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Il guerriero marchiato: chi è Deimos, il fratello di Kratos | Speciale God of War

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Nei videogiochi, per qualche motivo, alcuni personaggi riescono a lasciare un segno pur comparendo solo brevemente. Capita anche nel cinema, a volte: il mito di Boba Fett, cacciatore di taglie dell’universo di Star Wars, nasce da poche ma essenziali inquadrature di un personaggio perennemente in silenzio e misterioso, ma che proprio per questo riuscì a lasciare il segno.

Anche nella saga brutale e mitologica di God of War, quella che da oltre 20 anni ci delizia e che ha sempre visto il Fantasma di Sparta al centro di essa, esiste una figura che incarna questa eccezione: Deimos, il fratello di sangue di Kratos. 

Ignorato per anni, cancellato dai ricordi, Deimos divenne grazie a God of War: Ghost of Sparta un perno importante non tanto della macro-narrazione della saga, quanto della vita dello spartano. In qualche modo, Deimos è il motore silenzioso dietro molti dei tormenti e delle furie che agitano il Fantasma di Sparta. Ma in che modo un personaggio apparentemente così marginale ha finito col segnare il destino degli dèi? Ve lo raccontiamo qui, in occasione dell’arrivo a sorpresa del prequel God of War: Sons of Sparta.

Il fratello perduto: le origini di Deimos

La storia di Deimos ha radici profonde nell’infanzia di Kratos. I due sono figli di Callisto, una spartana, e di Zeus, sovrano dell’Olimpo, che amava dilettarsi con donne mortali per spargere il divino seme. Entrambi crescono a Sparta, seguendo l’addestramento militare tipico del loro popolo, diventando potentissimi e temutissimi guerrieri. Ma qualcosa si insinua presto nel loro destino: una profezia, temuta persino dagli dèi dell’Olimpo, che parla della caduta degli dèi per mano di un “guerriero marchiato”.

Deimos, unico dei due fratelli a portare un segno distintivo — una voglia rossa simile a una fiamma sull’occhio destro — attira così l’attenzione degli dèi. Ares, il dio della guerra, e Atena, in una mossa preventiva e codarda, invadono Sparta e rapiscono il bambino, sotto gli occhi terrorizzati di Kratos. È il primo trauma nella vita del futuro Fantasma di Sparta, la cui esistenza, come ben sappiamo, sarà caratterizzata da tanti momenti difficili. 

Da quel giorno, Deimos scompare. Tutti credono che sia morto. Kratos, però, non lo dimenticherà mai.

Ritrovarsi

Arriviamo così agli eventi di God of War: Ghost of Sparta, spin-off del 2010 per PSP e considerato tra i migliori giochi mai partoriti per la console portatile di Sony. Il gioco si colloca narrativamente tra God of War e God of War II, e pur essendo uno spin-off è fondamentale per colmare le lacune nella storia personale di Kratos.

Nel corso del gioco, Kratos, da poco asceso all’Olimpo e divenuto il Dio della Guerra dopo aver spodestato Ares, è tormentato da visioni: sua madre Callisto, suo fratello, il passato che torna a galla. La sete di vendetta non è più rivolta solo agli dèi, ma anche al dolore che proviene dalla sua stessa famiglia, e che ancora lo tormenta. Deciso a scoprire la verità, Kratos intraprende così un viaggio che lo porta nel Tempio di Thanatos, il dio della morte, dove scopre che Deimos è vivo, prigioniero da anni nelle profondità del regno della morte.

L’incontro tra i due è potente, emotivo, ma anche tragico. Deimos, cresciuto nell’odio e nel tormento, crede che Kratos lo abbia abbandonato. La prigionia lo ha trasformato in un guerriero duro, arrabbiato, pronto a combattere anche il proprio fratello. Lo scontro tra Kratos e Deimos è inevitabile, ma è solo dopo questo confronto, come nelle più grandi storie, che i due ritrovano il legame perduto, alleandosi insieme contro Thanatos.

Il loro ultimo combattimento insieme è epico: due fratelli spartani contro il dio della morte. È un momento che unisce pathos e potenza narrativa. Ma anche qui, la tragedia è in agguato: Thanatos uccide Deimos, scatenando in Kratos una furia che lo porta a distruggere il dio e giurare vendetta eterna contro l’Olimpo.

La morte di Deimos è uno spartiacque: da quel momento in poi, Kratos è definitivamente spezzato. Non c’è più nulla da salvare, solo da distruggere. Lo stesso Kratos è la morte, ed è proprio grazie a questo evento che il Fantasma di Sparta sarà in grado di fermare chiunque gli si pari davanti. Persino Zeus.

Senza Deimos, non c’è Kratos

Deimos non è solo un personaggio secondario. È, insieme alla figlia di Kratos, il catalizzatore emotivo della saga.

La rabbia di Kratos non nasce solo dal tradimento di Ares o dalla distruzione della sua famiglia. La vera origine del suo odio, o comunque buona parte di esso, è nel momento in cui perde Deimos. In quel giorno, nasce un guerriero divorato dal senso di colpa e dall’impotenza, sentimenti forse ancor più devastanti del tradimento ordito da Ares contro di lui anni prima, che lo costrinse con l’inganno a uccidere brutalmente la moglie Lysandra e la figlia Calliope. Il tatuaggio rosso che Kratos porta sul volto e sul corpo è una replica del marchio di nascita del fratello: un segno indelebile del legame tra i due. Ogni goccia di sangue versata da Kratos ha il nome di Deimos.

La sua morte in Ghost of Sparta non è solo la fine di un personaggio, ma la consacrazione della tragedia su cui l’intera saga si fonda. È la perdita definitiva che rende Kratos il distruttore di mondi, colui che sfiderà l’intero Olimpo non per giustizia, ma per vendetta personale e familiare.

Deimos è uno dei personaggi più tragici e meno celebrati della serie. La sua breve apparizione ha però un peso enorme nel dare profondità emotiva alla furia di Kratos: se egli è il simbolo della rabbia, Deimos è l’origine della sua umanità perduta. Molti si aspettavano di rivederlo anche solo come apparizione nel corso della saga norrena, come in effetti è accaduto a Zeus nel corso di God of War del 2018. Così non è stato, eppure la sua figura è ancora molto ingombrante nel passato di Kratos, a tal punto da condizionarlo, forse, ancora oggi. Se oggi, con Atreus, è un padre più riflessivo e introspettivo, parte di questa nuova indole potrebbe essere letta proprio come un riflesso della perdita del fratello. Kratos non vuole perdere Atreus col rischio di sentirsi impotente. Impotente proprio come quando la morte arrivò a prendere l’amato Deimos. 

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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