La vera fine in un classico videogioco moderno, non sempre esiste. Abbiamo, nel più dei casi, un’infinità di tentativi a disposizione per concludere la nostra corsa. Ma se invece avessimo una sola e unica possibilità di fare tutto correttamente? Questa è l’idea di OneTry.
Sviluppato dal piccolo team italiano Domynyo, e pubblicato il 14 gennaio 2026 su PS5 e PC, OneTry tenta di proporre un’esperienza survival horror basata su un’idea tanto semplice quanto estrema: una sola vita, un solo tentativo, dall’inizio alla fine. Un concetto affascinante sulla carta, che si inserisce nella tradizione dei roguelike e, più precisamente, delle modalità permadeath.
Versione provata: PS5.
LUCI E OMBRE TRA GLI ZOMBIE

Il gioco si apre in una casa di legno isolata, senza alcun contesto iniziale. Una radio gracchiante annuncia un’epidemia zombie, e da lì parte una fuga disperata attraverso ambienti oscuri, corridoi claustrofobici e aree esterne invase dagli infetti. Veniamo liberati in un ambiente che ci mette a disposizione fin da subito un’arma, munizioni e bende, prima di lasciarci uscire nel mondo esterno e comprendere come il mondo di gioco ci accoglie.
Fin dai primi minuti di gioco è chiaro un aspetto: la narrativa non compone una parte predominante nel gioco, anzi sembra quasi assente. Nel nostro girovagare potremo trovare diverse note sparse, le quali forniscono dettagli minimi, senza contribuire a costruire un vero worldbuilding e lasciando il tutto all’immaginazione e interpretazione del giocatore. Dopo aver analizzato la varietà di fogli tra casse e strutture abbandonate, la conclusione è la semplice invasione zombie esplosa dal nulla e che ha modificato il paesaggio irrimediabilmente. La progressione è indicata principalmente da una piccola luce nelle ombre, che ci indicherà la strada da seguire per giungere alla conclusione.
Sul fronte del gameplay, OneTry si presenta come un survival horror in terza persona, con combattimenti a fuoco contro zombie aggressivi e veloci. Bisognerà rimanere bene attenti e consci dell’ambiente attorno a noi, data la difficoltà nell’individuare gli infetti in zone poco illuminate e l’assenza di suoni provenienti da questi ultimi. Durante la nostra esplorazione siamo venuti a contatto con diverse armi, che però sono risultate poco più efficaci della pistola base. Al contrario, un elemento più riuscito è però di sicuro l’atmosfera: tra bui soffocanti e suoni lontani, il gioco riesce a ricreare un certo fascino post‑apocalittico, oltre a una forte sensazione di isolamento. Anche l’uso della torcia, che può attirare gli infetti, aggiunge un livello di rischio interessante durante la ricerca della strada corretta.
La struttura del gioco insiste sull’idea della run unica: una morte rimanda direttamente all’inizio. Nelle intenzioni, questo dovrebbe generare tensione costante e senso di sfida. Nella pratica, però, l’assenza di progressione significativa rende le ripetizioni più frustranti che coinvolgenti. Elementi tipici del genere, come apprendimento graduale, miglioramenti permanenti o variazioni nelle aree, qui non trovano spazio e questo limita fortemente il desiderio di riprovare.
Alla fine di tutto, ci troviamo con un prodotto tra le mani che mostra un impegno reale nel produrre un titolo con una base solida, ma che si perde nel tentativo di creare un mondo vasto, che così risulta piuttosto povero di contenuto, con aree senza nemici, armi o indizi di trama. Questo, unito a problemi evidenti di stabilità su PS5, rende questo tentativo difficile da elogiare.

Conclusioni
Riassunto
Nel complesso, OneTry appare come un tentativo coraggioso ma incompiuto. L’idea del “un solo tentativo” è intrigante, ma senza un sistema di progressione, senza un gameplay solido e senza una narrazione capace di sostenere la tensione, il gioco finisce per mostrare i limiti principali della produzione. Il concept mostra un potenziale che potrebbe essere valorizzato meglio in un progetto futuro, magari con più risorse e una struttura meno rigida.
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