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Diablo IV: Lord of Hatred | Recensione

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È arrivato il momento di affrontare di nuovo il Signore dell’Odio, e gli sceneggiatori di Diablo IV ci vanno pesante fin dal primo minuto. Il filmato iniziale di Lord of Hatred è un piccolo terremoto: gli autori non mostrano alcuna pietà verso i personaggi storici che ci accompagnano da anni. Mefisto è tornato, fa piazza pulita e nessuno è al sicuro. Ne parliamo nel dettaglio della nostra recensione.

Il profeta malvagio

 

Nel DLC precedente, Mefisto aveva preso possesso del corpo del profeta Akarat, fondatore della Chiesa della Luce. Akarat era noto per la sua bontà, dolcezza e compassione: qualità di cui il mondo di Sanctuarium ha disperatamente bisogno. Mefisto sfrutta l’amore della gente per il profeta, camminando nella sua pelle e guadagnandosi seguaci. Quando inizia la campagna di Lord of Hatred, centinaia e migliaia di persone lo seguono già. È un punto di partenza estremamente affascinante.

I fan di Diablo sanno che non è la prima volta che Mefisto si finge un uomo di fede. Ma questa volta non è un potente ecclesiastico, bensì un misero rivoluzionario che predica misericordia. Ciò pone il giocatore e i suoi alleati in una luce estremamente negativa: veniamo percepiti come una minaccia per l’amato profeta dei poveri. Siamo noi i cattivi. Anche al punto da essere bersagliati con verdure marce per strada.

Mefisto gioca la sua partita in modo magistrale. Il nostro antagonista in Lord of Hatred non avanza ciecamente verso il suo obiettivo: è consapevole del giocatore ed è sempre due passi avanti. È una prospettiva innovativa, che aggiunge profondità al personaggio di Mefisto. Anche il protagonista ne esce valorizzato, visto che il demone primordiale lo considera una minaccia reale.

Il ritorno di Lilith

 

La vera star di Diablo IV: Lord of Hatred è però Lilith. La demonessa ritorna e riceve finalmente ciò che merita, ovvero una storia migliore, che tenga conto anche del suo punto di vista. Riteniamo che la versione base di Diablo IV avesse trattato Lilith in modo ingiusto. Gli sviluppatori spingevano il giocatore contro di lei, anche se narrativamente non era del tutto giustificato. Anzi, qualsiasi necromante o stregone sensato avrebbe stretto un’alleanza con lei, almeno temporanea. Tra tutte le creature infernali, Lilith è quella con più lucidità e non punta alla distruzione fine a sé stessa.

Il rapporto mutevole di Lilith con il giocatore è uno degli elementi più interessanti della trama. Dalla profonda ostilità, passando per un’alleanza forzata, fino a un abbozzo di fiducia: nel corso delle circa 20 ore di campagna, questo legame singolare evolve in modo convincente ed è un piacere seguirlo. E poi, le missioni in cui si cammina accanto alla grande demonessa sono una vera chicca per gli appassionati.

Panorami insoliti

Vi è piaciuto Titan Quest? Speriamo di sì, perché l’espansione attinge a piene mani dalla cultura e dall’architettura ellenica. Il nuovo arcipelago di Skovos sembra uscito da una cartolina: polis di mattoni chiari, mercati, porti e strade acciottolate; boschetti e steppe arse dal sole; splendide spiagge con acqua turchese; e persino vette vulcaniche, con lava e magma che spaccano la terra. C’è davvero tanto da ammirare.

Soprattutto la nuova metropoli, Temis, colpisce nel segno. Gli edifici sono fitti e piuttosto alti, e la visuale isometrica filtra attivamente le costruzioni in pietra nelle strette vie. Inoltre, sembra che Temis stabilisca un record per il numero di NPC visibili contemporaneamente sullo schermo. A tratti diventa davvero affollata, anche grazie ai pellegrinaggi dei fedeli di Akarat.

Naturalmente, alcuni fan potrebbero lamentarsi del fatto che sia tutto troppo colorato e luminoso. Noi lo reputiamo un cambiamento interessante, e siamo felice che gli sviluppatori non si siano limitati a replicare all’infinito le stesse ambientazioni. Sanctuarium ha molti volti ed è giusto mostrarli, soprattutto perché l’arcipelago di Skovos è di enorme importanza per l’intero universo narrativo. I fan avranno tantissimo materiale su cui riflettere.

Cosa rende Skovos così speciale? È qui che tutto è iniziato. In questo luogo, la demonessa Lilith e l’angelo Inarius crearono l’umanità, sfuggendo così al ciclo della guerra eterna tra Inferno e Paradiso. L’origine dell’umanità non è un segreto per la popolazione locale, che a Temis erige statue sia agli angeli che ai demoni. Ancora una volta, una prospettiva nuova, soprattutto rispetto alla filosofia dominante nei territori influenzati dalla Chiesa della Luce.

Death Metal

 

Ciò che non può mai mancare in ogni espansione di Diablo che si rispetti è una nuova classe, e Lord of Hatred ce ne regala due. Dopo l’introduzione in early access del Paladino, il classico combattente sacro già presente nel secondo e nel terzo capitolo di Diablo, è stato sbloccato anche l’inedito Stregone. Si tratta di un ibrido tra mago, negromante e spiritista. Invece di rianimare i morti, la nuova classe controlla i demoni, utilizzandoli in combattimento. L’identità visiva dello stregone è una strana fusione tra un guerriero spartano e un cantante metal: petto nudo, elmi metallici, artigli, talismani, e più corna d’acciaio ha in testa, meglio è.

Come ogni nuova classe introdotta in Diablo, lo Stregone è assolutamente potentissimo. Proprio come il negromante, l’uso dei servitori è estremamente comodo, soprattutto perché lo Stregone dispone di numerosi attacchi ad area. Non serve nemmeno grande precisione: si procede in avanti lanciando valanghe di teschi demoniaci e fuochi infernali che aprono la strada.

La caratteristica più interessante dello Stregone è la trasformazione in demone. Non cambia solo l’aspetto visivo: anche il suo albero delle abilità viene profondamente rielaborato. La cosa più curiosa è che la metamorfosi non è limitata nel tempo: è un’abilità da usare a seconda della situazione che può essere attivata o disattivata. All’inizio può sembrare più debole rispetto ad altre abilità di alto livello, ma grazie alle passive di classe, col tempo il demone diventa assurdamente potente. Forse fin troppo. Ci aspettavamo una classe basata sul rapporto tra rischio e ricompensa; invece ci siamo ritrovati con un distruttore ad area che infligge danni enormi su spazi assurdi. Tre abilità ben combinate una dopo l’altra e, già al secondo livello di Tormento, un boss perde un terzo della vita, mentre tutti i suoi scagnozzi vengono spazzati via. I veterani creeranno build mostruose.

Il nuovo Endgame

Il nuovo DLC rafforza la direzione intrapresa da Blizzard, in cui il cosiddetto endgame è in gran parte affidato alle stagioni gratuite. Per questo, dopo aver completato l’epilogo di Lord of Hatred, non verrete sommersi da notifiche su attività o modalità completamente nuove. Ce ne sono due: l’Eco dell’Odio, che si incontrano nel mondo aperto, e i Piani di Guerra, che rappresentano l’aspetto più interessante dell’espansione.

I Piani di Guerra sono, in sostanza, un riciclo creativo di tutte le attività già esistenti per i giocatori di alto livello. Non è una modalità vera e propria, ma un aggregatore sotto forma di lista. Comprende fino a cinque attività selezionate da un ampio ventaglio di contenuti già noti: fosse, orde infernali, maree infernali, incubi, torri con boss e dungeon di Kurast. Si tratta quindi di una sorta di playlist, al termine della quale si ottengono ricompense di alto livello.

Non sembra nulla di rivoluzionario, ma a essere sinceri Blizzard ha fatto un buon lavoro nel collegare le attività endgame in una lista coerente di obiettivi. Era proprio ciò che mancava. In passato, i giocatori meno esperti potevano sentirsi spaesati dopo la campagna, senza sapere su cosa concentrarsi. I Piani di Guerra danno struttura a diversi sistemi, aumentando il senso di progressione e di scopo.

L’Eco dell’Odio, invece, è un’attività dove dovremo affrontare ondate di nemici con difficoltà crescente: conta quanto a lungo si riesce a resistere alle orde infernali. Sulla carta è interessante, ma attività simili in Diablo IV non mancano.

Torna anche il Cubo Horadrico, e la sua caterva di ricette e combinazioni, e in più da ora in Diablo IV si può anche pescare, godendosi il sole di Skovos. Ci vuole un po’ di relax dopo lo sterminio dei demoni.

Ribilianciare l’oscurità

Diablo IV: Lord of Hatred rafforza le fondamenta e introduce miglioramenti che faranno molto felici i fan più fedeli.

Avviando Lord of Hatred dopo una lunga pausa da Diablo, vi accorgerete che le classi sono completamente diverse da come le ricordavate al lancio. Non solo il livello massimo è stato portato a 70, ma gli alberi delle abilità sono stati profondamente rielaborati, insieme alle abilità stesse. I cambiamenti sono così drastici che ogni classe merita di essere riscoperta. Le nuove varianti delle abilità modificano concretamente il gameplay.

Lord of Hatred introduce anche una mappa sovrapposta visibile in tempo reale durante il gioco, permettendo di orientarsi senza interrompere il combattimento. I giocatori più competitivi, che corrono nei dungeon al millisecondo, apprezzeranno molto questa aggiunta. Anche l’aumento della difficoltà fino a Tormento 12 farà felici gli hardcore player.

Inoltre, Blizzard introduce finalmente i tanto attesi filtri per il bottino, che ci consente di poter dare finalmente un ordine al loot. Blizzard ha risolto uno dei problemi più annosi, permettendoci di ordinare e evidenziare gli oggetti in base ad affissi, potenza o rarità. Finalmente si può cercare equipaggiamento per build specifiche, ignorando tutto il resto. Anzi, gli oggetti inutili possono diventare quasi invisibili sulla mappa grazie ai filtri. Il sistema di regole è piuttosto approfondito.

Rilancio diabolico

Diablo IV: Lord of Hatred è un’espansione in cui Blizzard ascolta i fan, offrendo la migliore campagna dell’era dell’Odio.

Filtri del bottino, mappa sovrapposta, miglioramenti alla progressione, una struttura più chiara dell’endgame grazie ai Piani di Guerra: tutte cose che avrebbero dovuto esserci già poco dopo il lancio di Diablo IV. Tuttavia è positivo vedere che Blizzard ascolta la community e introduce finalmente queste funzionalità. Ognuna migliora concretamente il gameplay e gli dà una direzione più chiara: non si vaga più senza meta massacrando demoni a caso.

Dall’altro lato, si percepisce chiaramente che Diablo IV poggia su fondamenta ormai datate. Il mondo semi-aperto non funziona come dovrebbe, le interazioni online sono limitate e l’interfaccia resta macchinosa. L’uscita di alcuni titoli concorrenti ha messo in luce alcune delle problematiche che affliggono il titolo Blizzard. Ora sta recuperando terreno, ma non sarà facile invertire completamente la situazione.

Ma la campagna di Lord of Hatred è imperdibile. Ampia, brutale, ricca di colpi di scena, ambientata in una nuova regione e artisticamente molto caratterizzata. E soprattutto profondamente radicata nell’universo di Sanctuarium.

8.5
Riassunto
Riassunto

Diablo IV: Lord of Hatred offre la migliore campagna dell'Era dell'Odio. La storia è ricca di colpi di scena e di personaggi carismatici, e finalmente viene dato a Lilith lo spazio e la caratterizzazione che meritava. Le due nuove classi, il classico Paladino e l'inedito Stregone, sono delle aggiunte notevoli, anche se ci sarà da sistemare qualcosa a livello di bilanciamento. La mappa si espande ancora, e l'arcipelago di Skovos ci offre un inedito panorama ellenico. Torna anche il Cubo Horadrico, e i Piani di Guerra ci consentono finalmente di non perderci fra le miriadi di attività dell'endgame. Lord of Hatred è un'espansione davvero riuscita, ma che evidenzia ancora una volta come le pecche di Diablo IV siano provenienti proprio dalla sua versione base. Blizzard ha ascoltato la community, e ciò che sta mettendo in atto è un vero processo di ricostruzione del suo iconico hack 'n slash.

Pro
Campagna formidabile Finalmente Lilith ha lo spessore che merita Due nuove classi, Paladino e Stregone I Piani di Guerra sono fondamentali per tenere traccia dell'Endgame L'Arcipelago di Skovos offre degli scorci stupendi
Contro
Qualche problema di bilanciamento Problematiche insite nella versione base, e difficilmente risolvibili
  • Giudizio complessivo8.5
Scritto da
Silvia SiL Mannu

Nel lontano 1990 entro in una sala giochi e scopro i cabinati arcade. Da quel momento, la passione per i videogames non mi ha mai abbandonata. Oggi sono una PC Gamer legata soprattutto a titoli action, giochi di ruolo, stealth e picchiaduro.

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