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Jotunnslayer: Hordes of Hel | Recensione

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Negli ultimi anni il genere dei Survivors-like si è diffuso a una velocità impressionante. La formula basata su attacchi automatici, orde sempre più numerose e potenziamenti da scegliere durante ogni partita è stata ripresa da moltissimi sviluppatori, con risultati non sempre memorabili. Nonostante la crescente saturazione del mercato, però, un titolo ben realizzato riesce ancora a rendere irresistibile la classica promessa di un’ultima partita prima di spegnere la console.

Jotunnslayer: Hordes of Hel appartiene proprio a questa categoria. Sviluppato da Games Farm e ARTillery e pubblicato da Grindstone, il gioco arriva su Switch 2 dopo un periodo trascorso in accesso anticipato ed il successivo rilascio su PC e console. Gli autori non cercano di rivoluzionare la struttura del genere, ma puntano a proporne una versione solida, curata e arricchita da una marcata ambientazione ispirata alla mitologia norrena.

Divinità come Thor e Loki, guerrieri condannati, creature gigantesche e regni dominati dal ghiaccio o dalle fiamme costituiscono lo sfondo di un’esperienza immediata e frenetica. Temi e meccaniche risultano certamente familiari, ma la qualità generale permette al gioco di distinguersi da molte produzioni simili.

Versione provata: Nintendo Switch 2

Per il Nord

La componente narrativa di Jotunnslayer: Hordes of Hel è piuttosto semplice e svolge soprattutto la funzione di giustificare l’azione. Il giocatore controlla uno dei guerrieri condannati chiamati dagli dèi a dimostrare il proprio valore, affrontando eserciti di creature e superando le prove disseminate nei diversi regni.

L’obiettivo è sopravvivere fino al termine di ogni livello e sconfiggere il Jotunn che attende il protagonista nello scontro finale. Soltanto il guerriero capace di completare queste imprese potrà meritare il titolo di Jötunnslayer, mentre tutti gli altri saranno destinati alla sconfitta e all’oblio.

La premessa possiede il tono epico tipico della mitologia nordica, ma non viene sviluppata attraverso una vera progressione narrativa. Non ci sono molti dialoghi, personaggi approfonditi o eventi capaci di costruire un coinvolgimento emotivo duraturo. La storia rimane quindi sullo sfondo, lasciando tutto lo spazio al combattimento e alla progressione.

Questa scelta è coerente con il genere, ma rappresenta anche un limite. Chi cerca un racconto complesso o una motivazione narrativa che incoraggi a proseguire potrebbe rimanere deluso. Il fascino deriva soprattutto dalle ambientazioni, dalle divinità e dalle creature incontrate, più che da una trama articolata.

All’attacco

Il sistema di gioco segue la struttura tradizionale dei Survivors-like. All’inizio sono disponibili soltanto due classi, ma continuando a giocare è possibile sbloccare altri personaggi, ciascuno dotato di un attacco iniziale, di un’abilità speciale e di potenziamenti esclusivi.

Durante ogni partita gli attacchi principali vengono eseguiti automaticamente quando i nemici entrano nel raggio d’azione. Al giocatore spettano quindi il movimento, la schivata e l’utilizzo delle capacità speciali, tutte caratterizzate da specifici tempi di recupero. Questo sistema rende il gioco accessibile, ma non privo di difficoltà: con l’aumento delle orde diventa fondamentale evitare di essere circondati e individuare continuamente nuove vie di fuga.

Ogni personaggio può accumulare fino a cinque abilità offensive. Alcune dipendono dalla classe scelta, mentre altre vengono concesse dalle divinità norrene. Thor permette, per esempio, di evocare fulmini, tempeste elettriche o attacchi ispirati al Mjolnir. Loki offre invece poteri legati a illusioni, veleno e inganno.

A queste capacità si aggiungono numerosi bonus passivi, come una maggiore probabilità di colpo critico, più punti vita, velocità aumentata o fulmini capaci di passare da un nemico all’altro. La costruzione della combinazione giusta rappresenta l’aspetto più soddisfacente del gioco. Quando tutte le abilità iniziano a interagire efficacemente, il personaggio diventa estremamente potente e può eliminare intere orde in pochi secondi.

Durante i livelli vengono proposte anche missioni secondarie, come raccogliere oggetti, attivare portali, conquistare determinate aree o eliminare gruppi specifici di nemici. Questi incarichi aggiungono un po’ di varietà, ma tendono presto a ripetersi. Completarli resta comunque conveniente, perché permette di ottenere esperienza, monete e risorse utili per la progressione permanente.

Ogni classe e ogni divinità possiedono infatti un proprio albero di potenziamenti. Le risorse raccolte consentono di migliorare definitivamente attacco, difesa, salute, velocità e poteri speciali. Anche una partita terminata prematuramente può quindi risultare utile, rendendo il tentativo successivo leggermente più semplice.

L’offerta comprende diversi livelli, più gradi di difficoltà e una modalità infinita, nella quale bisogna sopravvivere il più a lungo possibile. Il principale limite è rappresentato dalle mappe, spesso costituite da grandi spazi aperti con pochi elementi tattici. Mancano strettoie, ostacoli e caratteristiche ambientali capaci di modificare davvero l’approccio del giocatore, aumentando la sensazione di ripetitività.

Tuoni e fulmini

Sul piano visivo, Jotunnslayer: Hordes of Hel si dimostra superiore a molti concorrenti. Il gioco presenta modelli dettagliati, animazioni fluide ed effetti particellari spettacolari, mantenendo una buona leggibilità anche nei momenti più caotici.

Le diverse ambientazioni riprendono gli elementi più riconoscibili dei regni norreni, alternando scenari ghiacciati, terre infuocate e zone dominate da atmosfere oscure o velenose. Pur essendo poco elaborate dal punto di vista del level design, riescono a distinguersi grazie a una direzione artistica coerente.

Particolarmente riusciti sono i personaggi e i Jotunn. I boss vantano dimensioni imponenti e un design capace di trasmettere la loro natura mitologica. Anche l’interfaccia è pulita, leggibile e ben integrata con lo stile generale.

Il codice è stato fornito dal publisher.

7.5
Riassunto
Riassunto

Jotunnslayer: Hordes of Hel non reinventa il genere e soffre di una certa ripetitività, soprattutto nelle missioni e nella struttura delle mappe. Riesce però a offrire un ciclo di gioco solido, appagante e molto coinvolgente. Per gli appassionati di Survivors-like e per chi ama la mitologia norrena, rappresenta un acquisto decisamente consigliato.

Pro
Gameplay e progressione ben approfonditi Artisticamente lodevole
Contro
Level design troppo basilare Dopo poche ore sopraggiunge una certa ripetitività
  • Valutazione7.5
Scritto da
Lorenzo Bologna

Appassionato di tutto ciò che concerne il mondo videoludico, sono un inguaribile amante dei titoli horror e un accumulatore compulsivo di trofei (meglio se di platino). Avvicinato al medium grazie a mamma Nintendo e papà Crash Bandicoot.

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