Recensione Battlefield 1 – La Grande Guerra di DICE

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Di Andrea "Geo" Peroni
1 Novembre 2016

Con Battlefield 1, DICE si prende un grande rischio, che potrebbe allo stesso tempo essere il suo punto di forza. Mentre la concorrenza, interna ad EA e anche esterna, si concentra sul raccontare storie di un futuro ipertecnologico, la software house svedese rompe con la tradizione degli FPS attuali e si dedica invece alla Storia con la s maiuscola. L’annuncio di Battlefield 1 non fu accolto, almeno inizialmente, da un gigantesco clamore, questo a causa dell’inedito setting di questa fittizia Prima Guerra Mondiale che qui viene rappresentata. Un concetto di guerra lontano dalle menti di molti, specialmente dei giovani, una preoccupazione che la stessa DICE aveva nel momento dell’annuncio come gli stessi sviluppatori confessarono diversi mesi fa. Una guerra di trincea, fatta di poco movimenti e di tantissima strategia, non avrebbe avuto un buon appeal per un videogioco. E difatti DICE si è preoccupata di sfruttare l’ambientazione per cercare di rivoltare le carte in tavola e di offrire un’esperienza inedita seppur ricca di elementi tradizionali, in modo da non traumatizzare eccessivamente gli appassionati. L’idea è andata decisamente a buon fine, non mancano gli scivoloni certo, ma nel complesso Battlefield 1 è una grande esperienza di sparatutto in prima persona, sicuramente la più alta oggi disponibile sulle console current gen. Vediamo insieme il perché di tali affermazioni nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 4

STORIE DI GUERRA

È innegabile il fatto che la modalità single player, o Campagna, stia acquisendo sempre meno importanza nel genere degli FPS. Di esempi ce ne sono tantissimi, anche in casa EA. Dal primo Titanfall che rinunciò ad una storia da raccontare per concentrarsi esclusivamente sul comparto multigiocatore (politica peraltro modificata radicalmente con il sequel uscito da pochi giorni), fino a Battlefield 4, protagonista di una narrativa certamente non esaltante e di una campagna che ha sì brillato per effetti speciali ma che non ha trovato alcuno spazio nel cuore degli appassionati. Come dimenticare poi l’ultima fatica di DICE nel 2015, Star Wars: Battlefront, che presentava una sorta di brevi e illustrative missioni da affrontare sui vari pianeti presenti nel gioco e che non ha avuto altra funzione se non quella di rappresentare un contentino per i fan. L’impressione, giocando la Campagna, se di Campagna si può parlare, di Battlefield 1, è che DICE abbia rielaborato ciò che era già stato espresso su Battlefront e che abbia deciso per una narrazione anticonvenzionale per gli standard della serie.

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Il malinconico prologo che ci mette senza mezzi termini di fronte agli orrori della Prima Guerra Mondiale, con decine di vite di giovani soldati spezzate e spazzate via in pochi istanti, la gigantesca panoramica mondiale della Grande Guerra ci si para davanti. Attraverso la rappresentazione del pianeta Terra, nel quale sono allocati alcuni punti di interesse concentrati tra l’Europa Centrale e il Medio Oriente, è possibile una volta completato il suddetto prologo andare a compiere una delle 5 missioni che il gioco ci proporrà. Sembreranno poche, ai vostri occhi. E in effetti è proprio così. Le varie missioni che compongono la campagna potranno essere completate in tre stadi di difficoltà e anche al livello più alto vi porteranno via qualcosa come 5 o 6 ore di gioco, una durata davvero troppo contenuta se ci aggiungiamo il fatto che molte di queste piccole missioni includono tutorial su, ad esempio, come pilotare i biplani e sfruttare la loro potenza di fuoco.

GIOCARE = IMPARARE

In effetti, nonostante siamo rimasti davvero affascinati di fronte alla magnifica opera di rappresentazione di DICE e da sequenze cinematiche da urlo, l’impressione è che gli sviluppatori abbiano voluto utilizzare questo spazio non tanto per raccontare una storia, cosa che tutti credevano, quanto piuttosto per spiegare al giocatore tutto quello che avrebbe incontrato nel comparto multiplayer. I cieli della Gran Bretagna saranno infatti il campo di addestramento, come spiegato, per l’utilizzo dei biplani, molto semplice a dire il vero e ben lontano dalla difficoltà di utilizzo dei mezzi aerei dei vecchi titoli della serie. Il deserto di Sir Lawrence d’Arabia sarà invece la location perfetta per farvi sfruttare al meglio non solo il cavallo, del quale parleremo maggiormente nella sezione dedicata al multiplayer, ma anche alcune fondamentali componenti per il multigiocatore come gli strumenti per distruggere i mezzi corazzati e l’arrivo sul campo di battaglia di pesanti e imponenti corazzate come i treni che ritroveremo come elemento dinamico anche in diverse modalità online.

Le missioni andranno avanti senza intrecciarsi, raccontando porzioni della Grande Guerra e evitando di puntare a narrare una storia molto più grande, forse visto anche il complicato e delicato tema che il gioco sta trattando e che è ben lontano dalle sconfinate possibilità di sceneggiatura delle ipotetiche guerre future di Battlefield 3 e 4. Interessante però notare come DICE abbia cercato di essere anticonformista sotto certi aspetti della campagna, introducendo novità in termini di gameplay che si prestano particolarmente per alcuni degli scenari narrativi esplorati. Alcune missioni sono state infatti studiate appositamente per permettere al giocatore di procedere secondo due vie preferenziali: un’azione più diretta, a colpi di fuoco, dopo aver scovato le armi negli appositi punti di raccolta, oppure fasi stealth che hanno come obiettivo quello di procedere nel silenzio più totale e senza allertare i nemici. Vengono infatti introdotti anche gli ormai sempre più presenti, in tanti titoli, indicatori di sospetto. Atipici, certo, per la serie Battlefield, ma per una narrazione che cerca di essere sempre meno lineare si tratta di un’ottimo modo per variegare le situazioni.

La storia di questo mondo in forte cambiamento, per sempre, ci viene raccontata da più punti di vista, con storie differenti e che paiono distaccate le une dalle altre. Un’espediente sfruttato per coprire un conflitto su vasta scala e che ha visto così tante Nazioni e Imperi scontrarsi sul campo di battaglia, ma che non ha reso al meglio e che non offre una durata accettabile per un’esperienza di questo tipo. Come vedremo più avanti, risulta oltremodo chiaro che DICE ha concentrato tutti i suoi sforzi sul multiplayer, e a questo punto ci chiediamo se fosse davvero così necessario spendere energie extra per sviluppare una Campagna che non è certamente esaltante.

Assente nella Campagna, fortunatamente, il fastidiosissimo lag switch del menù di pausa che affligge il multiplayer

Alcune recriminazioni arrivano anche dal lato tecnico della campagna. L’utilizzo di un ottimo filtro antialiasing offre dei paesaggi senza imperfezioni, così come le texture di altissima qualità che devono però fare i conti con brutte situazioni altalenanti (senza mezzi termini, nella missione Monte Grappa ad un certo punto avrete a che fare con due tipi di rocce differenti, una delle quali avrà dei grossi difetti a livello proprio di texture). Il framerate rimane completamente fisso a 60fps, gli effetti particellari del fumo e delle esplosioni sono affascinanti, ma segnaliamo qualche bug e glitch che affliggono il gioco. Dopo aver aperto e chiuso il menù di pausa, ad esempio, spesso incapperete in alcuni piccoli scatti del personaggio che non dovrebbero essere presenti. Alcuni bug anche nel caso in cui dobbiate superare alcune barriere a stretto contatto con formazioni rocciose, che saranno sormontate da muri invisibili e che vi bloccheranno inesorabilmente costringendovi a ricorrere alla ricarica del checkpoint. Assente nella Campagna, fortunatamente, il fastidiosissimo lag switch del menù di pausa che affligge il multiplayer, da correggere al più presto insieme ai glitch grafici.

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Le coinvolgenti musiche composte dallo svedese Johan Söderqvist vi accompagneranno lungo tutto il vostro percorso, sia nella Campagna che nel multiplayer, immersa in una raccolta di suoni e di sensazioni impressionanti. La qualità è altissima, anche dal punto di vista del sonoro, e anzi siamo molto dispiaciuti del fatto che la Campagna, dove sicuramente le soundtrack sono più importanti, sia così breve. Qualche ora in più avrebbe sicuramente portato a nuovi e intriganti brani musicali.

CLASSICHE CLASSI

DICE, con il comparto multiplayer di Battlefield 1, prosegue nella sua opera di ingigantimento della sua modalità maestra. Mappe dalle proporzioni immense, per la maggior parte degli altri FPS attualmente sul mercato, nelle quali scorrazzano fino a 64 giocatori con tanto di mezzi di trasporto talvolta totalmente inediti per un titolo della serie Battlefield. Alla base delle possibilità per ogni giocatore, al suo ingresso in gioco, ci sono le classiche quattro classi di Battlefield: supporto, medico, assalto, scout. Inutile dire che ognuna di queste classi, come già ben saprete, avrà equipaggiamenti e compiti specifici che ne faranno un perno importante di ogni team. L’impressione, come spiegheremo anche più avanti, è che in Battlefield 1 il gioco di squadra conti molto di più rispetto a prima, e che costruire un team che possa cooperare e comunicare al 100% sarà la scelta migliore per godere dell’esperienza più appagante. Se riuscirete infatti a dosare alla perfezione la vostra squadra, tra le quattro classi a disposizione, riuscirete ad avanzare come una vera macchina da guerra. Ma andiamo con ordine.

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La classe assalto sarà la più classica delle classiche per un FPS. Dotato di un fucile automatico con tanto di baionetta, con la quale si può caricare direttamente contro il nemico, il soldato della classe assalto sarà quello più avanzato, chiamato a concentrarsi in prima persona sugli ordini di squadra impartiti dal capo come conquistare una bandiera o attivare un telegrafo. La classe medico è indubbiamente quella più utile, nell’economia di un team. Avere un medico a disposizione, che deve essere supportato e protetto, cambia infatti notevolmente le carte in tavola, grazie al fatto che con medikit e sieri miracolosi può curare in qualsiasi momento i compagni colpiti o addirittura abbattuti. Supporto è la classe più adatta, invece, quando sarete impegnati in una guerra su vasta scala. Il giocatore che utilizzerà tale classe sarà sì più lento rispetto ai suoi compagni, a causa delle pesanti mitragliatrici che dovrà portarsi appresso, ma grazie ai suoi gadget sarà anche l’uomo in prima linea da schierare contro i mezzi corazzati, che daranno parecchio filo da torcere alla fanteria. E se ci volesse qualcuno a coprire le spalle a tutta la squadra, questo è sicuramente lo scout, che stavolta, grazie anche all’introduzione dei proiettili K, potrà, seppur in proporzione minore, contribuire a danneggiare i carri armati nemici per fornire un ulteriore supporto. I proiettili normali non saranno infatti efficaci, serve qualcosa di più potente per penetrare i potenti automezzi, ed ecco la soluzione.

Con il contesto della Prima Guerra Mondiale, DICE ha dovuto fare i conti con diverse carenze a livello di personalizzazione. Mentre nei precedenti suoi titoli le possibilità erano praticamente illimitate, in Battlefield 1 non esiste, nel pieno spirito dell’epoca storica nella quale è ambientato, una personalizzazione delle armi. Di armi ce ne saranno davvero tante, acquistabili con i crediti che verranno assegnati ad ogni partita o ottenibili grazie ai Battlepack, una sorta di cassa misteriosa della lotteria (al pari dei pacchetti di FUT, delle casse di Call of Duty: Black Ops 3, dei forzieri di Overwatch, e così via). Il bisogno però di non snaturare eccessivamente i punti cardine di Battlefield ha costretto DICE ad operare una sorta di svecchiamento delle armi, con un feeling sì differente da quello percepito negli ultimi Battlefield 4 e Hardline, ma che non si avvicina neanche a quello che poteva essere utilizzare un’arma della Prima Guerra Mondiale in combattimento. A ragion veduta, ovviamente: lo stile quasi steampunk della situazione si adagia perfettamente sulla struttura generale del titolo, che senza dover ricorrere a input eccessivamente anacronistici mantiene la sua salda identità di gioco. Non mancano però espedienti per rendere ancor più dinamico di quanto già non fosse il gioco. Diversi kit, come quello Sentinella che rende dotati di una possente corazza e di una sorta di mini-gun, faranno la loro apparizione sul campo di battaglia, permettendo di cambiare anche radicalmente il vostro attuale approccio al conflitto.

GIOCO DI SQUADRA

Fin qui le cose di cui abbiamo discusso sono completamente nella norma, per Battlefield.  Ai vari gadget a nostra disposizione si aggiunge una maschera antigas, equipaggiabile premendo semplicemente la freccia su e che proteggerà ovviamente dalle granate con gas nervino (ma attenzione, utilizzare la maschera non vi permetterà di mirare). Come detto in precedenza, però, un buon team su Battlefield 1 riveste un ruolo fondamentale come mai prima d’ora in un titolo della serie. Se già su Battlefield 4 la cooperazione era l’ideale per avere una chance reale di vincere, un gioco come Battlefield 1 che sarà indubbiamente più lento e più ragionato, visto anche il contesto storico, merita un’attenzione particolare per quanto riguarda la strategia e il ragionamento. Le gigantesche ambientazioni, realizzate a tal proposito in maniera semplicemente impeccabile e con una minuziosità mai vista prima nella storia della serie, non vi permetteranno il lusso di disperdervi o di compiere mirabolanti imprese in solitaria. Gli stessi punti esperienza, che accumulerete nel corso della partita, hanno come chiaro obiettivo quello di farvi cooperare, ascoltare il vostro capo e portare a termine l’ordine di squadra che vi è stato impartito.

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Non mancano certamente, prima che queste parole possano essere fraintese, esempi di modalità che possono essere tranquillamente giocate in singolo, se non siete un amante dei chat party o se non avete un gruppo di amici con il quale condividere qualche ora di gioco. La classica modalità Deathmatch, dove l’unica cosa importante sarà uccidere più nemici possibili, ne è l’esempio: come da tradizione, le mappe vengono ristrette notevolmente, e le due squadre si annientano su un piccolo campo da battaglia all’ultimo sangue. Anche Corsa, la modalità più dinamica dell’intera offerta e anche una di quelle che abbiamo apprezzato maggiormente, può prestarsi a giocate in solitaria, anche se già in questo caso il bisogno di essere supportato da un buon team si fa sentire. Bisogno che viene ulteriormente accentuato in modalità come Conquista, con aree dalle dimensioni esorbitanti, Dominio e anche la curiosa Piccioni di Guerra, nella quale dovremo recuperare dei veri e propri piccioni viaggiatori che dovranno essere liberati per recapitare messaggi alle forze alleate. Le modalità, a dire il vero, non sono tantissime e certamente non brillano per originalità. Nonostante si tratti di classiche esperienze per il multiplayer di Battlefield, era forse auspicabile una presenza più massiccia di modalità, non necessariamente originali ma comunque che avrebbero aumentato la scelta a disposizione del giocatore. Scelta che, preveidamo, verrà sicuramente aumentata con i DLC. Fortunatamente l’impostazione sulla quale si basa Battlefield 1 è quella di ottenere una versatilità delle situazioni la più ampia possibile, con continui ribaltamenti di fronte che A tutto quello su cui abbiamo discusso, parlando di modalità multiplayer, manca il comparto più imponente: le Operazioni.

Se anche dalle Operazioni non dovrete aspettarvi chissà quale innovazione sul piano delle azioni da compiere, da queste potrete però godere di una vera e propria esperienza globale di conflitto. Per fare un paragone con qualcosa di più noto, prendiamo la già citata modalità Corsa. In Corsa la grande mappa di gioco sarà divisa in porzioni, in ognuna delle quali dovremo attivare dei telegrafi che a loro volta, se fatti esplodere, lanceranno l’attacco delle forze alleate sui nemici che ovviamente si opporranno all’attivazione di tali dispositivi. Se gli attaccanti riescono ad attivare entrambi i telegrafi, l’azione si sposta sulla successiva porzione di mappa, fino ad arrivare alla conclusione. Una modalità già vista e rivista nel corso sia della serie Battlefield che anche nel recente Star Wars: Battlefront, sempre di DICE, ma che può essere presa come importante punto di riferimento per spiegare le Operazioni.

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Mastodontiche nella loro concezione, le Operazioni si diramano su più campi di battaglia, come se vi trovaste di fronte ad una gigantesca storia da vivere in prima persona con la vostra fidata arma. L’intera guerra, proprio come una Guerra Mondiale, sarà su vasta scala, e proprio come la modalità Corsa ad ogni obiettivo portato a termine con successo vi ritroverete in una nuova location nuovamente a combattere. Come sempre ci saranno attaccanti e difensori, e gli obiettivi seppur variabili saranno in soldoni gli stessi delle modalità di base. Se però cercate un’esperienza davvero appagante e che vi tenga occupati anche per ore intere, Operazioni è sicuramente l’offerta maggiore di Battlefield 1, sulla quale gli sviluppatori hanno sicuramente impiegato una grossa fetta del loro tempo.

L’ANIMALE PIÙ PERICOLOSO DELLA STORIA

Com’è stato passare da jet, carri armati, elicotteri, ai mezzi visti oggi su Battlefield 1? Non tanto differente, a dirla tutta. Nel corso delle modalità più impegnative e dalle aree più ampie avremo come di consueto la possibilità di utilizzare una notevole varietà di mezzi di trasporto. Velocizzare il movimento, in certi casi, è la loro funzione; aumentare notevolmente la potenza di fuoco a disposizione è invece il loro scopo in altre situazioni. Le sidecar e i fuoristrada ovviamente sono i mezzi più veloci, se per errore siete respawnati troppo lontani dal centro nevralgico dell’azione, per farvi raggiungere l’obiettivo in pochi istanti. Vi servirà comunque una buona dose di allenamento, specialmente su terreni scoscesi e ricchi di imperfezioni come quelli che percorrerete sul Monte Grappa. Non servirà allenamento, invece, per guidare i carri armati, che anzi saranno i mezzi più lenti e allo stesso tempo letali. Fondamentali, soprattutto in fase di attacco, i carri armati potranno contenere più soldati a seconda della loro tipologia e saranno perfetti per raggiungere qualunque punto della mappa. Nonostante siano stati depotenziati a livello di corazza dopo i feedback della beta, l’unico spiraglio, a parte la classe Assalto, per cercare di fermarli sarà da ricercare nelle varie postazioni dei cannoni fissi. Anch’essi lenti e difficili da utilizzare, ma d’altronde parliamo sempre della Prima Guerra Mondiale. E che guerra sarebbe senza gli aerei? I biplani armati, che planeranno puntualmente sul campo di battaglia per bombardarlo o per coprire l’avanzata degli alleati, sono particolarmente semplici da utilizzare, molto lontano insomma dall’aspetto più simulativo (quest’ultimo termine racchiudetelo tra dieci virgolette) di Battlefield 3 che già si era perso nel suo sequel.

Battlefield 1

Senza però girarci troppo intorno, il mezzo più utile nel rapporto qualità/velocità è sicuramente il cavallo. Una corazzata vivente, veloce e pratico, viaggia senza problemi su qualsiasi tipo di terreno e non ha neanche bisogno del tagliando. Scherzi a parte, il cavallo, come già avevamo sperimentato nel corso della beta ad agosto, sarà un mezzo di trasporto particolarmente potente, forse fin troppo considerando che parliamo comunque di un essere vivente dotato quindi di pelle e carne come i soldati nemici. Mentre il soldato che lo cavalcherà si ritroverà con la stessa vita che possiede anche a terra, il cavallo è invece notevolmente più forte rispetto a quanto ci si potrebbe aspettare, dunque se incontrare un cavaliere l’unica cosa da fare, oltre a scappare, è quella di puntare direttamente al “cavaliere”. In questo senso, forse DICE dovrebbe rivedere qualcosa sul bilanciamento, che è già stato operato per alcuni mezzi corazzati dopo la beta. Tempo per migliorare ce n’è, ma nel frattempo occhio agli equini.

GUERRA MONDIALE

La resa a schermo delle mappe multiplayer di Battlefield 1 è davvero eccellente. E non parliamo solamente dell’aspetto tecnico (texture, effetti particellari, framerate fisso a 60 ma che traballa in fasi concitate) ma anche del design. Perfetto, mai banale, sempre impuntato a dare al giocatore molteplici vie da scegliere per poter ambire a sorprendere il nemico. Le mappe spesso si svilupperanno su più livelli, tra cunicoli e bunker sotterranei e azioni da compiere alla luce del sole, in ambientazioni variegate e splendidamente realizzate che richiamano direttamente quello che già avrete visto nella campagna single player. Abbandonato il Levolution di Battlefield 4, forse ancora troppo pesante da poter essere sostenuto dal comunque ottimo Frostbite, DICE ha cercato di rendere ancor più dinamico non solo l’andamento delle battaglie, come già abbiamo accennato, ma anche l’aspetto delle ambientazioni. Il meteo dinamico la farà da padrone in molte situazioni, come sul nostro Monte Grappa. Sole, pioggia, ma anche tanta nebbia che diminuirà la visibilità e che si ripercuoterà sulla resa effettiva degli scout dalla distanza, permettendo azioni più imprevedibili, cosa già vista nel Deserto del Sinai durante il periodo di prova. Così come l’incredibile distruttibilità degli edifici, mai esagerata e resa ottimamente su tutte le case e le piccole strutture. Un carro armato, in questo senso, potrà davvero seminare il panico in piccoli insediamenti come nella mappa Suez dove gli edificisi sgretoleranno sotto i potenti colpi.

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Le mappe attualmente disponibili sono 9, alle quali si aggiungerà gratuitamente a dicembre Giant’s Shadow. Tutte le ambientazioni sono state minuziosamente studiate, dal piccolo dettaglio che può essere una roccia o un albero, fino agli aspetti più fondamentali come il bilanciato piazzamento di un obiettivo o gli edifici che saranno teatro di guerra per le fasi più concitate del finale di partita. Senza entrare troppo nel dettaglio di ogni mappa, anche per dare a voi stessi la possibilità di godervi la sorpresa di fronte agli splendidi scorci che offre il multiplayer di Battlefield 1, ci limiteremo a dare qualche giudizio, sia positivo che negativo, sulle mappe che più ci hanno colpito. Sicuramente Monte Grappa, per la sua struttura e per la cinematograficità con la quale è stata resa (vedere precipitare il dirigibile è visivamente straordinario), è una delle mappe che meglio è stata resa. Al centro di numerose critiche da parte degli Alpini italiani (inappropriate secondo noi), Monte Grappa è un gigantesco paesaggio di montagna, che si sviluppa sul pendio della montagna nel quale diversi bunker difensivi trovano posto rendendo il tutto più frizzante e complicato. Le fortificazioni che dominano alcune aree rialzate potranno essere prese d’assalto da più punti, così come le stesse fortificazioni che ritroviamo in Fortezza di Fao, una roccaforte in decadenza in Asia armata di tutto punto per essere difesa da attacchi nemici e che dovette resistere all’assalto dell’Impero britannico.

Altra mappa davvero spettacolare è Blitz nella sala da ballo. Ambientata lungo le rive del fiume Mosa, offre la maggiore varietà di ambienti che si possa vedere in Battlefield 1. Partendo da una guerriglia prettamente di trincea, proprio come accadeva nella reale Prima Guerra Mondiale, Blitz nella sala da ballo si sposta progressivamente nelle praterie circostanti la città prima di entrare fino a fondo in tale borgo. La sensazione è che questa mappa offra il suo meglio in una modalità dinamica come Corsa, che offre l’intera visione di come l’ambientazione cambi sensibilmente da punto a punto a seconda di dove vi troviate. Sensazione che non si ha nella mappa secondo noi meno ispirata di tutta l’offerta, Amiens, ambientata nell’omonima città francese. Perfettamente riproposta, ricca di piccoli e angusti spazi nei quali passare e di edifici da esplorare, ma si perde molto di quello che vuole essere lo spirito di Battlefield con grosse aree variegate per offrire un’esperienza variegata e adatta a tutti.

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Il comparto multiplayer di Battlefield 1, in poche parole è questo: gigantesco, ispirato, purtroppo scarno di modalità ma con mappe dall’indubbia qualità. DICE ha creato un mondo ad hoc per il suo titolo, abbandonando gli ormai classici canoni degli sparatutto in prima persona che puntano al futuro sempre più lontano della guerra e tornando invece a visitare un contesto bellico ormai antico. Tanti avevano paura che un multiplayer nella Prima Guerra Mondiale, una guerra che per definizione fu di trincea, sarebbe stato spento, lento e senza mordente. Al contrario, gli sviluppatori si sono staccati dai canoni reali della vicenda e pur mantenendo una certa identità storica hanno raggiunto un risultato che per molti sarebbe stato irraggiungibile. A qualcuno darà sicuramente fastidio la mancanza di adesione all’effettiva realtà storica, ma DICE è sempre stata chiara su questo punto di vista: la WWI che vediamo in Battlefield 1 non è la riproposizione esatta di quella che devastò il mondo tra il 1914 e il 1918. Per fortuna, aggiungiamo.

Tutto quello che avete visto nel single player, lo rivedrete anche qui

Traballante in alcune situazioni è il framerate del multiplayer, saldamente ancorato a 60 frame al secondo in single player ma che soffre le fasi più concitate sul multiplayer. Poco male, davvero, perché si tratta di cali di durata infima e che non vanno a intaccare il grosso lavoro fatto da DICE per proporre il gioco in queste condizioni. Si segnalano però altri glitch grafici, alcuni dei quali già discussi sulla Campagna e altri davvero esilaranti come la pioggia di fuoco generata dal dirigibile in caduta che però deve essere necessariamente sistemato. Non vi è alcun dubbio, infine, sulla qualità delle texture e sulla resa del Frostbite, mai così in forma come su Battlefield 1. Tutto quello che avete visto nel single player, lo rivedrete anche qui: minuziosi effetti particellari, esplosioni realistiche, effetti di luce, splendidi modelli dei soldati, meteo variabile, e come già detto una grandissima distruttibilità degli ambienti. Da urlo.

PUNTI DI FORZA

  • Mastodontico
  • Multiplayer esaltante
  • Tecnicamente superlativo
  • Missioni in singolo molto variegate

PUNTI DEBOLI

  • Campagna troppo breve
  • Piccoli ma fastidiosi bug e glitch

recensioni_consigliato

Battlefield 1 è un capolavoro. Se DICE avesse deciso di concentrarsi al 100% sul multiplayer, probabilmente ora staremmo parlando di un titolo imperdibile da aggiungere alla vostra collezione, fatto di più mappe su cui giocare e più modalità. Purtroppo, l’impegno obbligato verso una campagna single player che non è stata sfruttata a dovere ha limitato l’altra principale componente, che rimane comunque il caposaldo di questo mastodontico titolo che si candida come FPS definitivo nel suo genere (ricordate, Titanfall 2 e Call of Duty: Infinite Warfare sono molto diversi da Battlefield, quindi evitiamo polemiche sterili e senza capo né coda). Tecnicamente, Battlefield 1 fa un uso esemplare del Frostbite, proponendo scorci mozzafiato e ambientazioni in tutto e per tutto perfette visivamente. Tutto interagisce e sfocia in un conflitto mondiale, quello della Grande Guerra, che a discapito delle sensazioni in seguito all’annuncio fa capire che la Storia può dare ancora tantissimo al mondo dei videogiochi, se sfruttata a dovere.

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