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Mina the Hollower | Recensione

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Cosa succederebbe se le atmosfere di Bloodborne si unissero ai classici a 8-bit che negli anni ’90 hanno fatto la storia? I ragazzi di Yacht Club Games, lo studio dietro al pluripremiato Shovel Knight, se lo sono chiesti e lo hanno trasformato in realtà: è nato così Mina the Hollower. Nato come campagna Kickstarter di successo e in uscita il 29 maggio, in questa recensione analizzeremo questo nuovo titolo capace di omaggiare i grandi classici e amalgamarli sapientemente alle meccaniche dei titoli più moderni.

Senza ulteriori indugi, iniziamo a scavare.

Versione Provata: PS5 

Una topolina che scava

Mina, una brillante topoinventrice appartenente alla gilda degli Hollower, aveva un grande obiettivo: portare finalmente la luce sull’Isola Tenebrosa grazie alla sua innovativa Tecnologia Scintilla. Finanziata dal suo mecenate, il Barone Lionel, l’opera sembrava ormai compiuta, finché un improvviso blackout non fa sprofondare nuovamente l’isola in un’oscurità totale, risvegliando mostruosità, usurpatori e antichi orrori.

Precipitandosi sul posto per indagare, Mina scopre che i generatori non si sono guastati, ma sono stati deliberatamente sabotati da Pungolo, ex capitano delle guardie del Barone, che ha scatenato un esercito per prendere il controllo dell’isola. Ora, armata e forte della sua abilità di muoversi e scavare agilmente nel sottosuolo, spetterà a lei fermare il traditore e riaccendere le speranze dell’isola.

Questo è l’incipit della storia, da qui emergono subito i primi punti di contatto con i souls: Mina the Hollower presenta una lore ambientale trasversale e una narrazione diretta, entrambe sono buone e d’impatto, ma nessuna delle due riesce a  centrare a pieno l’obbiettivo. Per spiegarci meglio: il gioco offre una lore di contorno che espande bene il mondo di gioco, lasciando però poco spazio a quell’interpretazione che è il vero vanto dei titoli FromSoftware, d’altra parte, la narrazione diretta è ben scritta, ma in alcuni frangenti risulta leggermente sottotono, faticando a mantenere un livello altissimo fino ai titoli di coda. In sostanza, non parliamo di un vero e proprio difetto, ma di una percezione puramente soggettiva, il titolo sceglie di non sbilanciarsi, proponendo un buon ibrido tra le due filosofie narrative senza però consacrarsi in modo radicale a nessuna delle due. Starà alla vostra sensibilità di giocatori decidere quale approccio prediligere e se questo compromesso riesca a soddisfarvi appieno.

La durata si attesta intorno alle 25 ore, a seconda dell’abilità del giocatore e del livello di completismo ricercato. Dopo i titoli di coda vi aspetta un endgame molto ricco, mentre per i completisti puri la sfida si farà estremamente ardua: per ottenere tutti gli obiettivi, il gioco pone sfide serrate attraverso l’uso di modificatori e del New Game Plus; in quest’ultima modalità, a ogni nuovo ciclo si otterranno difficoltà aggiuntive: nel NG+2 si aggiungeranno nuovi malus, nel NG+3 altri ancora, e così via in una spirale di crescente difficoltà.

Scava, attacca e scava ancora

Mina è un gioco che fa fortemente leva sul gameplay, traendo chiaramente ispirazione dai classici FromSoftware per le meccaniche punitive e la gestione delle risorse (le ossa fungono da anime, mentre i falò sono sostituiti da zone sotterranee in cui potremo riposarci e cambiare armi o amuleti), fondendo il tutto con il feeling e i movimenti dei classici a 8-bit. Il combat system premia l’aggressività e il tempismo: l’abilità di Mina di immergersi nel terreno non serve solo all’esplorazione, ma funziona come una vera e propria schivata, sfruttare i frame di invincibilità della scavata diventa essenziale per affrontare i nemici e successivamente sferrare la propria mossa.

Mina the Hollower non conosce mezze misure: o è un inferno o è una passeggiata. Il gioco inserisce numerosi “modificatori di partita” per facilitare l’esperienza o, al contrario, per complicarla ai più temerari. Con le facilitazioni attive, l’avventura risulta estremamente accessibile, ma affrontandola “liscia”, specialmente nelle prime fasi o inoltrandosi prematuramente in zone avanzate, si trasforma in un vero inferno. Attivando poi i modificatori che aumentano la difficoltà, la vita diventa praticamente impossibile, rendendo minima la possibilità di errore.

Il gioco adotta un approccio particolare alla navigazione: sebbene sia possibile sbloccare e consultare una macro-mappa generale dell’isola per farsi un’idea di massima della propria posizione, manca del tutto una mini-mappa dettagliata dei singoli dungeon e percorsi, quindi il giocatore è obbligato a orientarsi organicamente, vedendosi costretto a interagire con gli NPC, alcuni dei quali godono di un’ottima caratterizzazione e di sidequest dedicate, per ottenere consigli sulle strade da seguire o la soluzione di alcuni enigmi. Ci chiediamo se un quest tracker o dei riferimenti topografici più precisi avrebbero migliorato l’accessibilità: non tutte le missioni sono facili da scoprire alla prima run, e ritrovare uno specifico NPC orientandosi solo a memoria non è immediato, complici alcuni sprite dell’overworld molto simili tra loro che, alla lunga, rischiano di disorientare il giocatore. Per compensare un minimo ipotetiche difficolta dei giocatori, all’interno del menu di pausa vi è un utile manuale di gioco, fornendo un introduzione generale nelle meccaniche di gioco e consigli utili per sopravvivere.

Il gioco mette a disposizione numerose armi e talismani, sulle prime va sottolineato che ognuna si rivela utile e si adatta perfettamente ai diversi stili di gioco. All’inizio bisognerà scegliere l’equipaggiamento di partenza: la frusta per mantenere le distanze, le spade corte per una classica build destrezza, o il martello per la forza bruta.

Avanzando di livello è possibile potenziare tre macro-statistiche (danno base, difesa base, danno armi corte), per farlo si useranno le ossa, moneta del gioco, oppure potremo usare anche le ossopietre, che rimarranno nell’inventario in caso di morte. A proposito della sconfitta in battaglia, alla prima morte perderemo solamente le scintille, mentre alla seconda consecutiva svaniranno anche le ossa accumulate, riprendendo un chiaro stilema del genere. Un’ulteriore ispirazione risiede nel sistema di cura che sostituisce le classiche fiaschette con le fiale che permettono di curarci consumando il plasma, una risorsa che si accumula esclusivamente attaccando i nemici, qualora subissimo danni e ci trovassimo a corto di plasma, saremo quindi costretti a esporci e attaccare a testa bassa per poterne rigenerare di nuovo, incentivando un approccio aggressivo che aumenta esponenzialmente il brivido e i rischi durante i combattimenti. L’unica minima sbavatura sul gameplay si riscontra negli sprite di alcuni boss di grandi dimensioni, le cui hitbox risultano inizialmente confusionarie, ma una volta decifrati i pattern la battaglia diventa nettamente più fluida e comprensibile nel suo insieme.

Un omaggio ai classici

Il comparto sonoro e la direzione artistica sono semplicemente stupendi, interamente realizzato a mano, è perfetto fino ai minimi dettagli e alle animazioni. Sebbene l’omaggio ai classici sia palese, il titolo vanta una sua forte identità, possiede quelle caratteristiche uniche che, al solo sguardo, ti permettono di riconoscerlo all’istante. Ovviamente, come in tutte le produzioni, ci sono alti e bassi, soprattutto nel design di alcuni boss meno ispirati, ma a livello generale ci troviamo di fronte a un lavoro straordinario, capace di far innamorare i giocatori della sua temeraria protagonista. A coronare il tutto c’è la colonna sonora, interamente composta da Jake Kaufman, già compositore di Shovel Knight, le cui tracce accompagnano magistralmente l’avventura in ogni sua fase.

A supportare il comparto visivo e sonoro troviamo una stabilità tecnica solida, trattandosi di un titolo che richiede riflessi fulminei e precisione millimetrica, le performance sono cruciali e Mina the Hollower fa il suo dovere. Va ovviamente sottolineato che il gioco gira ottimamente anche e soprattutto grazie alla natura “leggera” del suo motore grafico in stile 8-bit, che non impensierisce l’hardware; in ogni caso, il risultato è centrato: non si registrano cali di frame rate o incertezze in grado di compromettere i combattimenti più concitati, garantendo quell’esperienza fluida e senza intoppi che è lecito aspettarsi da una produzione di questa portata.

Ispirato, ma con un suo carattere

Per concludere, Mina the Hollower è una riuscita amalgama, capace di intrattenere per moltissime ore e il team di Yacht Club Games si è confermato ancora una volta capace di confezionare esperienze di altissimo livello riprendendo l’estetica retro. Mina dimostra che per creare un titolo eccellente non servono comparti grafici fotorealistici: basta un gameplay solido che, seppur non rivoluzionario, risulta profondamente appagante, prende in prestito idee da pietre miliari per fonderle in un’unica perfetta ricetta, creando un’esperienza finale stimolante e memorabile.

8.8
Review Overview
Riassunto

Mina the Hollower è l'ennesima conferma del talento di Yacht Club Games. Unendo sapientemente l'estetica a 8-bit degli anni '90 con le spietate dinamiche d'azione e gestione tipiche dei Souls-like, il team ha confezionato un'avventura punitiva, affascinante e profonda. Al netto di una curva della difficoltà che non fa sconti a nessuno, il solidissimo sistema di combattimento, l'eccellente fluidità tecnica e la magistrale direzione artistica rendono il viaggio di Mina un'esperienza memorabile e caldamente consigliata agli amanti delle sfide o dei classici.

Pro
Gameplay ispirato, unico e appagante Titolo che riesce a rivolgersi sia a giocatori hardcore che ai casual gamer, grazie ai suoi modificatori di partita Level design e world building estremamente riusciti Direzione artistica e sonoro d'eccezione, un inno d'amore ai classici
Contro
Alcuni sprite meno riusciti di altri Alcune hitbox risultano poco leggibili ad un primo incontro
  • Giudizio Complessivo8.8
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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