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Nitro Gen Omega | Recensione

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I ravennati di DESTINYbit non sono certo nuovi alle scommesse audaci: dagli esordi con lo strategico medievale Empires Apart fino al successo di Dice Legacy, che ha saputo reinventare i survival city builder trasformando i dadi nel motore pulsante di un’intera civiltà, lo studio italiano ha sempre dimostrato una spiccata voglia di creare opere “artigianali”, uniche e in grado di scardinare le regole del game design. Con NITRO GEN OMEGA, giunto finalmente alla versione 1.0 dopo un anno di “rodaggio” in Accesso Anticipato a stretto contatto con la community, il team alza ulteriormente l’asticella del rischio. Abbandonando le atmosfere del passato per abbracciare l’acciaio rovente e lo spirito shonen dell’animazione giapponese, confezionando un titolo che vuole unire la spietatezza gestionale di un survival a un complesso e inedito sistema di combattimento “a linea temporale”. Gli “artigiani” di Ravenna saranno riusciti in questa loro missione? Scopriamolo.

Versione Provata: PC

Un mondo di “folli”

NITRO GEN OMEGA ci trasporta in un futuro in cui le macchine hanno conquistato il pianeta soppiantando quasi del tutto l’umanità, costringendo i pochi sopravvissuti a vivere confinati all’interno di città erette su giganteschi pilastri, dove la maggior parte di loro ha ormai perso ogni speranza e attende solo la fine. In questo scenario disperato, il giocatore veste i panni di un equipaggio di “Folli”: mercenari che sfidano il mondo esterno a bordo di un’aeronave, affrontando le macchine alla guida di un mech, con l’obiettivo di rifornire le città in cambio di perle, la valuta di gioco.

Purtroppo, la trama confezionata dai ragazzi di DESTINYbit si rivela più funzionale che memorabile: la narrazione, affidata a semplici caselle di dialogo, manca di mordente e soffre di un forte senso di “già visto”, faticando a trasmettere emozioni forti, anche se va comunque dato atto alla sceneggiatura di piazzare qua e là qualche piccolo colpo di scena inaspettato, capace di strappare un momento di stupore. Anche la gestione del world-building presta il fianco a qualche critica come le varie fazioni presenti nel mondo che risultano poco incisive e non riescono a garantire un reale coinvolgimento durante l’avventura.

Motorhold, una delle città del gioco

A livello di struttura, la campagna si divide tra gli incarichi principali e numerose missioni secondarie. Alcune di queste risultano più elaborate, come l’arco narrativo legato ai Resonant Accord, mentre altre si riducono a compiti basilari assegnati dai mediatori. In generale, le missioni secondarie non lasciano quasi nulla a livello narrativo, riducendosi a essere percepite più come un mezzo per sbloccare potenziamenti e risorse che come un vero e proprio approfondimento della storia. A peggiorare le cose interviene un elemento che stona parecchio nell’economia di gioco: l’impossibilità di accettare più contratti contemporaneamente; poterne completare solo uno alla volta rende il farming di perle un processo inutilmente ripetitivo che appesantisce gli intramezzi tra le battaglie, generando una certa noia durante i viaggi sulla mappa, ancor più lenti e tediosi finché non si sblocca il “turbo” per l’aeronave.

Il Cuore del Mecha: il gameplay

Se la trama non riesce a incidere quanto sperato, DESTINYbit fa invece centro assoluto con il gameplay, un gioiellino confezionato in maniera eccelsa. Gli sviluppatori non hanno inventato qualcosa da zero, ma hanno amalgamato con grande ispirazione le meccaniche di altri titoli, creando un sistema semplice da capire ma incredibilmente complesso da padroneggiare, capace di restituire forti emozioni quando si riesce a calcolare ogni singola mossa nemica nel tempo stabilito.

Se la struttura gestionale e survival pesca dai capisaldi del genere, unendo il loop dei contratti alla cura di umore e traumi, una volta scesi in campo NITRO GEN OMEGA abbandona ogni comfort zone, l’uso di una linea temporale per orchestrare i turni non è un’invenzione assoluta, richiamando i giochi di ruolo classici e gli strategici a blocchi separati, eppure, pad o mouse alla mano, la reinterpretazione che ne fa DESTINYbit restituisce un amalgama fresco, immediato e inedito.

Il combattimento si fonda su due concetti precisi: lo spazio e il tempo. Il fattore spaziale ci chiede di calcolare, a volte di scommettere, la nostra posizione rispetto agli avversari all’interno di un campo di battaglia diviso in quattro macro-Zone. L’attenzione è tutta rivolta a dove arriverà l’impatto, a come e dove attaccare, o se in certi casi convenga concentrarsi sulla fuga verso un altro settore.

Il fattore temporale rappresenta invece la particolarità più grande del titolo, gestita attraverso l’alternanza tra la “Fase di Pianificazione” e la “Fase di Risoluzione”. Durante la pianificazione, in cui impartiamo gli ordini sulla Timeline, i sensori ci forniranno solamente le intenzioni generiche del nemico (sapremo se si muoverà, se attaccherà, se si terrà sulla difensiva o se compierà un’azione speciale), starà a noi incastrare alla perfezione le risposte del nostro equipaggio per uscire vittoriosi. Ogni avversario ha schemi comportamentali precisi, come unità che prediligono il corpo a corpo o cecchini dalla distanza, fattore che trasforma i primissimi scontri in fasi di apprendimento e permette al giocatore, nelle battaglie successive in cui ormai conosce le abitudini, di diventare un calcolatore che non lascia la minima mossa al caso.

Quando scatta la risoluzione, tutto prende vita in un’unica cinematica, susseguendo le mosse in base alla “priorità” (a parità di priorità il giocatore ha la precedenza). il successo dell’intera operazione dipende dalla perfetta sinergia dei quattro ruoli all’interno dell’abitacolo: il pilota gestisce il movimento e le schivate, l’operatore controlla i radar e le contromisure, l’ingegnere prevede il surriscaldamento e il cannoniere controlla l’arsenale. Costretti a monitorare costantemente munizioni, surriscaldamento e punti scafo, l’effetto finale è magnetico, non stiamo semplicemente muovendo pedine, ma siamo quasi i registi dello scontro a seguire.

Esplorazione, ginnastica e qualche suonata di basso

Una volta conclusa la battaglia, NITRO GEN OMEGA sposta il focus sulla gestione dell’equipaggio e della base mobile. Ogni scontro terminato con successo conferisce un punto attività, spendibile in un apposito menu all’interno dell’areonave. Qui ogni pilota è definito da parametri psicofisici precisi: una barra del morale, una della stanchezza e un sistema di simpatie o antipatie reciproche verso i colleghi.

Per gestire i parametri psicofisici dell’equipaggio, il giocatore assegna i piloti a diverse attività di bordo: sollevare pesi riduce la stanchezza, lo yoga rafforza il morale e l’affinità tra compagni, suonare il basso migliora l’umore, mentre letture e giochi ricreativi ne affinano le abilità. È inoltre possibile cucinare pasti per ottenere buff temporanei in vista delle battaglie. La vita sull’aeronave richiede però attenzione ai bisogni primari dei protagonisti: essendo mercenari, esigono stipendi puntuali e razioni costanti, la cui mancanza affossa il morale dell’equipaggio. Le ferite gravi costringono poi a fare tappa ai centri di recupero per le cure mediche, mentre durante i viaggi sulla mappa possono innescarsi eventi casuali che alterano i rapporti interpersonali o momenti di “intuizione” che sbloccano abilità uniche completando specifiche missioni secondarie. Sebbene la gestione tecnica e meccanica del mech sia estremamente riuscita, la routine gestionale di queste attività di svago e mantenimento mostra purtroppo il fianco a una certa ripetitività di fondo, che alla lunga tende ad annoiare il giocatore.

Un anime giocabile

La direzione artistica salta subito all’occhio grazie a un impatto anime estremamente caratterizzato, che durante le battaglie trasforma il gioco in una vera e propria opera di animazione. Si nota qualche piccolo scatto nel susseguirsi delle sequenze, ma dopo poche ore ci si fa il callo e si chiude facilmente un occhio di fronte a questo piccolo compromesso. Ciò che alla lunga pesa leggermente di più è la ripetitività visiva legata all’unicità delle mosse: ogni attacco vanta un’animazione dedicata e ben realizzata che garantisce un’immersione notevole, ma, dopo aver visto la stessa scena decine di volte, subentra la voglia di saltare la risoluzione per procedere rapidamente al turno successivo. Purtroppo, la mancanza di varietà si estende anche all’apertura degli scontri, dato che ogni battaglia si avvia esattamente con la medesima introduzione, un insieme di difetti marginali che, sommati, rischiano di non far godere appieno l’ottima regia dei combattimenti.

Il Wolf uno dei nemici iniziali del gioco

Estremamente riuscito è invece il design delle macchine avversarie: il loro aspetto visivo riesce a suggerire fin dal primo momento quali attacchi potrebbero compiere, dando subito al giocatore una mezza idea di come comportarsi al primo scontro. Risulta meno accattivante il character design degli umani, soprattutto per quanto riguarda gli NPC sparsi nelle varie città, mentre i piloti reclutabili appaiono un po’ piatti, complice probabilmente la proceduralità del sistema di creazione. Ottima, infine, la resa visiva e ludica legata alla personalizzazione e all’arsenale dei mecha, dove ogni modulo equipaggiato modifica tangibilmente l’aspetto esteriore di tre telai ben distinti: il bilanciato Monki di partenza, l’Ocelot incentrato sulla gestione di una barra di Stabilità per fare fuoco con l’artiglieria pesante, e l’aggressivo Patriot, un modello interamente votato all’offensiva che premia l’accumulo costante di combo per moltiplicare i danni inflitti.

Un solido indie accattivante

In definitiva, NITRO GEN OMEGA si dimostra un titolo solido, capace di divertire e di distinguersi nel panorama indipendente. Attinge a piene mani da varie opere di riferimento e le incorpora nel proprio gameplay con intelligenza, tutto è ben amalgamato e i ragazzi di DESTINYbit hanno svolto un ottimo lavoro nel confezionare un’identità tattica così peculiare. Il gioco pecca sul fronte della trama e soffre di una certa ciclicità nelle attività di contorno che alla lunga può pesare e mostra il fianco su aspetti secondari come la caratterizzazione estetica e narrativa degli NPC. I fondamentali sono talmente ben riusciti da catturare il giocatore, spingendolo costantemente ad andare avanti per affrontare la battaglia successiva. Dopo un anno, trascorso in Accesso Anticipato, il gioco arriva limato a dovere e pronto a fare il suo debutto ufficiale.

Dentro il mecha, pronti a combattere.

7.5
Riassunto
Riassunto

NITRO GEN OMEGA è la conferma del talento e del coraggio di DESTINYbit. Lo studio italiano mette da parte le formule classiche per consegnare un GDR tattico "artigianale", brutale e magnetico. Sebbene la narrazione non riesca mai a decollare davvero e alcune routine gestionali tra un combattimento e l'altro possano risultare ripetitive, il cuore pulsante del gioco è un gioiello lucidato a dovere. È un’esperienza tecnica e profonda, che premia il calcolo millimetrico e la sinergia dell’equipaggio, regalando una delle interpretazioni più originali del genere mecha.

Pro
Gameplay ben riuscito e coinvolgente Personalizzazione del mecha solida Direzione artistica ben riuscita...
Contro
...ma mostra il fianco ad un elevata ripetitività delle animazioni Meccaniche fuori dal combattimento noiose e ripetitive Trama più funzionale che memorabile
  • Giudizio Complessivo7.5
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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