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Saw: Genesis | Lo abbiamo provato alla Gamescom

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Trasformare Saw in un horror multiplayer asimmetrico è un’operazione che appare quasi naturale. La saga cinematografica ha costruito la propria identità su prove a tempo, enigmi, sacrifici e decisioni prese sotto pressione, tutti elementi che si prestano perfettamente a un’esperienza cooperativa in cui un gruppo di vittime deve collaborare per sopravvivere alle macchinazioni di un avversario. È proprio da questa premessa che nasce Saw: Genesis, sviluppato da Broken Mirror e Anshar Studios e pubblicato da Bloober Team. Dopo averlo provato, la sensazione è quella di un progetto che prova a distinguersi dagli altri esponenti del genere puntando meno sull’inseguimento puro e più sulla ricerca di indizi, sulla risoluzione di enigmi e sulla capacità dei giocatori di coordinarsi davanti a situazioni sempre diverse.

Il confronto con titoli come Dead by Daylight è inevitabile, ma Saw: Genesis sembra intenzionato a ritagliarsi uno spazio tutto suo. Dove altri horror asimmetrici costruiscono gran parte della partita attorno alla fuga e all’inseguimento, qui il fulcro dell’esperienza è rappresentato soprattutto dalle prove che le vittime devono superare. Durante la nostra sessione ci siamo ritrovati a esplorare gli ambienti alla ricerca di indizi, capire il funzionamento delle trappole e collaborare con gli altri giocatori per trovare rapidamente una soluzione. È proprio questa componente investigativa e cooperativa ad averci divertito maggiormente, perché rende ogni nuova stanza una piccola sfida da interpretare prima ancora che da superare.

Voglio fare un gioco con te

La struttura di Saw: Genesis riprende immediatamente alcuni degli elementi più riconoscibili della serie. Da una parte troviamo The Judge, una sorta di precursore del Jigsaw cinematografico incaricato di sottoporre le vittime a una successione di prove sempre più pericolose. Dall’altra ci sono i prigionieri, che devono collaborare per sopravvivere a trappole capaci di richiedere sacrifici, ferite e decisioni tutt’altro che semplici. L’obiettivo è completare le sfide prima dello scadere del tempo, cercando allo stesso tempo di comprendere ciò che l’ambiente suggerisce e sfruttare nel modo migliore gli strumenti a disposizione.

È una formula che si sposa particolarmente bene con la licenza, perché trasforma molti degli elementi tipici dei film in vere e proprie meccaniche di gioco. Non basta semplicemente correre o nascondersi: bisogna osservare, cercare informazioni, interpretare indizi e spesso comunicare con il resto della squadra. Durante la prova, proprio il momento in cui ci si ferma davanti a una stanza cercando di capire quale sia la soluzione si è rivelato uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza. C’è una soddisfazione particolare nel passare da una situazione apparentemente incomprensibile alla soluzione di una prova grazie alla collaborazione tra i giocatori.

La quantità di sistemi presenti richiede inevitabilmente un po’ di attenzione, soprattutto nelle prime partite, ma contribuisce anche a dare varietà all’esperienza. Durante la nostra sessione abbiamo giocato nei panni delle vittime, mentre The Judge sembra essere pensato per chi possiede già una maggiore familiarità con le regole e con la struttura delle mappe. È una scelta comprensibile per una prima prova, perché consente di concentrarsi sulla componente che appare più immediatamente caratteristica del progetto: esplorare gli ambienti e cercare di sopravvivere alle prove progettate dall’avversario.

Tra indizi, minigiochi e trappole

Uno degli aspetti che ci ha colpito maggiormente è la varietà delle interazioni. Le prove non si risolvono infatti sempre nello stesso modo, ma sfruttano minigiochi differenti e richiedono al giocatore di adattarsi rapidamente a ciò che compare davanti a lui. Nel tentativo di disinnescare un filo esplosivo, per esempio, ci siamo imbattuti in una serie di quick time event che ricordano gli skill check di Dead by Daylight. Poco dopo, però, una seconda trappola ci ha richiesto una sequenza completamente diversa di input direzionali. Non aver compreso immediatamente il nuovo schema ci è costato caro: la trappola è esplosa, liberando una nube di gas tossico che ha avvelenato il nostro personaggio.

Non sapere esattamente quale tipo di prova attenda dietro la porta successiva obbliga a osservare attentamente ciò che ci circonda e impedisce di affrontare ogni situazione in modo automatico. È un’impostazione coerente con lo spirito di Saw, dove la tensione nasce spesso proprio dal tentativo di comprendere in fretta le regole di un gioco prima che sia troppo tardi.

A funzionare è soprattutto il rapporto tra esplorazione e cooperazione. Cercare indizi negli ambienti, confrontarsi con gli altri giocatori e provare a ricostruire insieme la soluzione di una prova genera un tipo di coinvolgimento differente rispetto al classico horror asimmetrico basato quasi esclusivamente sull’inseguimento. La comunicazione vocale diventa quindi parte integrante dell’esperienza: durante la demo ci siamo ritrovati a scambiarci indicazioni, suggerire possibili soluzioni e reagire in tempo reale agli errori degli altri. Ne nasce un caos controllato che non sempre punta alla paura pura, ma che riesce comunque a mantenere alta la tensione e, soprattutto, a risultare divertente.

Un asimmetrico che punta sugli enigmi

L’impressione è che Saw: Genesis voglia avvicinarsi per certi aspetti alla cooperazione di The Outlast Trials, aggiungendo però la presenza di un giocatore antagonista e una maggiore attenzione agli enigmi. Ed è proprio questa combinazione a rendere il progetto interessante. Rispetto alla classica routine fatta di generatori, inseguimenti e percorsi da memorizzare, avere obiettivi che richiedono osservazione e ragionamento rende le partite più partecipative e consente alla licenza di Saw di emergere non soltanto dal punto di vista estetico.

C’è sicuramente spazio per rendere l’introduzione alle varie meccaniche più immediata e per accompagnare meglio il giocatore durante le prime partite, soprattutto considerando il numero di sistemi, oggetti e interazioni presenti. La sensazione, tuttavia, non è quella di un gioco inutilmente complicato, quanto piuttosto di un’esperienza che vuole offrire molte situazioni differenti e che dovrà trovare il modo migliore per presentarle progressivamente.

Per quanto visto durante la nostra prova, è proprio la varietà delle sfide a rappresentare uno degli elementi più promettenti di Saw: Genesis. Cercare un indizio insieme agli altri, capire il funzionamento di una trappola all’ultimo secondo o coordinarsi per completare una prova prima dello scadere del tempo riesce a creare situazioni tese ma anche genuinamente divertenti. Broken Mirror e Anshar Studios dovranno ancora lavorare sulla fluidità generale e sull’accessibilità dei sistemi, ma la direzione sembra interessante. Se il gioco saprà mantenere questa attenzione per enigmi, cooperazione e varietà delle prove, Saw: Genesis potrebbe riuscire a proporre qualcosa di diverso in un genere che negli ultimi anni ha spesso preferito formule molto più conservative.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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