Home Videogiochi Speciali Ma voi sentite davvero tutto questo bisogno di next-gen nel 2027?

Ma voi sentite davvero tutto questo bisogno di next-gen nel 2027?

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Tra prezzi fuori controllo, crisi dei componenti, IA galoppante e un mercato che sta attraversando la sua fase più elitaria di sempre, la next-gen, a nostro avviso, si sta allontanando (o forse si deve allontanare) sempre di più ogni giorno. 

Sony e Microsoft stanno apparentemente puntando dritti verso il 2027, in direzione di una parola che spaventa: next-gen.

Da decenni, l’avvicendamento generazionale nel mondo dei videogiochi è regolato da cicli regolari di sei o sette anni che traghettavano l’industria verso nuove vette tecnologiche. Ci sono stati passaggi epocali, come quello dal 2D al 3D alla metà degli anni ’90, o quello dell’arrivo dell’alta definizione con PS3 e Xbox 360. Altri sono stati molto più blandi, come l’ultimo. Eppure, osservando lo stato attuale del mercato, sorge spontaneo un dubbio monumentale: e se questa volta la next-gen non arrivasse?

Guardando alle dinamiche economiche odierne, alla saturazione tecnologica e alle oggettive difficoltà dei produttori, l’idea di accogliere una PlayStation 6 o una nuova Xbox tra poco più di dodici mesi non sembra solo prematura, ma rischia di trasformarsi nel più grande cortocircuito commerciale della storia del medium. Ne parliamo oggi.

Una generazione rimasta sulla linea di partenza (o quasi)

Il primo, enorme paradosso risiede nel fatto che l’attuale generazione di console, dopo quasi sei anni di vita, sembra non essere mai decollata davvero. Abbiamo assistito a una transizione cross-gen titanica e asfissiante, che ha costretto gli sviluppatori a legarsi al passato per motivi di installato. Guardando in casa Sony, ad esempio, la compagnia aveva sul groppone circa 110 milioni di console di passata generazione, con decine di milioni di utenti ancora attivi. Rinunciare di colpo a questa fetta? Assolutamente impensabile.

Di conseguenza, i titoli in grado di spremere e valorizzare l’architettura di PlayStation 5 e Xbox Series X sono pochi, forse pochissimi. Gli hardware attuali hanno ancora tantissimo da esprimere, i margini di ottimizzazione sono enormi e i veri motori grafici della generazione stanno iniziando a mostrare i muscoli solo ora – e si spera che GTA 6 lo farà con decisione. Con i tempi di sviluppo dei tripla A dilatati fino a cinque o sei anni, se non anche di più in vari casi, ci sono decine di progetti avviati di recente che vedranno la luce nei prossimi anni e che potranno regalare soddisfazioni incredibili senza il bisogno di nuovi ingressi nelle nostre case.

Inoltre, l’ecosistema dei servizi, tra abbonamenti, cloud e aggiornamenti continui, ha dimostrato che il supporto software può trainare le console attuali ancora per molto tempo. Se il passaggio alla next-gen è sempre stato visto come una necessità, oggi sembra più una mera mossa commerciale per riattivare una macchina che non vuole fermarsi, ma che è a corto di carburante.

La follia dei prezzi e il miraggio dei 1000 dollari

Il fattore più critico e spaventoso è però di natura puramente economica. L’esplosione globale dell’IA ha letteralmente monopolizzato la produzione di semiconduttori, facendo impennare i costi delle materie prime e dei componenti oltre ogni immaginabile limite. Una recente analisi di Jefferies Equity Research stima che i prezzi delle memorie aumenteranno tra il 40% e il 50% nel terzo trimestre del 2026, e che il trend potrebbe facilmente proseguire anche nel 2027. Di fronte a queste previsioni, com’è possibile pensare a un ricambio generazionale?

Le conseguenze sul mercato console sono state devastanti e prive di precedenti. Tradizionalmente, le console tendevano a deprezzarsi nel tempo; oggi, invece, assistiamo a rincari continui. Basti pensare che nel mercato odierno Xbox Series X ha subito rincari ufficiali che l’hanno spinta alla cifra record di 800 dollari, mentre la stessa Xbox Series S è arrivata a costare cifre astronomiche per un hardware d’ingresso – oggi costa esattamente quanto Series X e PS5 con lettore al lancio nel 2020, e parliamo di due hardware nettamente migliori.

PlayStation 5 Pro, che al suo debutto con un prezzo di listino di 799€ senza lettore ottico aveva fatto gridare allo scandalo, oggi, paradossalmente, rischia di sembrare quasi un’occasione accettabile all’interno di un mercato totalmente impazzito.

Questo scenario apre le porte a un semplice ragionamento matematico: se oggi una Xbox Series X viene venduta a cifre vicine ai 700-800€ o se le varianti premium toccano tetti impensabili, e considerando che questi costi difficilmente caleranno, a quale prezzo potrà mai debuttare la next-gen? È utopistico pensare a macchine da 500 dollari. Anzi, in questo momento è assolutamente impossibile. La prossima generazione non potrà materialmente costare meno di 1000$, se non addirittura 1200$ per i modelli di punta. Una domanda sorge spontanea: in un contesto economico globale segnato dall’inflazione, chi ha oggi il potere d’acquisto per spendere lo stipendio di un mese per una console da gaming alla quale dovrà affiancare abbonamenti, accessori e videogiochi?

Strategie e hardware da rifondare

È tutto un grande caos, e ora anche le certezze dei produttori stanno vacillando. Sony, per il momento, si è limitata a stuzzicare l’utenza con brevetti e prime idee fumose su una futura PlayStation 6, suggerendo che ci saranno anche esperienze diverse dalla classica console casalinga – è probabile che PS Portal sarà riproposta, più o meno. Microsoft, invece, ha giocato d’anticipo parlandone apertamente da ormai un anno. Ma in un anno, come ben sappiamo, il mondo è cambiato – e non parliamo solo del mondo Xbox.

Inizialmente, la divisione gaming di Microsoft pianificava una console monumentale, un hardware premium definito come il più grande salto tecnologico mai visto, il “top del top” della potenza computazionale.

Oggi, quel sistema non esiste. È un’idea che non esiste più, come ha dichiarato Matthew Ball, perché lanciarla come era stata progettata sarebbe una follia. Il colosso di Redmond sta ridimensionando le aspettative hardware, anche se al momento non sappiamo cosa voglia dire. Progettare un mostro di potenza pura oggi non è solo insostenibile per le tasche dei consumatori, ma è un suicidio industriale per i costi di produzione interni. E se bisogna ripensare tutto, sembra difficile pensare che nel giro di un anno la nuova Xbox possa fare capolino tra noi.

Il cortocircuito della domanda e i fantasmi del passato

Ma poi, c’è anche un altro dubbio, che oggi è sotto gli occhi delle stesse aziende. Se i produttori stanno facendo un’immensa fatica a vendere gli hardware attuali ai prezzi odierni (anche PS5, storicamente sempre molto attiva, sta vivendo una fase di forte flessione alla soglia delle 100 milioni di unità vendute), come possono pensare di generare la corsa all’acquisto per macchine ancora più costose?

Il settore è saturo di hardware costosi che faticano a trovare una propria identità commerciale. Basti guardare ai costosi handheld PC di fascia alta prodotti da MSI (la nuova Claw sfiora i 2000 dollari, FOLLIA), Asus o Lenovo, o alla Steam Machine che Valve sta lanciando: dispositivi che in alcuni casi sono eccellenti ma dal prezzo proibitivo per la massa, in altri sono buoni ma, ancora una volta, tremendamente costosi. Il mercato sta mandando un segnale chiaro: esiste un tetto psicologico e finanziario oltre il quale il consumatore mainstream si ferma. E oggi, purtroppo, il gaming lo ha raggiunto.

L’incubo del bagarinaggio e il rischio collasso

ps6 concept

A completare questo scenario apocalittico, c’è un altro fenomeno che non possiamo fare a meno di ricordare con dispiacere e che abbiamo già drammaticamente vissuto tra il 2020 e il 2022: il bagarinaggio fuori controllo. Se la produzione dei chip next-gen sarà limitata dai costi e dalla priorità industriale concessa ai server IA, le scorte iniziali di PlayStation 6 o della nuova Xbox saranno inevitabilmente ridotte all’osso. Questo scenario attirerà nuovamente gli speculatori, pronti a fare manbassa dei pochi pezzi disponibili per rivenderli sui mercati secondari a cifre folli, magari raddoppiando o triplicando un prezzo di listino già di per sé astronomico.

Ci troveremmo così di fronte a una situazione paradossale: le poche console prodotte finirebbero nelle mani di bagarini o di una nicchia ristrettissima di utenti facoltosi, lasciando la stragrande maggioranza della community a bocca asciutta. Di conseguenza, i publisher e gli sviluppatori si rifiuterebbero di investire centinaia di milioni di dollari per produrre videogiochi esclusivi destinati a una base hardware così esigua – e così, i giochi continueranno a uscire su PS5 e Xbox Series. Senza giochi, l’interesse per le nuove console crollerebbe ulteriormente, creando un circolo vizioso strutturale.

No, non sono poi così sicuro che la next-gen uscirà davvero nel 2027. Non se il mercato si ritrova in questo stato. Più che pensare alla next-gen, io spero che Sony e Microsoft decideranno di fermarsi un attimo, respirare, ragionare e capire la mossa migliore. E proporre nuove console, secondo la mia modestissima opinione, non sarebbe la mossa migliore.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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