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Stonemachia | Recensione

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“Milan l’è un gran Milan!”, avrà pensato Ivan Maestri, l’ideatore di Stonemachia, quando ne iniziò lo sviluppo. È evidente infatti che il capoluogo meneghino abbia fatto da ispirazione a questo action indie sviluppato da Crossfall Games, che ha ambientato questo particolare soulslike in un mondo distorto influenzato dall’architettura lombarda. Andiamo a vedere qualche dettaglio in più nella nostra recensione!

Scacco matto!

Pronti a combattere

In Stonemachia controlliamo Zefiro nelle sue avventure a Medhelan, una Milano influenzata e distorta da un mondo che richiama il gioco degli scacchi. Si tratta di un connubio senz’altro originale, con una reinterpretazione dei nostri panorami e monumenti familiari che fanno da orizzonte alle nostre avventure videoludiche. Certo, non si tratta della prima volta che la storicità italiana fa da sfondo ad un videogame, e potremmo citare il controverso Enotria uscito lo scorso anno, ma un esempio storicamente eccelso fu la celeberrima cattedrale di Anor Londo di Dark Souls, chiaramente ispirata al Duomo di Milano.

Anche in Stonemachia l’architettura italiana spadroneggia, e ne diventa un tratto distintivo che gli conferisce un’originalità che è rara nel panorama dei soulslike.

Per ciò che riguarda la storia, quello di Zefiro è a tutti gli effetti un viaggio dantesco alla ricerca del divino, dove gli angeli, un po’ come in Bayonetta e in Neon Genesis Evangelion, rappresentano una minaccia. La narrazione poetica, è fatta più di allusioni che di un racconto chiaro e semplice, proprio come da tradizione From Software. Le cutscene presentano dei dialoghi doppiati interamente in italiano, con una recitazione teatrale, che creano un’atmosfera misteriosa. In effetti la storia risulta un po’ ostica da seguire, e le troppe allusioni rendono la narrazione troppo frammentaria.

Mossa finale

Nemici angelici

Il sistema di combattimento di Stonemachia, pur ispirandosi ai soulslike tradizionali, se ne discosta, e si avvicina di più agli hack-and-slash. È veloce e permissivo, con delle fasi button mashing, ma continua a basarsi su schivate, parry, e studio dei pattern nemici. Ispirandosi al mondo degli scacchi, Zefiro gode della capacità di trasformarsi in diversi pezzi, ciascuno con il proprio stile di combattimento. Ovviamente quello iniziale è l’umile pedone, ma col tempo si sbloccano forme come Torre, Cavallo, Alfiere e altre ancora. Cambiare forma modifica in modo significativo abilità e approccio al combattimento, rendendo il gameplay piuttosto vario.

Il gioco premia chi adotta uno stile aggressivo, consentendogli di recuperare salute. Sconfiggendo nemici e parando attacchi si riempie infatti l’ampolla fluttuante che funge da oggetto curativo. In pratica le cure possono diventare infinite se si continua a mantenere la pressione offensiva, ma il sistema diventa inevitabilmente rischioso quando si hanno pochi punti vita.

Ovviamente coerenza vuole che i checkpoint di Stonemachia siano a forma di scacchiera. Funzionano come i falò o i Siti di Grazia di Dark Souls e Elden Ring, permettendoci di salire di livello o visitare l’armeria per cambiare classe. Insomma, anche qui ci troviamo a casa, ed è giusto l’estetica a fornire al gioco dei Crossfall un tratto distintivo.

I parry danno parecchia soddisfazione, e una volta capito il ritmo giusto possiamo utilizzarli per punire i nemici e riacquisire salute.

Purtroppo però non è tutto oro quel che luccica, e uno dei problemi più gravi è la mancanza di feedback sui colpi. Quando attacchiamo i nemici i nostri attacchi paiono sempre troppo leggeri; questa mancanza deriva da un problema con le animazioni, che non trasmettono il giusto peso agli attacchi. Probabilmente il team avrebbe avuto necessità di maggior tempo ed esperienza, e viene da pensare che l’estetica rigida degli scacchi sia stata funzionale a mascherare qualche lacuna in sede di motion graphics. Anche gli effetti sonori sono problematici, e talvolta non si sentono i rumori che si dovrebbero udire durante i colpi, rendendoli del tutto insoddisfacenti.

Un’altra problematica che abbiamo riscontrato riguarda la telecamera, che più di una volta ci ha proposto una visione dall’interno del nostro personaggio, causata probabilmente da un field of view mal calcolato. A nostro modo di vedere, la causa di questo errore potrebbe risiedere nel fatto che noi utilizziamo un monitor in 21:9, e che la distanza del FOV sia stata prevista solo sui classici 16:9.

Opera classica

Un duomo orrorifico

Dobbiamo invece esaltare la colonna sonora, che a nostro modo di vedere è uno degli aspetti più riusciti di Stonemachia. I temi sono epici, e in particolare quelli dei boss sono esaltanti. Ci sono chiari richiami alla musica classica, ed in particolare a quella operistica italiana.

Come dicevamo, dal punto di vista estetico il gioco offre un lato artistico distintivo, che però va di pari passo con un level design altalenante. Le aree da esplorare non sono molte, e troppe volte siamo stati confinati in corridoi troppo lineari che conducevano alle arene dei nemici e dei boss. Abbiamo anche riscontrato una certa difficoltà nel leggere gli scontri, causata sia dal posizionamento della telecamera (del quale vi abbiamo descritto in precedenza le problematiche), sia dalla moltitudine di effetti luminosi e particellari, che a volte oscurano i colpi dei nemici.

Il gameplay su Steam Deck non è ancora supportato ufficialmente, e le prestazioni sulla portatile Valve sono ancora piuttosto instabili durante cutscene e tutorial, anche se abbassare la qualità grafica aiuta a migliorare la situazione.

Originalità e ambizione, ma…

A cavallo!

Giocando a Stonemachia traspare come l’idea dei Crossfall Games abbia una grandezza e un’ambizione decisamente superiore alla realizzazione finale del progetto. Possiamo quindi giudicare la prima opera dello studio italiano come un buon esercizio di esordio, sul quale iniziare a costruire esperienza per il prossimo prodotto. Ci sono senz’altro dei lati positivi, come il gameplay e un buon comparto artistico e sonoro, ma una maggiore rifinitura e cura dei dettagli farà senz’altro la differenza nello sviluppo della loro prossima opera.

7.5
Riassunto
Riassunto

Stonemachia ci porta in una versione distorta di Milano, in un mondo fantasy ispirato all’arte architettonica italiana e al mondo degli scacchi. L’idea dei Crossfall Games è molto originale, pur appoggiandosi alle basi consolidate del genere soulslike, ma talvolta traspare uno sviluppo acerbo e qualche lacuna sulla cura dei dettagli. Le fondamenta per iniziare a costruire una prossima ottima opera però ci sono tutte, e auguriamo allo studio di stupirci con il loro prossimo lavoro!

Pro
Idea originale Lato artistico ispirato all’architettura italiana Ottima colonna sonora
Contro
Telecamera problematica Level design altalenante Feedback dei colpi talvolta assente
  • Giudizio complessivo7.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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