendere attacchi caricati, contrattacchi e nuove tecniche difensive che trasformano gradualmente il sistema offensivo. I nemici spesso “comunicano” le loro intenzioni tramite indicatori cromatici, costringendo il giocatore a leggere costantemente il campo di battaglia. È un sistema che all’inizio appare parecchio confusionario, ma che successivamente assume una veste tattica, soprattutto nelle fasi avanzate. Tuttavia, sopraggiunge dopo qualche tempo (i titoli di coda possono essere raggiunti in una decina di ore) una certa monotonia, data principalmente dal fatto che il ventaglio delle mosse non è poi così ampio.

Accanto al combattimento, i puzzle ambientali occupano una parte significativa del ritmo. Come il genere insegna, leve, meccanismi, percorsi verticali e oggetti da lanciare spezzano l’azione e mantengono viva la componente esplorativa, con i falò/checkpoint — utili per salvare e migliorare il proprio equipaggiamento — a completare il quadro delle meccaniche.

Nonostante le buone idee, emerge però un limite: l’esperienza resta sempre contenuta. I boss sono relativamente pochi e la spettacolarità tipica della serie viene inevitabilmente ridimensionata. Volendo quindi valutare il prodotto come un metroidvania, Sons of Sparta resta piuttosto conservativo, in quanto fa tutto correttamente, ma senza sorprendere. L’esperienza di Mega Cat Studios appare difatti più un’introduzione al genere per nuovi giocatori che una pietra miliare per gli appassionati, che possono trovare facilmente opere più stratificate.

Occhi e orecchie

Il comparto tecnico e artistico riflette chiaramente la natura della produzione. Sul fronte sonoro spicca il ritorno dello storico doppiatore di Kratos, capace di dare profondità al racconto grazie ai dialoghi con Calliope. Le interpretazioni principali sono convincenti e aiutano la componente emotiva, mentre i personaggi secondari risultano meno curati, con qualche incertezza nella pronuncia e una direzione del doppiaggio non sempre omogenea. La colonna sonora accompagna bene l’azione senza rubare la scena grazie a cori, percussioni e temi epici che costruiscono atmosfera più che spettacolo. Gli effetti sonori sono invece efficaci e contribuiscono a dare peso agli scontri.

Visivamente il gioco adotta una grafica 2D a sprite. Le animazioni dei personaggi sono fluide e leggibili durante il combattimento, anche se lasciano parecchio a desiderare durante i dialoghi, limitandosi a poche e ripetitive movenze. Tuttavia, queste contrastano con fondali statici costruiti in stile pittorico. Ne deriva un lato elegante ma anche uno incoerente, in quanto sprite pixelati e scenari quasi illustrati sembrano appartenere a due produzioni diverse, risultando per questo poco armonico nella visione d’insieme.

Dal punto di vista delle prestazioni, il titolo è stabile, grazie a un frame rate costante, all’assenza di bug e a caricamenti rapidi. Il supporto alle funzionalità aptiche del DualSense è ben implementato, ma nel complesso l’hardware di PlayStation 5 è sfruttato solo parzialmente. Risulta fin sa subito evidente il fatto che il gioco avrebbe funzionato senza problemi anche su piattaforme meno potenti.

In definitiva, il comparto tecnico è solido ma poco ambizioso. Funziona, non disturba e accompagna bene l’esperienza, ma non rappresenta mai un punto di eccellenza come ci si potrebbe aspettare da un franchise di questo calibro. L’impressione è infatti quella di un progetto pensato come ponte tra capitoli maggiori, più che una vera nuova evoluzione creativa della serie.

7.4
Riassunto
Riassunto

God of War: Sons of Sparta è un titolo che va analizzato sotto due punti di vista: come esponente della serie e come metroidvania. Se per il primo l'esperienza di Mega Cat Studios è interessante dal punto di vista narrativo, per quanto concerne il secondo l'opera di Santa Monica in 2D non riesce a raggiungere i picchi artistici e concettuali di altre note pietre miliari. Ne deriva che il prodotto è consigliato a coloro che sono amanti del franchise e che non ricercano un metroidvania profondo e innovativo.

Pro
Gameplay fluido... Narrativamente interessante Accessibile e personalizzabile
Contro
...ma i combattimenti risultano monotoni alla lunga Artisticamente altalenante Niente che non si sia già visto altrove
  • Valutazione7.4
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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