Home Videogiochi Speciali René, ho un problema: io non sento la next-gen

René, ho un problema: io non sento la next-gen

2

Quando io guardo il fiume Ngube vedo Pomezia, lo capisci che c’è un problema?

Non lo so, è un momento molto strano. Forse troppo strano. Sta per iniziare una festa alla quale in pochi credo, in questo momento, vogliono davvero partecipare: la danza delle console next-gen.

Non sono solo rumor: Sony e Microsoft hanno già anticipato nel corso del 2025 che i lavori sulle piattaforme di nuova generazione sono iniziati, e proprio negli ultimi giorni il gigante di Redmond ha premuto il piede sull’acceleratore con il teaser di Project Helix e la sua recentissima conferenza alla GDC dove ha parlato delle prime componenti tecniche. Data di uscita? Se ne riparlerà alla fine del 2027, o forse all’inizio del 2028. I tempi, comunque, sono maturi: la next-gen sta per iniziare, e questo significa che la generazione attuale è in fase di chiusura.

E qui, appunto, sorge il problema: sembra non esserci stata una generazione attuale. Di conseguenza, la parola “next-gen” non evoca il futuro, ma sembra quasi un obbligo contrattuale che non abbiamo firmato noi.

Una generazione mai iniziata

Xbox Series X, Switch 2 e PlayStation 5

Il problema non è che siamo diventati cinici o che non amiamo più i videogiochi. Il problema è che guardiamo le nostre attuali macchine da guerra, la PS5 e la Xbox Series X, e sentiamo che non hanno ancora finito di dirci nulla. Lasciamo fuori da tutto questo discorso il mondo PC, per il quale servirebbe un discorso più completto. Se guardo indietro, a quel passaggio magico tra i 16-bit e il 3D, o al salto esplosivo verso l’alta definizione di Xbox 360 e PS3, ricordo il senso di stupore. Era un mondo nuovo. Oggi, invece, ci troviamo in una sorta di limbo dorato.

Quella che abbiamo vissuto finore non è stata una vera rivoluzione, ma una pigra “versione 2.0” della generazione precedente. È stata la generazione del perfezionamento di cose che già vediamo ormai da 12, 13 anni, non della scoperta. Abbiamo preso quello che già avevamo e lo abbiamo reso un po’ più fluido, un po’ più nitido, un po’ più veloce nel caricarsi. Ma il cuore dell’esperienza? Quello è rimasto ancorato a schemi che conosciamo a memoria da oltre un decennio.

Ci hanno venduto l’SSD e il Ray Tracing come i nuovi profeti del divertimento. C’è del vero: non dover più aspettare minuti interminabili davanti a una schermata di caricamento è una benedizione che ci ha abituato a nuovi standard. Ma l’SSD è una comodità, non è un linguaggio creativo. Il ray tracing è una magnifica tecnologia che ci consente di vedere l’illuminazione perfetta di una sfera di metallo, o i riflessi di una pozzanghera senza dover scendere a compromessi come il famoso pozzanghera-gate di Marvel’s Spider-Man su PS4 – *ironia*. Ma, ancora, parliamo di una tecnologia che ha migliorato l’impatto grafico, non il videogioco come esperienza ludica.

Ratchet & Clank

Non c’è stato un gioco, in questi anni, che mi abbia fatto dire “ecco, questo su una vecchia console sarebbe stato fisicamente impossibile da concepire”. Forse Returnal, per l’impressionante quantità di elementi a schermo e la fluidità. Forse il prossimo Forza Horizon di Playground, per il livello di realismo estremo. Probabilmente GTA 6. Ma sono un po’ pochi, se pensiamo al fatto che sono passati oltre 5 anni dal debutto di questa generazione – e che la prossima è dietro l’angolo.

Difficoltà su difficoltà

Spezziamo una lancia a favore di publisher e sviluppatori di tutto il mondo: non è stata una generazione facile. La crisi dei componenti ha cambiato tutte le carte in tavola, così come la crescita esponenziale dell’intelligenza artificiale. C’è poi l’elefante nella stanza: il COVID-19.

Non possiamo ignorare che i primi due anni di questa generazione siano stati sostanzialmente congelati. Mentre noi eravamo chiusi in casa a cercare disperatamente una console che non si trovava da nessuna parte a causa della crisi dei semiconduttori, gli sviluppatori combattevano con lo smart working forzato e le pipeline di produzione distrutte. Il risultato è stato un deserto di titoli cross-gen durato troppo a lungo. Abbiamo giocato per anni a versioni “pompate” di giochi pensati per l’hardware del 2013, e questo ha inevitabilmente annacquato l’identità di PS5 e Series X. Quando finalmente le esclusive reali hanno iniziato a fare capolino, il senso di meraviglia era già sbiadito.

Le notizie su Project Helix e PS6 per il 2027 (o 2028 al massimo) suonano inevitabilmente come una forzatura, perlomeno dal mio punto di vista. Da un lato abbiamo Microsoft che sembra voler rimescolare completamente le carte, puntando a un’integrazione ancora più profonda tra hardware locale e cloud, ma puntando soprattutto sulla fusione tra il concetto di console e quello di PC. Dall’altro c’è Sony che, fedele alla sua tradizione, cercherà probabilmente di alzare ancora l’asticella della potenza bruta, puntando però a mantenere i costi su un livello accettabile – così dicono i rumor, appunto.

Ma a che scopo continuare ad aumentare questa potenza, se poi viene sfruttata solo per alzare i dettagli? Per avere il 12K? Per avere riflessi ancora più precisi sulle superfici metalliche? Se la tecnologia corre ma il design dei giochi resta fermo, stiamo solo comprando pennelli più costosi per dipingere sempre lo stesso quadro. Manca l’idea, manca quel salto concettuale che ci faccia percepire il bisogno di una nuova spesa da 500 o 600 euro – che in realtà saranno quasi certamente almeno 800 €, nella prossima generazione, da entrambi i lati della barricata.

Sento spesso dire che il fotorealismo è l’ultima frontiera, ma ho il sospetto che sia un vicolo cieco. Se il 2027 sarà davvero l’anno del debutto della prossima generazione, ci arriveremo con una libreria di titoli attuali che sembra ancora nel pieno della giovinezza. Guardate un gioco come Alan Wake 2 o gli ultimi sforzi tecnologici di certi studi interni: sono talmente belli da vedere che la mente fatica a immaginare cosa possa esserci di “molto meglio”. Il rischio concreto è che la rincorsa tecnologica diventi fine a se stessa, un esercizio per ingegneri che però non si traduce in nuove meccaniche di gioco o in mondi più densi e interattivi. Se la IA dei nemici è la stessa di vent’anni fa, se la distruttibilità degli ambienti è limitata e se le storie seguono i soliti binari, la potenza di PS6 e Project Helix sarà solo un numero su una scatola.

Una next-gen che conosciamo già?

Alan Wake 2, uno dei giochi tecnicamente più spettacolari di questa generazione

Anche perché, lo sappiamo già perfettamente tutti e quindi è inutile nasconderlo, la next-gen inizierà esattamente nello stesso modo di questa: ci attendono altri 2, 3, 4, forse anche 5 anni di giochi cross-generazionali. PlayStation 5 ha una base installata che supererà quota 100 milioni quest’anno. Come è solo possibile pensare che un’azienda rinunci da un giorno all’altro a tutti questi utenti? Call of Duty continua a uscire su hardware di 13 anni fa, e un motivo c’è.

C’è poi una questione di portafoglio e di logica. In un mercato dove i costi di sviluppo dei tripla A sono diventati insostenibili, richiedendo spesso sei o sette anni per un singolo progetto, quanti giochi “next-gen veri” vedremo su queste ipotetiche nuove macchine? Se una software house inizia oggi a lavorare su un gioco per PS6, probabilmente lo vedremo nel 2032 – Kojima lo sta facendo, e l’attesa sarà lunghissima. È un ciclo che sta diventando assurdo. Forse è per questo che non sento la prossima generazione: perché ho la sensazione che l’industria non abbia ancora finito di pagare i debiti con quella attuale.

Sono pronto per la next-gen nel 2027? No. Ma neanche se dovesse uscire nel 2028. Non sono pronto perché non ne vedo il motivo. Mi sento come se fossi appena arrivato al ristorante, avessi appena finito l’antipasto e il cameriere stesse già cercando di portarmi il conto perché deve preparare il tavolo per il turno successivo. Lasciateci mangiare in pace.

Scritto da
Andrea Peroni

Entra a contatto con uno strano oggetto chiamato "videogioco" alla tenera età di 5 anni, e da lì in poi la sua mente sarà focalizzata per sempre sul mondo videoludico. Fan sfegatato della serie Kingdom Hearts e della Marvel Comics, che mi divertono fin da bambino. Cacciatore di Trofei DOP.

Scrivi un commento

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Articoli correlati

Xbox sta cancellando ogni traccia del suo vecchio slogan

“Questa è una Xbox” è lo slogan della campagna marketing che Microsoft...

Escape from Tarkov: il nuovo sistema di mira non è stato ben accolto dai fan

Nikita Buyanov, responsabile di Battlestate Games, tramite un post su X ha...

Assassin’s Creed, tutto su Invictus: Ubisoft vuole ancora più live service e monetizzazione

Il franchise di Assassin’s Creed è uno dei più vasti di sempre...

CG Entertainment: a marzo nuove uscite in Dvd, Blu-ray, 4K e tante novità in streaming su CGtv

Per gli appassionati di cinema marzo è un mese carico di novità...

Chi siamo - Contatti - Collabora - Privacy - Uagna.it © 2011-2025 P.I. 02405950425