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The Adventures of Elliot: The Millennium Tales | Recensione

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Con The Adventures of Elliot: The Millennium Tales, Square Enix sembra voler proseguire il proprio percorso di riscoperta e reinterpretazione del gioco di ruolo classico, affidandosi ancora una volta al fascino dell’HD-2D. Questa particolare direzione artistica, ormai diventata una sorta di marchio di fabbrica per alcune produzioni della compagnia, permette di combinare la nostalgia dei mondi in pixel art con effetti di luce, profondità e scenari tridimensionali capaci di dare nuova vita a un immaginario profondamente legato alla tradizione dei JRPG.

Il risultato è un titolo che, già a partire dalla sua presentazione, comunica il desiderio di rivolgersi sia a chi è cresciuto con le grandi avventure fantasy del passato, sia a un pubblico moderno alla ricerca di un’esperienza più fluida, dinamica e accessibile.

A differenza di altri progetti HD-2D maggiormente legati al combattimento a turni e a strutture narrative corali, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales si orienta verso un’impostazione action più immediata, nella quale esplorazione, combattimenti in tempo reale e scoperta del mondo assumono un ruolo centrale, strizzando inevitabilmente l’occhio a una certa principessa di casa Nintendo.

Sarà quindi un altro titolo destinato ad aggiungersi alla ormai sempre più folta lista delle produzioni Square Enix, oppure un’opera capace di trasmettere un nuovo impulso creativo? Scopriamolo insieme nella nostra recensione.

Versione provata: PlayStation 5

L’avventura di un avventuriero

La storia di The Adventures of Elliot: The Millennium Tales ruota attorno a Elliot, un giovane avventuriero che si ritrova coinvolto in un viaggio molto più grande di quanto potesse immaginare. Al suo fianco troviamo Faie, una piccola fata che non rappresenta soltanto una semplice accompagnatrice, ma una presenza fondamentale nel corso della trama.

Come è facile intuire, il rapporto tra i due personaggi è uno degli elementi centrali dell’esperienza: da un lato Elliot incarna lo spirito dell’esploratore coraggioso, pronto ad affrontare pericoli e territori sconosciuti; dall’altro Faie aggiunge alla narrazione un tocco fiabesco, magico e probabilmente anche più emotivo, contribuendo a dare personalità al viaggio.

Il canovaccio narrativo si sviluppa all’interno del continente di Philabieldia, una terra selvaggia, affascinante e pericolosa, segnata dalla presenza di mostri, antiche rovine e misteri rimasti sepolti per secoli. Questo scenario non appare come un mero sfondo, ma come un vero e proprio protagonista silenzioso della vicenda. Ogni area sembra custodire frammenti di una storia dimenticata, tracce di civiltà scomparse e indizi legati a eventi molto più antichi rispetto al presente in cui si muovono Elliot e Faie. La componente esplorativa, quindi, non serve soltanto a far avanzare il giocatore da un luogo all’altro, ma diventa il mezzo attraverso cui ricostruire lentamente il passato del mondo.

L’elemento più interessante della trama è però la sua ambizione temporale. Come suggerisce il titolo, The Millennium Tales non racconta soltanto un’avventura confinata al presente, ma una vicenda destinata ad attraversare un arco di mille anni. Nel corso del viaggio, infatti, Elliot e Faie si muovono tra epoche diverse, scoprendo come luoghi, popoli ed eventi cambino nel tempo. Alcune sezioni permettono di esplorare periodi molto lontani tra loro, offrendo prospettive differenti sugli stessi territori e sulla loro storia. Questa struttura rende il mondo più stratificato, perché ogni area non è solo uno scenario da attraversare, ma un luogo con un passato, una memoria e conseguenze che possono emergere in epoche successive.

Il viaggio nel tempo porta tuttavia con sé alcune conseguenze non sempre positive sull’interazione. Cambiando il flusso temporale, infatti, la mappa e i dungeon rimangono fondamentalmente gli stessi, mutando solo in determinati frangenti la propria natura. Tale situazione genera una sensazione eccessiva di déjà-vu che, alla lunga, finisce per far perdere mordente a un concept inizialmente originale, appiattendo il senso di scoperta.

The Legend of Elliot

Sul piano del gameplay, The Adventures of Elliot: The Millennium Tales rappresenta una svolta interessante per la formula HD-2D di Square Enix, perché abbandona l’impostazione a turni tipica di molti progetti legati al Team Asano per abbracciare una struttura da action RPG in tempo reale.

L’influenza dei classici The Legend of Zelda è evidente fin dai primi minuti: il giovane protagonista può infatti attaccare con la spada, utilizzare bombe per infliggere danni o aprire passaggi segreti, colpire a distanza con l’arco, rompere oggetti dello scenario, tagliare l’erba, scoprire forzieri nascosti e interagire con dungeon costruiti attorno a enigmi ambientali e strumenti specifici.

Questa familiarità non pesa però sull’esperienza, visto che il gioco sembra rielaborare quelle idee con un ritmo più moderno e con un’identità visiva molto forte. Ne deriva un’esplorazione dal ruolo primario: sia gli scenari esterni sia i numerosi dungeon presenti sono ricchi di deviazioni, percorsi secondari, ostacoli e ricompense che spingono a osservare con attenzione l’ambiente, tornare sui propri passi e sperimentare con gli strumenti a disposizione, così da aprire percorsi prima inaccessibili.

Il sistema di combattimento punta invece su immediatezza e varietà. Elliot può alternare attacchi ravvicinati, armi a distanza, bombe, parate con lo scudo e abilità legate alla sua compagna Faie, controllabile con la levetta destra. La fata non è soltanto un elemento narrativo, ma partecipa attivamente al gameplay grazie alle numerose abilità che si apprenderanno progressivamente. Tra scatti rapidi e la possibilità di teletrasportare Elliot, la simpatica fatina riesce a rendere i combattimenti più tattici di quanto possano sembrare a prima vista. Non si tratta soltanto di colpire rapidamente, ma anche di leggere i movimenti degli avversari, scegliere l’arma più adatta e sfruttare il posizionamento.

Anche i dungeon sono costruiti con una filosofia molto vicina alle avventure classiche: non sono semplici arene piene di nemici, ma spazi da leggere, attraversare e risolvere. Alcune aree puntano sulla navigazione, altre su enigmi a tempo, interruttori, piattaforme, sabbie mobili, trappole o percorsi nascosti. L’uso degli strumenti diventa quindi fondamentale, perché oggetti offensivi come bombe, arco e boomerang non servono soltanto in battaglia, ma anche per interagire con lo scenario, attivare meccanismi o superare ostacoli.

Questa fusione tra esplorazione, puzzle e combattimento è uno degli aspetti più riusciti dell’esperienza, perché dà al giocatore la sensazione di essere sempre coinvolto attivamente, per quanto gli enigmi ambientali risultino davvero, davvero semplici.

Degni di menzione anche i boss, che seguono con coerenza tale impostazione: le sfide richiedono infatti l’uso intelligente degli strumenti, ma allo stesso tempo anche la piena padronanza delle mosse nemiche, della parata e del giusto tempismo nell’elusione. In The Adventures of Elliot: The Millennium Tales non sono infatti presenti livelli di esperienza da accumulare per migliorare l’avventuriero; la progressione è invece affidata all’equipaggiamento offensivo e ad alcuni accessori che offrono abilità aggiuntive da sfruttare durante le scorribande.

A rendere il sistema più interessante interviene la meccanica delle Magicite, che permette di personalizzare Elliot e Faie in base al proprio stile di gioco. Alcune aumentano il danno di determinate armi, mentre altre modificano il funzionamento degli strumenti, ad esempio ampliando il raggio delle esplosioni delle bombe o cambiando il comportamento delle frecce. Questa componente lascia intravedere una certa profondità nella costruzione del personaggio, soprattutto perché il giocatore può adattare il proprio equipaggiamento alle situazioni o alle preferenze personali.

Resta però qualche neo nella gestione dell’inventario e della selezione rapida degli strumenti: la necessità di passare dai menu per equipaggiare e sostituire armi o oggetti rallenta spesso il ritmo, soprattutto nelle fasi più concitate.

Completano il quadro diverse attività secondarie, che spaziano dal ritrovamento di simpatici gatti al completamento di svariate missioni opzionali. Queste ultime, però, faticano davvero a risultare interessanti, limitandosi molto spesso a semplici fetch quest in cui viene richiesto il recupero di un determinato oggetto oppure l’eliminazione di un particolare nemico.

Arte millenaria

Dal punto di vista artistico, il titolo eredita quanto di buono abbiamo ormai imparato a conoscere dalle produzioni del Team Asano, proponendo un’estetica accattivante sia per i personaggi sia per le ambientazioni. L’HD-2D continua a dimostrarsi una soluzione visiva di grande fascino, capace di valorizzare la componente nostalgica senza rinunciare a profondità, luci dinamiche e una costruzione scenica più moderna.

Buono anche il comparto sonoro che, pur affidandosi a poche melodie spesso ripetute, garantisce la giusta coerenza e immersività, sia durante l’esplorazione del mondo sia nel corso delle gigantesche boss fight.

Nulla da segnalare, infine, per quanto concerne il reparto tecnico: la nuova fatica di Square Enix si presenta in maniera pulita e fluida dall’inizio alla fine delle circa 25-30 ore necessarie per raggiungere i titoli di coda.

Il codice di gioco è stato fornito dal publisher a scopo di recensione.

8
Riassunto
Riassunto

The Adventures of Elliot: The Millennium Tales è un action RPG solido e affascinante, capace di unire il fascino dell’HD-2D a una struttura avventurosa chiaramente ispirata ai classici The Legend of Zelda. L’esplorazione funziona, i boss sono ben costruiti e il rapporto tra Elliot e Faie dona personalità al viaggio. A frenare l’esperienza ci pensano una certa ripetitività legata al viaggio nel tempo, missioni secondarie poco ispirate e una gestione dell’inventario non sempre fluida. Resta comunque un’avventura piacevole, curata e consigliata agli amanti degli action RPG dal gusto classico.

Pro
Il viaggio nel tempo è sempre affascinante... Gameplay divertente ed immediato La formula HD-2D è sempre bella da vedere
Contro
...anche se dopo un po' la ripetitività delle ambientazioni si fa sentire Attività secondarie dimenticabili La gestione dell'inventario è farraginosa
  • Valutazione8
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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