[Recensione] Erica – Effetto farfalla

Di Andrea "Geo" Peroni
23 Agosto 2019

Una recensione, questa, un po’ particolare. Proprio come Erica, il “videogioco” annunciato nel 2017 in esclusiva PS4 e scomparso dai radar fino a lunedì scorso, quando alla Gamescom di Colonia Sony è tornato a mostrarlo e lo ha rilasciato a sorpresa in contemporanea con l’Opening Night Live della manifestazione tedesca. Così, sbam, tutto di botto, senza alcun preavviso, al costo di soli 9.99€. E c’è un motivo dietro a questo contenutissimo prezzo, così come anche al fatto che fatichiamo a definirlo interamente un videogioco.

Il concept dietro ad Erica, sviluppato da Flavourworks, è una fusione tra un’avventura grafica à la Quantic Dream (come Detroit: Become Human), una visual novel (come Zero Escape) e un episodio molto particolare della serie Netflix Black Mirror, forse il più discusso tra tutti nella stagione natalizia del 2018: Bandersnatch. Il cosiddetto episodio interattivo della serie sci-fi è forse l’esempio migliore per descrivere quella che è l’esperienza di Erica, un thriller a bivi nel quale al giocatore è concesso ben poco da fare se non scegliere la direzione che la storia può intraprendere attraverso le opzioni che ci vengono poste. E nient’altro.

Sì perché Erica non può essere trattato come un videogioco tradizionale. Erica è un complesso film realizzato con attori in carne e ossa, sapientemente girato con una splendida fotografia capace di mettere in risalto ogni minimo dettaglio importante e una sceneggiatura che, al netto di qualche rallentamento di troppo e poco convincente in alcuni frangenti a causa del gioco di scatole cinesi che rischia di esplodere ogni volta che un videogioco si addentra in queste dinamiche, sa tenere a galla tutto quanto, proponendo i classici finali alternativi che fungono da vero (e unico) punto di forza della longevità dell’esperienza.

Giocabile, o forse sarebbe meglio dire interagibile, sia con il Dualshock 4 che con l’app ufficiale su smartphone e tablet, l’opera prima di Flavourworks si pone come la più curiosa nell’intera gamma della serie PlayLink, serie di videogiochi creati da Sony per favorire l’interazione di gruppo e il gioco in compagnia. A dire il vero, di interazione con altri esseri umani, questo Erica ha ben poco, ma il fatto di trovarci di fronte ad un vero e proprio film della durata circa di 3 ore che può evolversi in modi molto differenti e che dunque può essere oggetto di una tranquilla serata a casa con il/la proprio/a compagno/a o anche con i famigliari, lo fa rientrare tranquillamente nella definizione di PlayLink, seppur con tutte le premesse del caso.

Al centro delle vicende c’è una giovane ragazza, appunto Erica, interpretata dalla ragazza-dallo-sguardo-sempre-intenso Holly Earl (Casualty, Doctor Who, Humans). Erica arriva da un’infanzia particolarmente difficile, culminata con la morte del padre in seguito ad un misterioso omicidio e da sempre caratterizzata dalla presenza di un simbolo misterioso, che sembra avere legami con i conoscenti della sua famiglia e con un segreto che potrebbe rovinarle la vita. L’intenzione di restare così esageratamente nel vago è, ovviamente, voluta. In un’esperienza come Erica, ciò che conta fondamentalmente è proprio la storia, e svelarvi anche solo il minimo dettaglio in più rispetto a quello che già vi ho detto, che altri non è se non il prologo della vicenda, costituirebbe uno spoiler che rischia di rovinarvi la sorpresa. Ciò che posso dirvi è però che le varie storyline da noi testate, scegliendo accuratamente in che tempo e in che modo variarle, testimoniano un grosso lavoro dietro a questo thriller interattivo, nel quale però, dobbiamo essere sinceri, molti giocatori faticheranno a trovarsi.

Come ho già avuto modo di dirvi più volte, Erica è un’esperienza per il momento unica nel suo genere. L’intera produzione è girata e scritta come se fosse un film (a tal proposito, tra gli interpreti mi sento in dovere di citare i bravi Duncan Casey e Chelsea Edge, forse i migliori insieme alla Earl), che di tanto in tanto di interrompe per lasciare spazio a risicati livelli di interazione diretta. Di fronte ad una scrivania possiamo ad esempio scegliere di aprire i cassetti o muovere un foglio di carta, tutte azioni gestite dal solo touchpad del Dualshock 4 o dal touchscreen dello smartphone a seconda del dispositivo che state usando. Sempre tramite il touch, nei dialoghi ci vengono proposte diverse reazioni che portano la conversazione, e in alcuni casi anche la storia, su un certo binario. Fine, stop, non c’è altro tipo di interazione. Non ci sono movimenti da fare, non ci sono QTE, non c’è neppure un game over: Erica ha un inizio e una fine, sempre, nel bene e nel male.

Questo, lo riconosco, può portare alla noia certi tipi di giocatori, ma è anche vero che il pubblico al quale Erica si rivolge non è quello di massa, non è quello cioè votato all’azione e al videogioco del momento. Il lavoro di Flavourworks è sapiente, è di fatto il primo vero ibrido tra il cinema e il videogioco, una storia ricca di suspance sia nella narrazione che nell’interazione, perché il giocatore, anche se fortemente limitato, è spesso chiamato in causa per continuare un dialogo o mandare avanti una scena. Le uniche vere e proprie pecche che posso condannare a questo esperimento riuscito sono legate all’audio, con alcuni dialoghi che vengono sovrastati dai suoni circostanti o semplicemente con volume troppo basso, e alle già accennate fasi davvero troppo lente e anche prive di importanza, cosa che poteva essere evitata semplicemente tagliando alcun contenuti superflui.

Un film tratto da un videogioco? E perché allora non un videogioco che è anche un film? Questo deve essere stato il pensiero di Jack Attridge e Pavle Mihajlovic, i due fondatori di Flavourworks che hanno deciso di dar vita a qualcosa di diverso, di unico. Perché Erica è davvero un’esperienza unica nel suo genere, un videogioco nel quale si respira la vera essenza di un thriller che sa farsi apprezzare. Non perfetta forse, e neanche particolarmente coinvolgente per chi non ama questo genere ludico. Ma ancora una volta Sony riesce a diversificare la sua offerta con novità fuori dal normale, e di questo noi appassionati giocatori non possiamo che esserne felici. È dalla diversità, che nasce il cambiamento. Chissà che Erica non dia quindi il via a qualcosa di ancor più grosso, in futuro.

Ringraziamo Sony PlayStation Italia per il codice review di Erica.



Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.