La SIAE alza la voce, il WEB risponde a tono

Di Federico "Blue" Marchetti
15 luglio 2011

La SIAE ne ha combinata un’altra delle sue. Tempo fa vi abbiamo parlato di come l’AgCom intende avere pieno controllo del web Italiano, decidendo sulla base di segnalazioni, eliminando contenuti dai siti web con un click senza avvisare il proprietario del sito web che non potrà essere messo in condizione di difendersi dall’accusa, vera o falsa che sia.

La notizia, che stava passando inosservata ai piu’, ha fatto arrabbiare non poco il popolo di internet che grazie al tam tam sui social network sono venuti a conoscenza della cosa e hanno espresso il proprio disappunto sulla questione paragonando il nostro paese a quelli che, aihmè, sul nostro pianeta non godono di democrazia.

Sulla vicenda sono intervenute molte associazioni che hanno chiesto chiarezza sulla delibera dell’AgCom ma come un fulmine a ciel sereno è intervenuta seccata niente popò di meno che la SIAE che, all’interno del proprio sito web, pone 10 domande a chi non è d’accordo sulla delibera elaborata dall’AgCom, esponendo le sue “giuste” cause:

1. Perché il diritto d’autore, che fuori dalla rete è riconosciuto, in rete non deve essere remunerato?
2. Perché coloro che criticano il provvedimento AGCOM non criticano anzitutto il furto della proprietà intellettuale?
3. Perché dovrebbe risultare ingiusto colpire chi illegalmente sfrutta il lavoro degli altri?
4. Perché si ritiene giusto pagare la connessione della rete, che non è mai gratis, ed ingiusto pagare i contenuti? E perché non ci si chiede cosa sarebbe la rete senza i contenuti?
5. Perché il diritto all’equo compenso viene strumentalmente, da alcuni, chiamato tassa? Perché non sono chiamate tasse i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idraulici, ecc.?
6. Perché Internet, che per molte imprese rappresenta una opportunità di lavoro, per gli autori e gli editori deve rappresentare un pericolo?
7. Perché nessuno si chiede a tutela di quali interessi si vuole creare questa contrapposizione tra autori e produttori di contenuti e utenti?
8. Perché dovremmo essere contro la libertà dei consumatori? Ma quale libertà? Quella di scegliere cosa acquistare ad un prezzo equo o quella di usufruirne gratis (free syndrome) solo perché qualcuno che l’ha “rubata” te la mette a disposizione?
9. Perché nessuno dice che l’industria della cultura occupa in Italia quasi mezzo milione di lavoratori e le società “over the top” al massimo qualche decina? E perché chi accusa l’industria culturale di essere in grave ritardo sulla offerta legale di contenuti, poi vuole sottrarci quelle risorse necessarie per continuare a lavorare e dare lavoro e per investire sulle nuove tecnologie e sul futuro?
10. Perché, secondo alcuni, non abbiamo il diritto di difendere il frutto del nostro lavoro, non possiamo avere pari dignità e dobbiamo continuare a essere “ figli di un Dio minore”?

Tutte queste domande sono di fatto “inutili” in quanto non è possibile replicare sul sito della SIAE.

Ma per fortuna esiste la rete, il web, il posto tanto “odiato” da AgCom e dalla SIAE, lo strumento che veicola ogni genere di informazione, musica e filmato, grazie al quale centinaia di migliaia di artisti sono riusciti a far conoscere il proprio talento al mondo intero e senza il quale oggi non sarebbero Nessuno.

Sul noto sito web Punto-Informatico, un utente ha risposto in maniera davvero efficente ad ognuna delle domande poste dalla SIAE, ve le riportiamo qui di seguito:

1. Perchè non è compatibile con la struttura stessa della rete, che implica la circolazione delle informazioni in modo decentralizzato
2. Per il semplice motivo che non è furto. La legge sul diritto d’autore (Legge 22 aprile 1941 n. 633 ) non usa il termine “furto” nemmeno una volta.
3. Per il semplice motivo che tutti, in un modo o nell’altro, sfruttiamo il lavoro di altri. Non stiamo tutti sfruttando il lavoro di chi ha inventato la ruota, scoperto il fuoco, ideato la scrittura?
4. Perchè la connessione alla rete è una risorsa limitata, non replicabile all’infinito. Chi la usa, non la rende più disponibile agli altri. E aumentare la disponibilità ha un costo.
Al contrario, i contenuti sono replicabili all’infinito, senza alcun costo. Perchè tale domanda è priva di senso. I contenuti venivano creati già prima dell’introduzione del copyright.
5. Perchè l’equo compenso, quando viene pagato, non fornisce assolutamente nulla in cambio. Al contrario, i compensi di medici, ingegneri, avvocati, meccanici, idrauilici ecc… permettono di ottenere, in cambio, una prestazione lavorativa.
6. Qualsiasi tecnologia rappresenta un pericolo per alcune categorie di lavoratori. Qualunque tipo di progresso, infatti, rende obsoleti alcuni lavori. L’informatizzazione ha reso obsoleto il lavoro di molti impiegati, in molti settori. La meccanizzazione ha reso obsoleto il lavoro di molti operai non specializzati. L’opposizione a tale fenomeno prende il nome di luddismo.
7. Tale contrapposizione esiste già, non è stata creata ad arte.
Se ritenete che esistano altri interessi in gioco, perchè non ce lo dite voi?
8. La libertà di mercato consiste nella possibilità di acquistare prodotti equivalenti da produttori diversi. Tale libertà, nel mercato dei beni digitali, può esistere solo se esistono beni equivalenti; ma l’unico bene equivalente ad un dato bene digitale è una sua copia identica. Quindi, ogni cliente diventa potenzialmente un produttore, ed in tale contesto l’unico prezzo equo possibile è zero (questo paradosso nasce dal fatto che le leggi di mercato non sono applicabili ad un bene replicabile infinite volte).
Impedire la concorrenza (anche una concorrenza paradossale come questa) prende il nome di monopolio. La libertà che chiediamo consiste nell’eliminazione di tale monopolio.
9. E voi perchè non dite che, per mantenere il posto a mezzo milione di lavoratori, occorre pagare mezzo milione di stipendi… e dovremmo essere noi a saldare il conto?
10. Non avete il diritto di difendere ciò che chiamate “vostro lavoro” perchè lo vendete, e dopo averlo venduto non vi appartiene più; eppure, pretendete di difenderlo come se appartenesse ancora a voi.
Inoltre, le tecniche che sono state usate per difendere i vostri diritti hanno leso i diritti di altri (fair use). Perciò, non sono accettabili.

L’autore delle risposte, che si firma “Uno qualunque” aggiunge: Queste risposte sono rilasciate in licenza CC. Vi invito, se lo desiderate, a farle circolare e ripubblicarle.

Bhè noi le ripubblichiamo nella speranza che nel “sistema” qualcosa cambi, perchè vogliamo sensibilizzare chi ci legge, perchè siamo favorevoli al progresso e alla cultura libera per tutti, perchè vogliamo un paese migliore.

PS: per chi volesse approfondire la questione lascio altre risposte date da fonti autorevoli:

La replica alla SIAE dell’avv. Fulvio Sarzana sul suo blog
La replica alla SIAE dell’avv. Marco Scialdone sul suo blog
La replica alla SIAE di Marco Pierani (AltroConsumo) sul suo blog
Le risposte alla SIAE del compositore e tastierista Massimo Piscopo su Facebook
Le risposte alla SIAE della redazione di Dday sul loro sito
Le risposte alla SIAE di Stefano Quintarellisul suo blog
Le risposte alla SIAE di Massimo Mantellini su Post.it
Articolo di Giacomo Bonelli su Borsa Italiana
Le risposte alla SIAE di Alessandro Bottoni (segr. PPI) sul sito dell’Associazione
Le domande di Wikipedia in “risposta” alle domande della SIAE su Wikipedia



Press play on tape: cresciuto a suon di C64 e Coin-op, mi diverto a seguire l'evoluzione videoludica next-gen. Co-Founder dell'universo Uagna, ho lavorato a fondo per far nascere una community videoludica di successo ma differente dalle altre esistenti. "Sono sempre pronto ad imparare, non sempre a lasciare che mi insegnino".