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Ubisoft: i recenti licenziamenti potrebbero avere ripercussioni sul prossimo Ghost Recon

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La mattina del 19 marzo, la Chief Studios and Portfolio Officer di Ubisoft, Marie-Sophie de Waubert, ha inviato una mail a tutto il personale annunciando lo stop allo sviluppo videoludico presso Red Storm Entertainment, decisione che ha portato al licenziamento di 105 dipendenti.

Nel messaggio, l’azienda ha spiegato che la scelta rientra nel piano globale di riduzione dei costi e che deriva da “un’attenta revisione delle priorità operative e strategiche” in un contesto definito complesso. Tuttavia, a meno di 24 ore dall’annuncio, diversi team si sarebbero già trovati a gestire le conseguenze immediate di questa riorganizzazione, nel tentativo di non compromettere alcune delle uscite considerate fondamentali per il futuro di Ubisoft.

Tra queste figura il prossimo capitolo principale di Ghost Recon, nome in codice OVR, progetto che dovrebbe riportare la serie alle sue origini come sparatutto tattico in prima persona, con componenti sia single player sia multiplayer.

Secondo fonti vicine ai piani della società, OVR viene attualmente considerato una delle uscite cruciali del prossimo anno fiscale di Ubisoft, insieme al previsto lancio estivo del non ancora annunciato remake di Assassin’s Creed Black Flag.

Nonostante l’importanza attribuita internamente al progetto, il nuovo Ghost Recon sarebbe già stato ridimensionato in modo significativo rispetto ai piani originali. E, secondo chi sta lavorando al gioco, la chiusura della divisione di sviluppo di Red Storm potrebbe provocare ulteriori tagli ai contenuti o persino ritardi. Il motivo è semplice: decine di dipendenti dello studio erano coinvolti direttamente nello sviluppo del titolo, e sostituirli con figure adeguate non sarà immediato.

I lavoratori colpiti dai licenziamenti sono attualmente tutelati dal WARN Act, la normativa statunitense che impone alle aziende un preavviso di 60 giorni in caso di chiusure o licenziamenti collettivi superiori a 100 persone. Sebbene l’ultimo giorno effettivo di lavoro sia fissato al 18 maggio, alcune fonti sostengono che gli accessi ai sistemi Ubisoft siano stati revocati subito dopo l’annuncio. In alcuni casi, alcuni dipendenti sarebbero stati richiamati il giorno successivo per tornare sui progetti durante il periodo di preavviso, in particolare su OVR e su una director’s cut di Watch Dogs Legion.

Al momento della chiusura della divisione gaming, Red Storm stava contribuendo a circa 10 progetti Ubisoft, tra cui anche l’atteso Splinter Cell Remake, altro titolo che, secondo persone informate sui fatti, avrebbe già incontrato diverse difficoltà e superato ampiamente il budget previsto.

La chiusura di Red Storm rappresenta così l’ennesimo segnale di una strategia che punta al risparmio attraverso la chiusura di interi studi, ma che rischia di generare effetti opposti. Sebbene lo studio facesse parte della nuova Creative Network di Ubisoft, il suo contributo sarebbe stato centrale nel mantenere in carreggiata diversi progetti, proprio come avviene per gli altri studi di supporto del gruppo.

I licenziamenti in qualsiasi studio hanno un impatto pesantissimo sulle persone coinvolte, ma nel caso di Ubisoft il quadro appare ancora più ampio. L’azienda starebbe infatti pianificando ulteriori misure di contenimento dei costi per altri 100 milioni di euro, definiti come la “terza e ultima” fase del piano: una prospettiva che lascia temere migliaia di altri tagli nel gruppo francese.

Secondo le testimonianze di decine di dipendenti attuali ed ex impiegati, il sentimento prevalente sarebbe che queste chiusure mirate agli studi e i licenziamenti stiano facendo più danni che benefici ai giochi e all’organizzazione stessa. Secondo le dichiarazioni raccolte, i tagli non sembrerebbero seguire una logica realmente strategica: Ubisoft guarderebbe soprattutto ai costi di uno studio per poi intervenire in modo netto, senza valutare fino in fondo l’impatto sui progetti già in produzione.

Sempre secondo queste fonti, la società dovrebbe partire da una revisione più profonda dell’organizzazione interna, assegnando le persone giuste ai ruoli giusti e intervenendo sui problemi strutturali ai vertici.

Il risultato, al momento, appare come un circolo vizioso: Ubisoft deve risparmiare, ma continua a intervenire sugli effetti invece che sulle cause. Le chiusure su larga scala stanno creando vuoti nei team di sviluppo, con il rischio concreto di generare nuovi ritardi, riduzioni di scala e aumenti di budget — esattamente gli stessi problemi che hanno contribuito alla crisi attuale.

Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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