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Quel tranquillo mercoledì in cui Sony distrusse il formato fisico

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Ricordo ancora vivamente quel clack che faceva la cartuccia dei giochi di Nintendo 64 una volta che si inseriva il gioco nella console. Era il rito di ogni pomeriggio. Poi è arrivato il motorino ottico della prima PlayStation, che produceva un suono inimitabile quando iniziava a far girare un disco.

Un rumore che non sentiremo mai più. In un tranquillo mercoledì, Sony, dopo che Rockstar Games ci aveva già messo del suo nei giorni precedenti, ha decretato la morte definitiva del formato fisico.

L’annuncio di Sony è arrivato con la freddezza chirurgica tipica dei comunicati aziendali: dal 2028, i videogiochi realizzati da PlayStation esisteranno solo nell’etere. Niente più custodie, niente più dischi, niente più plastica. Niente più proprietà – perlomeno dell’oggetto fisico. Solo bit che viaggiano su un cavo della fibra. Sappiamo già come andrà a finire, perché l’industria è un gregge che si muove all’unisono: presto Microsoft e Nintendo faranno la stessa mossa (dalle parti di Redmond si pensa già al digitale e al cloud da anni, a dire il vero), chiudendo per sempre un’era che ha definito la cultura pop degli ultimi quarant’anni.

Fa male ammetterlo, ma non stiamo solo perdendo un pezzo di plastica trasparente con una copertina di carta dentro. Stiamo perdendo un pezzo della nostra sociologia quotidiana, un gesto genuino che i ragazzini del futuro non conosceranno mai – e forse neanche oggi conoscono più, considerando il boom del mercato digitale negli ultimi anni. C’era una poesia nel rito del prestito. Mettere il proprio gioco preferito nello zaino di un amico, con la raccomandazione di trattarlo bene, era un atto di fiducia. Era il pretesto perfetto per trovarsi a casa di qualcuno nel pomeriggio, seduti sul pavimento a dividersi un pacchetto di patatine, guardando la barra di caricamento e studiando insieme il libretto delle istruzioni.

Dal 2028, si azzera tutto. Il videogioco smette di essere un “oggetto” di tua proprietà e diventa a tutti gli effetti una licenza d’uso temporanea, un affitto a lungo termine che un’azienda può revocare o modificare con un aggiornamento software.

Scompare il mercato dell’usato, quella meravigliosa ancora di salvataggio che permetteva a chi aveva pochi risparmi di viversi un’avventura restituendo un vecchio titolo o cercando l’occasione della vita in un negozietto di quartiere. Scompaiono le alternative e scompare la concorrenza: se c’è un solo negozio, quello virtuale del produttore della console, il prezzo lo decide uno solo, senza sconti e senza possibilità di scelta.

Saremo un po’ boomer, ma un pensiero ci attanaglia. Ci hanno convinti che non avere ingombri in salotto sia un vantaggio, ma la verità è che stiamo barattando i nostri ricordi tangibili con una comodità pigra. Quando i server di oggi verranno spenti, tra venti o trent’anni, cosa resterà di queste storie? Le cartucce del NES funzionano ancora oggi, basta soffiarci dentro. Persino gli scomodissimi UMD di PSP continueranno a esistere. Un file su un server spento è solo un fantasma.

Questo mercoledì non ha solo cambiato le strategie di mercato di una multinazionale; ha spento, per sempre, l’ultimo barlume di un mondo dei videogiochi che, purtroppo, non ci sarà più.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

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