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The Legend of Heroes: Trails from Zero and Trails To Azure | Recensione

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Quando pensiamo ai grandi JRPG, la mente pensa inevitabilmente ai pilastri come Final Fantasy o Dragon Quest, eppure, c’è un altro franchise che merita di essere nominato: The Legend of Heroes. Nata nel lontano 1989, l’opera di Nihon Falcom conta oggi ben 21 capitoli tra titoli principali e spin-off, arrivati purtroppo in Occidente a spizzichi e bocconi nel corso degli anni. A settembre torna sugli scaffali la “Crossbell Arc”, composta da Trails from Zero e Trails to Azure, pubblicati originariamente nel 2010 e 2011 su PSP esclusivamente in Giappone, nel 2014 per PC, approdati nel 2022 sulla scorsa generazione e ora, il 10 settembre, in arrivo per Nintendo Switch 2 e PS5. Vestendo l’uniforme della polizia locale, scenderemo tra le strade di una metropoli dove la corruzione, lo spionaggio e le spietate dinamiche geopolitiche colpiscono molto più duramente di qualsiasi magia, dando vita a un gioco di ruolo in stile “poliziesco”. Ma ora basta con sproloqui eccessivi ed avventuriamoci nell’analisi vera e propria.

Versione provata: Nintendo Switch 2

Due trame così unite, ma così diverse

Il primo capitolo, Trails from Zero, è uno strumento di world-building: si concentra sulla costruzione del mondo e sull’introduzione del cast, spingendo il giocatore a immergersi totalmente nella quotidianità di Crossbell. Vestiremo i panni del poliziotto Lloyd Bannings, leader della neonata Special Support Section (SSS) della polizia; questa squadra deve guadagnarsi la fiducia dei cittadini partendo dalle mansioni più umili, sullo sfondo di un ricco stato mercantile, ma schiacciato dalle costanti tensioni tra le regioni vicine: l’impero Ereboniano e la Repubblica di Calvard.

Il difetto intrinseco di questa prima opera risiede proprio in questa sua struttura, con la narrativa che si prende fin troppo i suoi tempi, rivelandosi il principale scoglio per un giocatore semplicemente curioso, il gioco adotta un approccio quasi assimilabile a un simulatore di polizia, chiedendo di mettere da parte la linea narrativa principale per circa 10/15 ore, con la possibilità di perdere la curiosità suscitata dal mordente iniziale. Una volta superata questa lunga fase preparatoria, però, l’indagine si allontana dai piccoli reati per esplorare il marcio istituzionale, dove la trama accelera, portando i nostri protagonisti a infiltrarsi in luoghi misteriosi e cupi, operando in una zona grigia, culminando in un finale dal forte impatto.

Al contrario, Trails to Azure, abbandonando la “dolcezza” del predecessore, ci porta pochi mesi dopo le vicende del primo capitolo, dove la situazione precipita e la narrativa mette sul tavolo della geopolitica internazionale quando il nuovo sindaco, Dieter Crois, propone di rendere Crossbell uno Stato completamente indipendente. Questa mossa scatena le ire militari dei due vicini, mettendo la metropoli tra l’incudine e il martello, con lo spettro di una guerra imminente; a questo si aggiungono molte altre note cupe, come brutali e spietati mercenari, società di culto segrete e una vera e propria guerriglia urbana.

Anche solo dall’incipit, si capisce il netto cambio di tono e il lavoro svolto da Nihon Falcom, che firma in questo capitolo una delle sceneggiature più alte mai raggiunte dal genere: un thriller politico in cui i colpi di scena si susseguono senza sosta e la SSS viene spinta ben oltre i propri limiti umani e istituzionali. Una narrazione così travolgente finisce quasi per sovraccaricare il giocatore, mettendo contemporaneamente nel calderone troppi ingredienti, limitando la fruizione del titolo sul piano narrativo solo a una fetta di giocatori. Per far quadrare una trama tanto intricata, il gioco è spesso costretto a fermare bruscamente l’azione per riversare sullo schermo lunghi “spiegoni”; un vero peccato, vista la scrittura generale eccelsa, che cade occasionalmente vittima della sua stessa complessità, posizionandosi all’antipodo della lentezza preparatoria di Zero.

Due giochi a livello narrativo molto diversi, che a seconda dei gusti personali faranno apprezzare uno dei due titoli di più rispetto all’altro, ma questi due difetti si completano a vicenda, unendo due anime così diverse e rendendo la lentezza del primo la benzina che accende il fuoco del secondo. Si tratta di un’esperienza altamente longeva, complessivamente tra le 100-150 ore di gioco a seconda del grado di completismo (suddivise approssimativamente tra le 50-60 ore del primo capitolo e le 60-80 del secondo). Per la community italiana l’assenza della localizzazione in italiano, considerata la mole di testi e una terminologia di medio-alto livello, potrebbe costituire un’altra barriera molto forte all’ingresso; ma, se riuscirete a superare questo ostacolo, verrete ripagati da due trame oggettivamente ben realizzate, che mettono in risalto la bellezza dei rapporti umani all’interno della SSS, capace di evolversi da colleghi in una vera famiglia, e la cura riposta in una Crossbell viva, abitata da NPC che vivono la loro vita in maniera indipendente con storie che si sviluppano costantemente.

L’evoluzione del gameplay

Sul fronte del gameplay, il duo propone una solida base ruolistica a turni su griglia in cui il posizionamento è tutto. Zero, si rivela molto tradizionale con la gestione degli Orb richiede una pianificazione attenta, simile a un puzzle, in cui l’incastro dei Quartz serve a sbloccare le Arti (magie) da affiancare alle abilità uniche dei personaggi (Crafts). Un impianto innegabilmente robusto, ma che si prende i suoi tempi, risultando a tratti quasi fin troppo classico.

Azure, invece, le dinamiche di scontro cambiano radicalmente volto con il ritmo impennato grazie all’arrivo del Burst System, capace di ribaltare le sorti della battaglia concatenando colpi e ignorando i turni avversari. A questo si aggiunge la vera rivoluzione ruolistica: i Master Quartz; cristalli capaci di accumulare esperienza e sbloccare perk passivi unici, dilatano a dismisura le opzioni di build e offrono le chiavi per arginare boss fight concepite per punire ogni minimo errore tattico.

In entrambi i titoli, tuttavia, pesa come un macigno un estremo backtracking: essendo confinati all’interno del piccolo Stato di Crossbell per due interi giochi, vi ritroverete a percorrere le stesse strade, ispezionare gli stessi edifici e ripulire gli stessi dungeon un numero di volte non indifferente, sfociando irrimediabilmente nella ripetitività. Fortunatamente, le versioni moderne corrono ai ripari con l’inclusione dell‘High-Speed Mode, la possibilità di poter accelerare tutto così da riuscire a snellire un po’ il ritmo del gioco.

Come si comporta questo porting?

Sul fronte visivo, bisogna essere chiari e contestualizzare che stiamo parlando della rimasterizzazione di due titoli nati originariamente su PSP oltre un decennio fa, quindi la grafica risulta ovviamente  datata, ma ciò che ancora oggi colpisce è la direzione artistica, sicuramente non una delle migliori, ma che comunque riesce a farsi apprezzare. La scelta di adottare modelli dei personaggi in stile super-deformed si sposa alla perfezione con i fondali pre-renderizzati, ricchi di dettagli e capaci di restituire un colpo d’occhio unico; a distanza di anni risulta come un titolo dal fascino retrò, un’atmosfera magnificamente incorniciata da una colonna sonora di altissimo livello, capace di esaltare sia l’epicità degli scontri che l’emotività della narrazione.

Questa edizione non si discosta in maniera radicale dall’ultima riproposizione, ma porta con sé alcune gradite migliorie tecniche. Su entrambe le piattaforme, PS5 e Nintendo Switch 2, i titoli vantano texture aggiornate e tirate a lucido, girando con una risoluzione in 4K e un frame rate granitico a 120 FPS; a questo si aggiunge il pieno supporto ai controlli tramite mouse per la versione Nintendo Switch 2.

La duologia di Crossbell è un’esperienza unica, un viaggio impegnativo che richiede dedizione e tantissima pazienza. Al netto di un backtracking a tratti asfissiante su entrambi, di una partenza decisamente compassata per il primo e immensi sproloqui per il secondo, Trails from Zero e Trails to Azure compongono uno splendido mosaico narrativo, che unisce lati politici e lati umani alla perfezione; quindi se amate le storie dense, i personaggi indimenticabili e il sistema a combattimento a griglie, fare un viaggio dentro questo mondo è d’obbligo.

Il codice per la recensione è stato fornito dal publisher.

8.2
Review Overview
Riassunto

La duologia di Crossbell è un viaggio imperdibile per ogni amante dei JRPG. Sebbene richieda di chiudere un occhio su un backtracking a tratti asfissiante e sui potenziali difetti sulla trama a seconda di ogni giocatore, Trails from Zero e Trails to Azure vi ricompenseranno con uno dei mosaici narrativi meglio scritti dell'intero panorama videoludico. La netta evoluzione del combat system e della trama tra i due capitoli in un porting a 120 FPS rendono questa riedizione il modo perfetto per vivere (o rivivere) le indagini della SSS.

Pro
Sceneggiatura unica e ben scritta... Il gameplay solido per entrambi, ma Azure ha qualcosa in più Reparto sonoro d'impatto
Contro
...ma il come viene raccontata può far storcere il naso ad alcuni giocatori, con un primo capitolo troppo lento all'inizio e un secondo che non risparmia numerosi "spiegoni" Backtracking a volte estenuante Niente localizzazione in italiano
  • Giudizio Complessivo8.2
Scritto da
Daniele Madau

Quando avevo 7 anni mio padre mi ha fatto giocare con lui a Metal Gear e da allora con i videogiochi è stato solo amore. RPG, Survival Horror e, ovviamente, Stealth Game sono i miei preferiti.

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