Gore Verbinski, regista di Pirati dei Caraibi oltre che di molti altri film di successo come Rango e The Ring, non è affatto un amante dell’Unreal Engine.
In passato, il cinema ci ha abituato a effetti speciali davvero spettacolari. Basta ricordare i dinosauri di Jurassic Park, il T-1000 in metallo liquido di Terminator 2, o gli alieni di Independence Day e Mars Attack. Uno degli esempi più lampanti di VFX che non sembrano invecchiati di un giorno è legato alla saga di Pirati dei Caraibi, dove personaggi come Davy Jones, interamente realizzato con effetti speciali, appare ancora oggi a dir poco spettacolare.
Allo stesso tempo, è innegabile che i film di oggi presentino spesso una CGI che appare qualitativamente inferiore, o anche molto peggiore, rispetto al passato. Ma qual è la colpa di questo calo della qualità?
In un’intervista con But Why Tho?, a Gore Verbinski è stato chiesto proprio questo, e il regista ha un nome ben preciso al quale attribuire la colpa: il motore Unreal Engine.
“Penso che la risposta più semplice sia che avete visto l’Unreal Engine entrare nel panorama degli effetti visivi”, ha detto Verbinski. “Quindi, prima c’era una divisione, con l’Unreal Engine che era ottimo per i videogiochi, ma poi la gente ha iniziato a pensare che forse anche i film avrebbero potuto usare Unreal per gli effetti visivi completi. Quindi, questo tipo di estetica videoludica è entrata nel mondo del cinema.”
Funziona con i film Marvel, dove ti senti immerso in una realtà amplificata e irrealistica. Credo che non funzioni da un punto di vista strettamente fotorealistico. Non credo che reagisca alla luce nello stesso modo; non credo che reagisca fondamentalmente allo stesso modo al sottosuolo, alla dispersione e al modo in cui la luce colpisce la pelle e si riflette. È così che si ottiene questa valle perturbante quando si tratta di animazione delle creature: molti passaggi intermedi vengono fatti per velocizzare l’animazione invece che a mano.
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